FINANZA, IMMINENTE UN ATTACCO ALL’ITALIA COME NEL 2011?

DI PAOLO DI MIZIO

Come si può notare, da diversi giorni nessuno parte più dalla Libia verso l’Italia, nonostante il Mediterraneo sia piatto come olio e le condizioni di navigazione siano ideali: sembra, per ora, che la ruvida medicina del governo giallo-verde abbia funzionato, almeno come dissuasione per scafisti e aspiranti migranti.

Ma attenzione, ora ci sono altre minacce all’orizzonte, ben più gravi e ben più travolgenti del flusso migratorio. Parlo di un possibile e imminente attacco speculativo sull’Italia. La speculazione si chiama così non perché sia eterodiretta da un malvagio Soros o da un fantomatico capo della finanza internazionale per chissà quali fini oscuri. I fini sono fin troppo chiari: la speculazione è semplicemente la legge del capitale, che persegue un unico fine, ossia usare i soldi per fare altri soldi. Il capitalismo è una bestia selvaggia sempre a caccia nella savana. Le prede sono aziende, risparmiatori, banche, interi paesi.

L’Italia, in questo momento, con il suo mostruoso debito pubblico che è il terzo del mondo (dopo quello di Stati Uniti e Giappone, ma il secondo dopo il Giappone nel rapporto debito/PIL), è la preda ideale per essere sbranata e per riempire la pancia dei grandi capitali di ventura. Infatti, mentre gli altri due paesi ultra indebitati hanno muscoli, risorse e autonomia di manovra che rendono impensabile un eventuale attacco speculativo, l’Italia non ha né le risorse né l’indipendenza di movimento che sarebbero necessarie per far fronte alla minaccia.

Le voci che circolano parlano di un attacco all’Italia ad agosto. Per un motivo semplice: è il mese in cui, a causa delle ferie estive, in tutte le piazze occidentali gli scambi si assottigliano e quindi bastano capitali non immensi per decretare un trend borsistico che poi rapidamente si ingigantisce a valanga, anche per gli automatismi dei programmi computerizzati, e in poco tempo travolge ogni cosa.

Ricordiamo quanto accadde nel 2011. Agli inizi di luglio si tenne una riunione segreta del governo Berlusconi, di cui venni a conoscenza quasi per caso, nella quale si discusse di una probabile crisi speculativa sull’Italia ad agosto. Dalle mie fonti risulta che Berlusconi propose un discorso alla nazione a reti tv unificate e un appello al Pd di formare un governo di grosse koalition per reggere all’urto. Fu deciso di non farne niente, forse perché quella mossa avrebbe trasmesso un messaggio di debolezza del governo, e tutto rimase segreto.

L’attacco speculativo in effetti ci fu e fu devastante. Non cominciò ad agosto come previsto ma addirittura negli ultimi giorni di luglio. Per l’Italia ebbe inizio un calvario quasi mortale, una crisi che fu fermata soltanto nel luglio del 2012 dalle parole pronunciate da Draghi a Londra come presidente della Banca europea: “Faremo ogni cosa necessaria – il famoso “whatever it takes” – e sarà abbastanza, statene sicuri”.

Circola voce che ad oggi, nella compagine di governo, il solo sottosegretario alla presidenza del consiglio, Giancarlo Giorgetti, che ha un retroterra economico (laureato in Economia alla Bocconi, presidente dal 2001 al 2006 della commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione) sia pienamente consapevole e molto preoccupato di un possibile, imminente “bombardamento” finanziario – così pare lo abbia definito – sul nostro Paese.

Giorgetti parla con Draghi e con il Quirinale, ha estesi contatti nel mondo della finanza. E del resto, non serve un guru o un indovino per capire che l’estate del 2011 potrebbe drammaticamente ripetersi. E questa volta non ci sarà Draghi nelle vesti di Cavaliere bianco, perché il suo mandato è in scadenza e le pressioni dei paesi nord europei lo hanno costretto a ridurre la politica espansionista di acquisto di titoli di stato, il cosiddetto quantitative easing.

E dunque sarà bene che il governo faccia subito qualcosa per approntare le difese e che lo comunichi pubblicamente, per non ripetere l’errore del governo Berlusconi che fino all’ultimo tacque agli italiani il rischio mortale dell’attacco speculativo.

Sappiamo che il governo è alle prese con molti e impegnativi dossier: l’ILVA, la TAV, il dl Dignità, le nomine in RAI e altri enti, il repulisti nelle Ferrovie, senza dimenticare il mega aereo di Renzi e il delicatissimo caso Alitalia, che si spera venga escusso al più presto. Ma nessuno dei dossier appena citati contiene la carica mortale che potrebbe essere insita in un attacco finanziario sull’Italia.

Chi scrive queste righe, a differenza di gran parte della stampa nazionale, non è mai stato pregiudizialmente ostile al governo giallo-verde e anzi ne ha osservato il nascere con interesse e caute speranze. Per questo ci si permette qui di dare un un modesto suggerimento al presidente del consiglio Conte, al ministro dell’economia Tria e soprattutto agli “azionisti di maggioranza” del governo, Di Maio e Salvini.

Il suggerimento è di pianificare con urgenza le difese nazionali e di comunicare pubblicamente con quali e quanti mezzi, con quali alleati e con quali strategie l’Italia è pronta a resistere a eventuali “bombardamenti” da parte della finanza globale, “whatever it takes”.

E’ una questione di vita o di morte, ed è imminente. Continuare a danzare attorno alle nomine RAI o alla TAV – questioni importanti, per carità, ma non trascendentali – potrebbe presto assomigliare alla festa da ballo a bordo del Titanic mentre la nave entrava in rotta di collisione con l’iceberg che di lì a poco l’avrebbe affondata.