QUEL PERICOLOSO GERME DELLA CONOSCENZA

DI LUCA SOLDI

C’è un pericoloso germe che sembra aggirarsi ancora nel nostro Paese.
Grazie all’impegno delle istituzioni sembrava debellato perché lo sforzo profuso in questi anni è stato davvero grande.
Odio, paura, rancore e quella parola impronunciabile chiamata razzismo sembravano aver sconfitto gli ultimi focolai di umanità ed invece questo sentimento sembra aver resistito.
I “focolai” di questo sentimento così tanto denigrato sono sparsi nel Paese ed ogni giorno notizie sorprendenti, malgrado si faccia di tutto per nasconderle, passano.
Lo abbiamo visto nei giorni scorsi quando i villeggianti di Isola Capo Rizzuto, incuranti dei proclami, si sono precipitati ad accogliere e accudire una sessantina di migranti comparsi improvvisamente all’orizzonte e sfuggiti alle maglie della sorveglianza.
Ma lo vediamo anche in queste ore per una storia che in altri giorni avrebbe assunto il titolo di minima e che invece oggi prende davvero un grande valore per accomunare il valore della solidarietà aggiunto a quello della conoscenza.
La storia racconta di un intero paese, della provincia mantovana che si è mobilitato per scongiurare l’espulsione di un immigrato senza permesso di soggiorno.
In questo paese, amministrato saldamente dalla Lega, vive dal 2013 il senegalese Fassar Marcel Ndiaye.
Una vita non semplice ma perfettamente integrata nella comunità.
Marcel Fassar riesce ad impegnarsi nel volontariato come cuoco nelle sagre di paese.
Ma adesso sembra che il suo destino in Italia sia arrivato a conclusione ma perché considerato irregolare sul territorio italiano.
“Viste le nostre leggi, ci sono poche probabilità di riuscire a trattenere qui Marcel. Dovrebbe tornare nel suo Paese il 31 luglio, ma stiamo raccogliendo moltissime firme che invieremo all’ambasciata italiana in Senegal per fare in modo che possa tornare tra noi il più presto possibile – spiega don Alberto Ancellotti, che ospita da tempo Ndiaye in parrocchia – Fa volontariato in varie associazioni, canta nel coro parrocchiale ed è un tuttofare sempre disponibile a occuparsi delle piccole riparazioni necessarie in paese, soprattutto per gli anziani. Non è arrivato in Italia sui barconi, ma dalla Francia, dov’era andato a cercare lavoro per mantenere i suoi due figli rimasti in Senegal. Là non ha avuto fortuna ed è venuto qui per raggiungere un suo compaesano. Si è subito messo a studiare l’italiano e ora è parte della comunità”.
Una volta rimpatriato, Fassar potrebbe rientrare in Italia con un permesso di lavoro: “Molti cittadini di Castelbelforte hanno dato la loro disponibilità ad assumerlo e il parroco stesso ha chiesto alla Diocesi di potergli dare un impiego come sagrestano. Ma l’iter non sarà breve – dichiara Nunzia Zeida Vitale, l’avvocato che sta seguendo il caso portato alla ribalta da un quotidiano locale – In questi giorni porterò al prefetto di Mantova le firme raccolte, per verificare se sia possibile evitare il rimpatrio”.
La notizia ha fatto velocemente il giro
del paese e se davvero dovesse scattare il rimpatrio tutta la comunità ha deciso di festeggiare proprio domenica la partenza di Marcel Fassar.
Una partenza che si vuole festeggiare nella prospettiva di un ritorno definitivo in Italia