L’ECONOMIA DELLA CLASSE AGIATA E I POPULISTI

DI MICHELE PIZZOLATO

La notizia – allibente – di oggi è: “due economisti inglesi (…) hanno scoperto che la gioia regalata [da una vittoria della propria squadra di calcio] è due volte inferiore al dispiacere per una sconfitta”. Ho riletto: sono proprio due ECONOMISTI! Eppure l’economia non c’entra nulla con la gioia calcistica che è materia da psicologi, esperti della chimica cerebrale…

Lo stato PIETOSO della riflessione economica risponde però ad una logica. Gli interessi economici confliggenti di finanza, industria e lavoro vengono coperti da una coltre di elegantissimi studi neo liberisti volti a ricondurre le scelte economiche a causali non economiche: la razionalità perfetta, l’ottimo paretiano, le spinte gentili, gli studi sul cervello, sulla psicologia, sulla gioia da tifo.

Provano così ad anestetizzare il conflitto di classe a vantaggio della classe dominante. L’economia della classe agiata ti dice ad esempio:
– tu non sei povero perché c’è qualcuno più ricco che si prende troppi i soldi, ma perché non applichi una razionalità perfetta alle tue scelte o perchè il mercato è imperfetto.
– tu non sei disoccupato perchè c’è una vergognosa distribuzione della ricchezza che deprime la domanda, ma perchè ti rifiuti di lavorare ad un salario da fame.
– il reddito di cittadinanza non è una doverosa redistribuzione di ricchezza è assistenza, inefficienza. statalismo, socialismo!
– se è libero di licenziare un imprenditore, vedrai non licenzierà, sarà felice di assumere… (questa è la migliore… AHAHAHAHAHHA!!!)
– Il problema economico non è un mondo di schifosamente ricchi che vogliono evadere le tasse, caro precario, ma è la tua psiche il problema… e te lo dicono anche sul calcio.

Questo ci flautano nelle orecchie questi economisti, “non lottare, è inutile, siamo tutti sulla stessa barca”. Il successo politico di quelli che la classe agiata chiama “populisti” è questo. Riportano al centro il conflitto sociale. Richiedono redistribuzione di potere (sovranità) e soldi (reddito di cittadinanza). E a qualcuno vanno tolti.

PS: peraltro lo studio dimostra di essere fatto da persone che di tifo calcistico capiscono ben poco. La gioia di un tifoso vero – non di un salottiero – è fenomeno composito, non binario. Non è mai riducibile a vince la mia squadra sono contento, perde sono infelice. Le sconfitte degli avversari odiati sono fonte di sommo gaudio: il Palio di Siena insegna che una sconfitta degli avversari è a volte più bella di una vittoria della propria contrada. Da Milanista la vittoria di una Champions del Milan è festa totale… ma è festa meravigliosa anche l’ennesima sconfitta in finale della Juventus. Altro esempio: Roma-Milan 2-0, sconfitta del Milan, per i due studiosi infelicità, ma grazie a questa vittoria l’Inter perde lo scudetto: felicità somma del milanista.