LIBERI DI SPARARE CONTRO CHI CI TOGLIE IL SONNO

DI LUCA SOLDI

 

Sembra che siano davvero pochi gli ostacoli che si frappongono all’ultima grande libertà che il nuovo esecutivo Conte sta per donarci.

Sembra che fra breve saremo liberi di sparare a chi ci toglie il sonno.

Non solo ladri e banditi ma anche quanti avranno l’ardire di mettere in discussione la sovranità sui nostri beni, sulla nostra casa, sulle nostre ricchezze ed anche su quanti osano mettere in crisi la nostra integrità.

 Ci sentiremo più sicuri, più protetti dagli altri ma forse un po’ meno da noi stessi.

Dalle nostre rabbie, dalle nostre scenate, dai nostri scatti d’ira.

Potremo farlo appellandoci a mille motivi tranquilli di raccontare non essere stati capaci in un momento di rabbia, di panico, di aver perso il controllo della ragione ed aver premuto quel grilletto.

Ed é su questo punto che la politica prova a riflettere sul male tremendo che potrebbe venir fuori da quella campagna mediatica che sembrava esser finalmente giunta al traguardo. 

E fra i primi ad esser convinti che la questione di rivedere la liberalizzazione indiscriminata del possesso delle armi sia pericolosa è il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede.

interviene nel question time alla Camera disquisendo sulla riforma della legittima difesa e dice: “In nessun modo la realizzazione dell’obiettivo riformatore, per come concepito dalla maggioranza, potrà portare alla liberalizzazione delle armi in Italia, la detenzione e il porto delle quali risultano disciplinate da disposizioni normative rigorose sulle quali il Governo non avverte alcuna esigenza di intervenire, trattandosi di leggi che rappresentano, peraltro, strumenti irrinunciabili nella lotta alla criminalità”. 

Ad aggiungere più di un dispiacere al ministro dell’Interno e leader leghista arriva anche il primo ministro Giuseppe Conte, che precisa: “il Governo non vuole incitare alla giustizia privata né all’uso delle armi”. “L’Esecutivo è però consapevole che sul piano applicativo giurisprudenziale della legittima difesa si siano create delle incertezze che vanno risolte”, conclude per limitare i danni con Salvini.

Insomma, se scendiamo nel particolare pare che non ci sia una precisa volontà di trasformare il Belpaese in un Far West.

Come, allo stesso tempo, pare non si voglia nessuna concessione alle lobby delle armi, prova ad assicurare dopo le polemiche delle ultime ore. Avvisaglie che fanno scaldare il ministro dell’Interno Matteo Salvini, dopo la frenata del Guardasigilli.

Il vice-premier, gonfio per i sondaggi che lo vedono svettare in un panorama deprimente, interviene in una conferenza stampa attaccando i giornali e per primi Repubblica. “Sono in piena sintonia con il ministro Bonafede. Nessuna liberalizzazione delle armi. Il quotidiano Repubblica riesce a inventarsi la qualunque, lo leggo con stupore, è meglio di Dylan Dog”. “Il mio ultimo obiettivo – aggiunge – è il modello americano, non mi interessa di vendere le armi in tabaccheria. Il modello che preferisco è quello svizzero”.

Rinfrancato, nel corso della serata, Salvini torna a ricordare che sulla legittima difesa “il governo è compatto”, confermando che si sta lavorando ad un testo per “togliere le zone d’ombra”.

Torna alla mente un video dello scorso 11 febbraio, quando, alla Fiera Hit Show di Vicenza, incontrava i rappresentanti delle associazioni venatorie per sottoscrivere i punti programmatici definiti dalle organizzazioni del mondo della caccia. Una prima “impalcatura” in vista della liberalizzazione che si sarebbe così cara.

Durante l’incontro, naturalmente chiuso alla stampa, ma ripreso da un coraggioso, Lamberto Cardia – presidente EnalCaccia, ex presidente di Ferrovie dello Stato e Consob – diceva a Salvini: “Troviamo chi far votare in cambio di una garanzia”. 

In quel frangente, ormai in piena campagna elettorale, l’attuale vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini, avrebbe firmato un documento, articolato in otto punti, col quale si troverebbe ad essere impegnato, pubblicamente, a “coinvolgere e consultare il Comitato Direttiva 477 e le altre associazioni di comparto ogni qual volta siano in discussione provvedimenti che possano influire sul diritto di praticare l’attività sportiva con armi e/o venatoria, o su quello più generale a detenere e utilizzare legittimamente a qualsiasi titolo armi, richiedendone la convocazione presso gli organi legislativi o amministrativi in ogni caso si renda opportuno udirne direttamente il parere”.

L’intestazione del “foglio” firmato da Salvini in campagna elettorale, prosegue la Repubblica recita: “Assunzione pubblica di impegno a tutela dei detentori legali di armi, dei tiratori sportivi, dei cacciatori e dei collezionisti di armi”. Un documento che torna di attualità per l’imminente discussione del disegno di legge della Lega sulla legittima difesa e per altre due scadenze fondamentali per la lobby delle armi.

Con il documento Salvini si sarebbe vincolato “a tutelare prioritariamente il diritto dei cittadini vittime di reati a non essere perseguiti e danneggiati (anche economicamente ) dallo Stato e dai loro stessi aggressori”. Ma ancor più importante, per la lobby, è il recepimento delle modifiche volute da Bruxelles alla direttiva europea numero 477 (da cui il nome del Comitato), finalizzate a limitare la circolazione di armi e introdurre norme anche per ridurre la disponibilità dei caricatori; ma anche l’emanazione da parte del Viminale del regolamento per i poligoni privati. Una vera e propria apertura di credito che consentirebbe un sostegno di una importante associazione alla causa delle liberarizzazioni, lo ritroviamo in un articolo su la Repubblica, in cui vengono riportate le parole del presidente del Comitato D-477, Giulio Magnani:”Siamo un’associazione che tutela i privati cittadini che hanno armi da fuoco. In Italia rappresentiamo la Firearms United (confederazione europea dei possessori di pistole, ndr) e collaboriamo con Anpam, Conarmi e Assoarmieri”. Per Magnani nessuna preoccupazione: “La parola lobby non ci spaventa affatto. Non facciamo niente di illegale, difendiamo solo i diritti di molte persone perbene, diritti che sono stati erosi da leggi scritte in malafede”. Dietro questa avanguardia c’è un settore che vale poco meno dell’1% del Pil , con ben 2.500 imprese, tra indotto e produzione, ed un piccolo esercito di 92.000 occupati. La platea a cui si rivolge questo mondo è davvero grande ben 1,3 milioni di titolari di licenza. Cacciatori, tiratori sportivi, appassionati di armi, anche da guerra e gente comune in cerca di sicurezza, che riempie i poligoni, anche privati. Gente disposta a spendere, a rinnovare armamentario e munizioni pur di saziare la voglia di premere il grilletto. Il fatto che il tema sia caro a più di uno è confermato dalla presenza di ben cinque ddl che sono sottoposti al vaglio delle Aule. Quello della Lega se da un lato punterebbe a inasprire le pene dall’altro riconoscerebbe la difesa sempre come legittima eliminando così il principio di proporzionalità tra offesa e difesa. Una vera e propria operazione che andrebbe a scardinare il principio che fino ad oggi impone alla Stato il dovere alla difesa ed alla tutela delle persone. Una rivoluzione, un ritorno al passato più buio, dove la Lega puntualizzerebbe che nella proposta non ci sarebbe la liberalizzazione delle armi. Ma intanto gli italiani si armano nonostante la stretta decisa nel 2015, dopo il clamore per la sparatoria all’ interno del palazzo di giustizia di Milano. E per aggirare le norme che impongono controlli severi quando si richiede la «licenza per difesa personale», aggirano le difficoltà indirizzandosi verso l’utilizzo delle armi «ad uso sportivo». Così per degli improvvisi e folgoranti interessi al tiro a segno in poligoni sparsi lungo tutto lo stivale. Gli stessi del Viminale, aggiornati al 2016, mostrano un trend in continua crescita. Si sarebbe passati dai 397.384 permessi concessi nel 2014 ai 453.095 dell’ anno successivo, fino ai 482.999 del 2016. Le stime assicurano che questi numeri sono in ulteriore crescita mentre calano quelli del «porto d’ armi» passati in due anni da 20.597 a 19.270. Nella classifica dei più interessati per le armi da difesa c’è il Lazio: 4.143 mentre nei precedenti 12 mesi erano 3.654. Nella classifica del tiro a volo c’ è poi il Piemonte (48.791), seguito dal Veneto (47.775), dall’ Emilia-Romagna (45.806) e dalla Sicilia (43.919). Nel 2016 il maggior numero di permessi per «uso sportivo» è stato rilasciato in Lombardia: 76.506 a fronte dei 67.497 dell’ anno precedente. Secondo i dati del Censis sulla sicurezza «il 39% degli italiani è favorevole all’ introduzione di criteri meno rigidi per il possesso di un’ arma da fuoco per difesa personale. Più favorevoli sono le persone meno istruite (il 51% tra chi ha la licenza media) e gli anziani (il 41% degli over 65 anni)». In questa pericolosa voglia di sparare a qualsiasi cosa si muova si inserisce anche il presidente della Repubblica, che proprio in queste ore, durante la tradizionale cerimonia del ventaglio, organizzata per la stampa, ha voluto ricordare la posizione di quanti hanno a cuore il valore della democrazia e del rispetto per gli altri: “Mi ha colpito un fatto di cronaca. L’Italia non può somigliare a un far west dove un tale compra un fucile e spara dal balcone ferendo una bambina di un anno, rovinandone la salute e il futuro. Questa è barbarie e deve suscitare indignazione”. Lo ha ribadito il presidente Mattarella, nel corso della cerimonia al Quirinale presenti tutti i rappresentanti del mondo dell’informazione: “L’Italia non diventerà, non può diventare preda di quel che con grande efficacia descrive Manzoni nei Promessi sposi a proposito degli untori della peste: ‘il buonsenso c’era ma stava nascosto per paura del senso comune’. La Repubblica vive dell’esercizio della responsabilità di ciascun cittadino”.

Un dovere ed un diritto che adesso, nel clima di scontro ed odio, si vorrebbe portare su ambiti devastanti che la nostra società ha già conosciuto e compreso.