VERGOGNA ITALIANA: GIOVANE INGLESE VIOLENTATA DA TRE RAGAZZI DELLA NAPOLI BENE

DI MARCO FURFARO

A Napoli è accaduto qualcosa per cui dovremmo fermarci. Riflettere, pensare a cosa è diventata questa Italia, la nostra società, l’idea che uomini pensino di possedere una ragazza e farla propria, anche e persino dopo aver subito una violenza.
Quella di una ragazza inglese di 18 anni – 18 anni, santa pace – che si trovava in Italia come ragazza alla pari, è una storia atroce. Parla della ferocia nascosta dei ragazzi bene, di quelli che si vestono griffati e alla moda, non del disagio delle periferie con cui ogni volta si racconta la rabbia verso gli altri.

Qui parliamo di ragazzi che abitano in centro città, nella Napoli bene, che vengono da famiglie benestanti. E che violentano una ragazza, per poi vantarsene pure.

Perché a 18 anni hai il diritto di andare a una festa e di tornarci sana e salva, mettendoti a letto con il sorriso mentre la notte cala. Invece, quando la festa finisce e quei due bravi ragazzi offrono un passaggio alla giovane inglese, non la portano a casa. Fermano l’auto in un vicolo nella zona di via Mezzocannone e la violentano. E poi, maledetti, l’abbandonano da sola in mezzo alla strada.

La 18enne cerca aiuto e incrocia un ragazzo presente alla festa. Gli racconta tutto, si confida, gli chiede aiuto. Lui si offre di accompagnarla finalmente a casa della famiglia di cui è ospite, a Chiaia. Ma l’auto si ferma di nuovo, questa volta nel parcheggio del fossato del Maschio Angioino. Il ragazzo che l’aveva soccorsa rivendica il suo turno, la violenta di nuovo, perché, le dice, “adesso tocca a me”.

Adesso tocca a me. Come se fosse un cavolo di oggetto da possedere, qualcosa che si passa di mano in mano come una sigaretta e se ne aspira quanto se ne vuole.

Così pieni e sicuri di sé, così stupidi e arroganti, quei maledetti, da vantarsene su whatsapp. Da arrivare persino a insultare la ragazza che avevano violentato. Per loro non era stato uno sbaglio, l’idea che quella ragazza doveva sottostare a quelle bestie.

Una storia atroce, che conosciamo oggi perché la ragazza ha avuto il coraggio di denunciare. Tante altre non lo fanno, tante altre ancora non possono farlo perché la violenza la subiscono dentro casa.

Serviranno pene esemplari, certo. Ma servirà anche tanto altro. Perché quei ragazzi verranno anche da famiglie bene, ma non sono educati. Sono stupidi e ignoranti, non solo delinquenti da punire.

Ogni giorno nelle famiglie italiane, sul lavoro, nelle strade, milioni di donne subiscono violenze fisiche e non, insulti, epiteti sessisti. Quello che per molti uomini sembra goliardia, è la strada verso la discriminazione di genere, la discriminazione di genere verso il possesso, il possesso verso la violenza.

Perché se ragazzi di 18 anni non capiscono ciò che fanno, se ne ridono sopra, se addirittura che soccorre una ragazza dopo una violenza arriva a violentarla perché “adesso tocca a me”, abbiamo un problema più grande di un singolo episodio.

La violenza, questa atroce violenza, per prevenirla, va combattuta insegnando nelle scuole la parità di genere, l’educazione sentimentale, le differenze tra maschio e femmina come valori aggiunti, non come maschio alfa e femmina beta.

Ogni volta che c‘è una storia del genere mi domando dove sia la politica, il governo, i media. E ogni volta inorridisco alle reazioni di derisione per chi chiede un’educazione nelle scuole. Ma è venuto il momento di dire basta e di tornare a chiedere con più forza misure necessarie per prevenire le violenze. Dalla scuola alle famiglie, dalle istituzioni ai centri antiviolenza. Abbiamo bisogno di riportare l’educazione, non i crocifissi, a scuola.