TUTTE LE VICENDE ILVA, IN ATTESA DELL’ULTIMO ATTO

DI MARINA POMANTE

Il ministro del Lavoro e dello Sviluppo, Luigi Di Maio, ha mosso nei confronti della ArcelorMittal una richiesta di miglioramento della proposta, unitamente a come richiesto insistentemente dai sindacati.
La ArcelorMittal si è detta senz’altro disponibile ad apportare correttivi di miglioramento alla proposta, il gruppo angloindiano, ha informato i commissari straordinari dell’Ilva che “accetta tutte le richieste sostanziali di ulteriori impegni riguardo il contratto di affitto e acquisto firmato nel giugno 2017”. La ArcelorMittal “confida che questi impegni aggiuntivi evidenzino al Governo il suo pieno impegno per una gestione responsabile di Ilva. Fiduciosa che con il supporto del Governo sarà possibile finalizzare nei prossimi giorni l’accordo con i sindacati per completare rapidamente l’operazione”.
Nella nota di Arcelor, è evidenziato il desiderio di attuazione del programma di Turnround in modo da garantire per Ilva, un futuro sostenibile e assicurare lo stesso ai suoi lavoratori, i fornitori, i clienti industriali e senza mai perdere di vista la tutela dell’ambiente e il benessere delle comunità locali.

Luigi Di Maio, ha assicurato che la controproposta della società sarà analizzata nell’immediato. Il vicepremier ha tenuto comunque a precisare che si andrà avanti con gli accertamenti “dopo le criticità sollevate dall’Anac (Autorità nazionale anticorruzione)”.
Di Maio ha poi detto, riferendosi ad ArcelorMittal: “gli stiamo affidando la più grande acciaieria d’Europa che ha avuto un impatto devastante sulla salute e questo lo dobbiamo evitare, per evitarlo c’è bisogno di una gara fatta bene”.
Secondo indiscrezioni, nel pacchetto delle controproposte migliorative ci sarà la tutela integrale dei posti di lavoro, come chiesto dalle forze sindacali, fatti salvi i casi di “incentivazione all’uscita”, naturalmente questi incentivi riguarderanno i prossimi alla pensione. Anche per la questione ambientale dovrebbe esserci l’impegno all’utilizzo di tecnologie a basso impatto ambientale.

Le preoccupazioni dei sindacati sull’occupazione
I sindacati ora pretendono quello che definiscono un vero confronto. Il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella ha commentato che prima del giudizio del Governo è indispensabile conoscere nel dettaglio le proposte di ArcelorMittal. “vogliamo evitare ancora una volta di trovarci di fronte ad accordi bilaterali come con il vecchio Governo e vogliamo realizzare un vero confronto per quanto riguarda il piano industriale e sopratutto avere una soluzione occupazionale per tutti i 14mila lavoratori”, Palombella ha ricordato quanto fù detto all’allora ministro Calenda: “nessun esubero” ed è quanto confermiamo al ministro Di Maio.
E’ inoltre fondamentale capire i dettagli delle migliorie sul piano ambientale. E’ per tutte queste ragioni che urge un incontro sindacale”.

Nei giorni scorsi Di Maio, aveva avviato accertamenti sulla gara e dalla Fiom erano arrivati interrogativi sulla garanzia della continuità dei lavoratori.
Il segratario della Fiom di Genova, Bruno Managanaro aveva detto: “se il vicepremier Di Maio decide di portare avanti un atto così di peso come quello di aprire un’indagine sulla gara per l’acquisizione degli impianti, contestualmente dica come si tiene in piedi L’Ilva, perchè nel frattempo vanno garantite produzione, occupazione e salario, ha poi proseguito il segretarario: “la legalità è importante ma lo sono altrettanto i 14 mila dipendenti dell’Ilva che non possono pagare per errori commessi da altri.

Nella mattina del 23 luglio, intervistato in tv su la 7, Di Maio ha detto che non era disposto a farsi fare la “lezioncina da chi ha avuto in mano il dosiier Ilva per cinque anni e ha fatto una procedura di gara, piena di criticità come risulta dal parere dell’Anac”. Il vicepremier ha concluso che la tutela della legalità viene prima della tutela ambientale e occupazionale.

Critiche e preoccupazioni anche dagli avversari politici. 

In un tweet l’ex ministro dello sviluppo economico, Carlo Calenda ha scritto: “Di Maio ha annunciato ora che andrà avanti col procedimento per arrivare all’annullamento della gara Ilva, ma che incontrerà Mittal, direi che stiamo al limite della schizofrenia. Sulla pelle di 14mila operai e di una città che aspetta investimenti ambientali da troppo tempo.
Critiche anche dalla deputata Vincenza Labriola di Forza Italia che invita Di Maio a venire in Parlamento per dire se l’obiettivo di Palazzo Chigi è quello di rilanciare o chiudere l’ilva. Dica come vuole procedere, in che tempi e con quali risorse, insomma, la deputata forzista Labriola chiede a Di Maio di “metterci la faccia” e conclude dicendo “non possiamo permetterci il rischio di far saltare il banco senza avere un piano B attuabile”.

Chiarezza sulla procedura di gara
A fare seguito alle verifiche interne sul dossier Ilva e sul parere fornito dall’Anac, esistono le condizioni per l’avvio di un procedimento amministrativo al fine di un’eventuale “annullamento in autotutela” di aggiudicazione della gara. Il ministro Luigi Di Maio, ha precisato che “è un procedimento disciplinato per Legge che durerà trenta giorni. Un atto dovuto per accertare i fatti a seguito delle importanti criticità emerse”.
Il commissariamento è stato prorogato al 15 settembre ma prima della pausa estiva deve arrivare l’accordo.

Il 25 luglio il ministro del Lavoro Di Maio, incontrando i giornalisti al ministero del Lavoro per un giudizio sui miglioramenti di AcerlorMittal in merito all’acquisizione dell’Ilva, ha dichiarato: “passi avanti sul piano ambientale, mentre sul piano occupazionale, 10.100 posti di lavoro assicurati contro i 13.700 attuali, siamo ancora in una situazione per me non soddisfacente”.
Di Maio ha anche precisato, che intanto prosegue l’accertamento sulla procedura della gara. “Sarà la legge a dirmi se è stata rispettata la legalità”. Il ministro, ha anche detto che dal precedente Governo hanno ricevuto un’eredità di soli problemi, e dopo 6 anni di decreti e leggi su Ilva siamo ancora in queste condizioni”.

Il ministro del lavoro e dello sviluppo, Luigi Di Maio, ha mosso nei confronti della ArcelorMittal una richiesta di miglioramento della proposta, unitamente a come richiesto insistentemente dai sindacati.
La ArcelorMittal si è detta senz’altro disponibile ad apportare correttivi di miglioramento alla proposta, il gruppo angloindiano, ha informato i commissari straordinari dell’Ilva che “accetta tutte le richieste sostanziali di ulteriori impegni riguardo il contratto di affitto e acquisto firmato nel giugno 2017”. La ArcelorMittal “confida che questi impegni aggiuntivi evidenzino al Governo il suo pieno impegno per una gestione responsabile di Ilva. Fiduciosa che con il supporto del Governo sarà possibile finalizzare nei prossimi giorni l’accordo con i sindacati per completare rapidamente l’operazione”.
Nella nota di Arcelor, è evidenziato il desiderio di attuazione del programma di Turnround in modo da garantire per Ilva, un futuro sostenibile e assicurare lo stesso ai suoi lavoratori, i fornitori, i clienti industriali e senza mai perdere di vista la tutela dell’ambiente e il benessere delle comunità locali.

Luigi Di Maio, ha assicurato che la controproposta della società sarà analizzata nell’immediato. Il vicepremier ha tenuto comunque a precisare che si andrà avanti con gli accertamenti “dopo le criticità sollevate dall’Anac.
Di Maio ha poi detto “gli stiamo affidando la più grande acciaieria d’Europa che ha avuto un impatto devastante sulla salute e questo lo dobbiamo evitare, per evitarlo c’è bisogno di una gara fatta bene.
Secondo indiscrezioni, nel pacchetto delle contro proposte migliorative ci sarà la tutela integrale dei posti di lavoro, come chiesto dalle forze sindacali, fatti salvi i casi di “incentivazione all’uscita”, naturalmente questi incentivi riguarderanno i prossimi alla pensione. Anche per la questione ambientale dovrebbe esserci l’impegno all’utilizzo di tecnologie a basso impatto ambientale.  Video

Le preoccupazioni sull’occupazione dei sindacati

I sindacati ora pretendono quello che definiscono “un vero confronto” Il segretario generale della Uil, Rocco Palombella ha commentato che prima del giudizio del Governo è indispensabile conoscere nel dettaglio le proposte di ArcelorMittal. “vogliamo evitare ancora una volta di trovarci di fronte ad accordi bilaterali come con il vecchio Governo e vogliamo realizzare un vero confronto per quanto riguarda il piano industriale e sopratutto avere una soluzione occupazionale per tutti i 14 mila lavoratori”, Palombella ha ricordato quanto fu detto all’allora ministro Calenda “nessun esubero” ed è quanto confermiamo al ministro Di Maio.
E’ inoltre fondamentale capire i dettagli delle migliorie sul piano ambientale. E per tutte queste ragioni che urge un incontro sindacale”.

Nei giorni scorsi Di Maio, aveva avviato accertamenti sulla gara e dalla Fiom erano arrivati interrogativi sulla garanzia della continuità dei lavoratori.
Il segretario della Fiom di Genova, Bruno Managanaro aveva detto: ” se il vicepremier DI Maio decide di portare avanti un atto così di peso come quello di aprire un’indagine sulla gara per l’acquisizione degli impianti, contestualmente dica come si tiene in piedi l’Ilva, perchè nel frattempo vanno garantite produzione, occupazione e salario. Ha proseguito il segretario: ” la legalità è importante ma lo sono altrettanto i 14 mila dipendenti dell’Ilva che non possono pagare per errori commessi da altri, nella mattina del 23 luglio, intervistato in tv su la 7, Di Maio ha detto che non era disposto a farsi fare la “lezioncina da chi ha avuto in mano il dossier Ilva per cinque anni e ha fatto una procedura di gara, piena di criticità come risula dal parere dell’Anac”. Il vicepremier ha concluso che la tutela della legalità viene prima della tutela ambientale e occupazionale.

Un momento della manifestazione degli operai dell`ILVA di Genova Cornigliano che protestano contro gli oltre 5000 esuberi dichiarati dalla nuova proprieta’ a Genova, 05 giugno 2017. ANSA/LUCA ZENNARO

Critiche e preoccupazioni anche dagli avversari politici In un twitter l’ex ministro dello sviluppo economico, Carlo Calenda ha scritto: ” di Maio ha annunciato ora che andrà avanti con procedimento per arrivare all’annullamento della gara Ilva ma che incontrerà Mittal, direi che stiamo al limite della schizofrenia. Sulla pelle di 14mila operai e di una città che aspetta investimenti ambientali da troppo tempo.
Critiche anche dalla deputata Vincenza Labriola di Forza Italia che invita Di Maio a venire in Parlamento per dire se l’obiettivo di Palazzo Chigi è quello di rilanciare o chiudere l’ilva. Dica come vuole procedere, in che tempi e con quali risorse, insomma, la deputata forzista Labriola chiede a Di Maio di ” metterci la faccia” e conclude dicendo ” non possiamo permetterci il rischio di far saltare il banco senza avere un piano B attuabile”.

Ilva di Taranto
Ilva di Taranto è la più grande acciaieria d’Europa e il suo impianto si trova (per ordine della magistratura) parzialmente sotto sequestro.
Sorta nel 1961, è un impianto siderurgico a ciclo integrale, cioè dove sono compresi tutti i passaggi che dal ferro (materia prima) portano all’acciaio. I cinque altoforni dove si produce la ghisa, costituiscono il fulcro della produzione. Gli altoforni hanno diametro tra i 10 e i 15 metri e sono alti più di 40 metri.

L’azienda tarantina fa capo al Gruppo Riva, il decimo produttore mondiale d’acciaio. Nel 2012 inizia il processo per incidente probatorio, Emilio Riva il presidente del gruppo, finisce agli arresti domiciliari insieme al figlio Nicola. Al processo i reati ipotizzati furono: disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose e inquinamento atmosferico.

Il Gip nell’ordinanza in cui ha disposto il sequestro e gli arresti ha scritto che “l’impianto è stato e continua ad essere causa di malattia e di morte e chi gestiva e gestisce l’Ilva ha continuato in tale attività inquinante con coscienza e volontà per la logica del profitto, calpestando le più elementari regole di sicurezza”.
Per contro, lavoratori e sindacati difendono l’azienda e annunciano scioperi…
Dopo l’inchiesta iniziata nel 2012, lo Stato ha avviato la procedura di commissariamento dell’azienda e indetta una gara internazionale per una riassegnazione della stessa;
La Am Investco, cordata formata da ArcelorMittal e Marcegaglia, è stata scelta per avviare le trattative di acquisizione.

 

 

Chimneys

Nel marzo 2012 saranno resi noti i risultati della perizia epidemiologica disposta dalla Todisco. Tra il 2004 e il 2010 a Taranto ci sarebbero stati in media, 83 morti all’anno attribuibili all’eccessiva quantità di polveri sottili nell’aria. Sarebbero inoltre 648 i ricoveri all’anno per cause cardiorespiratorie. Considerando i quartieri Tamburo e Borgo, i decessi salirebbero a 91.
A luglio 2012 il presidente d’amministrazione dell’Ilva, Nicola Riva, rassegna le dimissioni e al suo posto sarà designato Bruno Ferrante, al quale, saranno conferiti pieni poteri.
Voci di un possibile provvedimento di sequestro degli impianti da parte della procura farà attivare mobilitazioni sindacali. Ferrante, nel corso di una conferenza stampa assicurerà che l’Ilva resterà a Taranto, Ferrante ha anche dato assicurazioni sulla garanzia occupazionale.
Quattro giorni dopo, il presidente del Gruppo in un incontro con Clini e il sottosegretario allo sviluppo De Vincenti, esprime la volontà dell’azienda per una collaborazione sulle esigenze del lavoro e sulla salvaguardia dell’ambiente.

Il  26 luglio 2012 Il gip Todisco, firmerà il provvedimento di sequestro senza facoltà d’uso degli impianti dell’area a caldo, disporrà inoltre, gli arresti domiciliari per 8 persone accusate di disastro ambientale, tra questi: gli ex presidenti dell’Ilva Emilio Riva e duo figlio Nicola, l’ex direttore Capogrosso…
Il 3 agosto 2012 il Governo varerà un decreto legge per svincolare 336 milioni di euro di cui 7 a carico dell’Ilva per far partire subito gli inteventi di risanamento.
Il 4 ottobre 2012 Conversione in legge del decreto del 3 agosto 2012 recante disposizioni sul disinquinamento dell’area esterna alla fabbrica, legge 171/2012.
il 26 ottobre 2012 si concludono le procedure per il rilascio dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale), il costo stimato dal Ministero per l’intervento e di 3 miliardi di euro nel triennio.
Il 30 ottobre Un operaio di 29 anni muore in un incidente sul lavoro.
Il 26 novembre I militari del Comando provinciale della Guardia di finanza di Taranto eseguono sette ordinanze di arresto nei confronti di vertici e amministratori dello stabilimento Ilva e di dipendenti di pubbliche amministrazioni.
Indagato anche Ferrante. Nell’ordinanza del gip di Taranto, Todisco, viene disposto il sequestro della produzione degli ultimi quattro mesi stoccata al porto di Taranto (1 milione e 700 mila tonnellate di prodotti finiti, per un valore di circa un miliardo di euro) e pronta per essere commercializzata.
L’azienda risponde con un comunicato che annuncia il fermo delle attività e gli operai occupano lo stabilimento.
28 novembre 2012 Una tromba d’aria si abbatte su Taranto e provoca gravi danni allo stabilimento dell’Ilva. Un operaio risulta disperso in mare (il suo corpo verrà ritrovato due giorni dopo), ma non si verificano emissioni nocive grazie al funzionamento del sistema di sicurezza. Il Governo studia un decreto per far superare i blocchi imposti dalla magistratura di Taranto e consentire una rapida applicazione dell’AIA.
30 novembre 2012 Il Consiglio dei Ministri, dopo sei ore di riunione, approva il decreto SalvaIlva. Il provvedimento conferisce all’AIA lo status di legge, e obbliga l’azienda al rispetto delle procedure e dei tempi del risanamento, introducendo un ulteriore meccanismo sanzionatorio rispetto a quello previsto dall’AIA. La produzione e la vendita dei prodotti da parte di Ilva SpA sono autorizzate per tutto il periodo di validità dell’AIA. Il decreto introduce la figura del garante di vigilanza sull’attuazione dell’AIA e di tutte le disposizioni del decreto, da nominarsi con successivo provvedimento. Se l’azienda non farà gli interventi previsti si potrà arrivare a una gestione straordinaria che la esautori. Ogni sei mesi il Ministro dell’Ambiente riferirà alle Camere, sullo stato di attuazione dell’AIA.

 

 

 

 

 

 

Un tragico giorno il 30 ottobre 2012, un operaio di 29 anni muore in un incidente sul lavoro.
09 nov 2012 Ferrante incontra Clini e ribadisce che per applicare l’AIA occorre la disponibilità degli impianti e la possibilità di produrre.
15 nov 2012 Ferrante annuncia che gli impianti potrebbero fermarsi il 14 dicembre per mancanza di materie prime.
19 nov 2012 Si prospetta la cassa integrazione per duemila lavoratori però, manca l’accordo con i sindacati. Ferie forzate per 500 operai dell’area a freddo.
20 nov 2012 L’azienda chiede il dissequestro dell’area a caldo e contesta che l’Ilva sia causa di eccesso di malattie. Il giorno dopo l’azienda annuncia la chiusura dell’Ilva
22 nov 2012 La Procura di Taranto si oppone al dissequestro.
26 nov 2012 I militari del Comando provinciale della Guardia di finanza di Taranto eseguono sette ordinanze di arresto nei confronti di vertici e amministratori dello stabilimento Ilva e di dipendenti di pubbliche amministrazioni.

 

Anche Ferrante tra gli indagati. Nell’ordinanza del gip di Taranto Todisco viene disposto il sequestro della produzione degli ultimi quattro mesi stoccata al porto di Taranto (1 milione e 700 mila tonnellate di prodotti finiti, per un valore di circa un miliardo di euro) e pronta per essere commercializzata.
L’azienda risponde con un comunicato che annuncia il fermo delle attività e gli operai occupano lo stabilimento.
28 nov 2012 Una tromba d’aria si abbatte su Taranto e provoca gravi danni allo stabilimento dell’Ilva. Un operaio risulta disperso in mare (il suo corpo verrà ritrovato due giorni dopo), ma non si verificano emissioni nocive grazie al funzionamento del sistema di sicurezza. Il Governo studia un decreto per far superare i blocchi imposti dalla magistratura di Taranto e consentire una rapida applicazione dell’AIA.
30 nov 2012 Il Consiglio dei Ministri, dopo sei ore di riunione, approva il decreto “SalvaIlva”. Il provvedimento conferisce all’AIA lo status di legge e obbliga l’azienda al rispetto delle procedure e dei tempi del risanamento, introducendo un ulteriore meccanismo sanzionatorio rispetto a quello previsto dall’AIA. La produzione e la vendita dei prodotti da parte di Ilva SpA sono autorizzate per tutto il periodo di validità dell’AIA. Il decreto introduce la figura del garante di vigilanza sull’attuazione dell’AIA e di tutte le disposizioni del decreto, da nominarsi con successivo provvedimento. Se l’azienda non farà gli interventi previsti si potrà arrivare a una gestione straordinaria che la esautori. Ogni sei mesi il Ministro dell’Ambiente riferirà alle Camere sullo stato di attuazione dell’AIA.

05 dicembre 2012 La Procura di Taranto emette un provvedimento con il quale reimmette l’Ilva nel possesso degli impianti sequestrati il 26 luglio, così come chiesto dall’azienda in base al decreto-legge del Governo pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il 3 dicembre.
Esprime però parere negativo sulla restituzione all’azienda dei prodotti finiti e semilavorati, pronti per la vendita. “La legge non ha effetto retroattivo” dice la Procura.
08 dicembre 2012 Si ferma l’Altoforno 1 e iniziano i lavori previsti dalla AIA.
10 dicembre 2012 La procura di Taranto chiede l’emissione di un mandato di arresto europeo nei confronti di Fabio Riva, che nei giorni precedenti aveva fatto sapere di trovarsi in Inghilterra e di essere pronto a costituirsi alle autorità del Paese.
11 dicembre 2012 Il gip di Taranto rigetta l’istanza di dissequestro dell’Ilva: la merce sulle banchine non può essere movimentata.
12 dicembre 2012 Un comunicato dell’Ilva annuncia 5.500 esuberi. Il Ministro Clini presenta alla Camera un emendamento che autorizza l’Ilva a commercializzare i prodotti “ivi compresi quelli realizzati antecedentemente all’entrata in vigore del decreto”. La Fiom afferma che si costituirà parte civile contro l’Ilva e conferma fiducia nell’operato della magistratura.
13 dicembre 2012 L’Ilva annuncia che 1428 lavoratori dell’area a freddo dello stabilimento andranno in cassa integrazione in deroga, presumibilmente fino al 31 gennaio.
14 dicembre 2012 Viene firmato l’accordo per la cassa integrazione in deroga. Il Tribunale del Riesame respinge la richiesta di revoca degli arresti domiciliari per Emilio Riva.
19 dicembre 2012 Voto della Camera sul decreto Salva Ilva: 420 sì, 21 no e 49 astenuti. Il decreto passa al Senato. Il ministro Clini incontra il presidente Ferrante, che conferma l’impegno dell’azienda per il risanamento.
20 dicembre 2012 La tredicesima degli operai dell’Ilva verrà pagata con quattro giorni di ritardo. Con il voto del Senato (217 si, 10 no e 18 astenuti), il decreto Ilva entrerà in vigore il 4 gennaio. L’Ilva viene autorizzata a commercializzare i prodotti finiti e semilavorati che erano stati posti sotto sequestro. (legge 171/2012).
31 dicembre 2012 Depositato alla Consulta il ricorso della Procura di Taranto per conflitto di attribuzione in merito alla legge 231/2012.
11 gennaio 2013 Il Consiglio dei Ministri nomina Vitaliano Esposito, ex procuratore generale della Cassazione, Garante dell’Autorizzazione Integrata Ambientale e Alfio Pini, commissario delegato agli interventi di bonifica dell’area.
15 gennaio 2013 Il Tribunale di Taranto solleva dubbi di costituzionalità sul decreto Salva Ilva, in particolare sull’art.3, che consente all’Ilva di commercializzare i prodotti finiti e semilavorati posti sotto sequestro il 26 novembre 2012.
21 gennaio 2013 L’Ilva apre alla possibilità di un dissequestro vincolato, ovvero che i proventi del milione e 700 mila tonnellate di merci ferme a Taranto da fine novembre siano finalizzati al risanamento del siderurgico e al pagamento degli stipendi di febbraio.
Anche il gip del Tribunale di Taranto, accogliendo la richiesta della Procura, solleva la questione di legittimità costituzionale della legge 231 e invia gli atti alla Consulta. In particolare, dice il gip, con gli articoli 1 e 3, la legge si pone “in stridente contrasto con il principio costituzionale della separazione
tra i poteri dello Stato”.
Finisce la latitanza di Fabio Riva, vice presidente del gruppo, figlio di Emilio e fratello di Nicola, arrestato dagli organi di Polizia del Regno Unito in esecuzione di un mandato europeo. I legali hanno ottenuto che Riva possa rimanere in libertà vigilata a Londra in attesa dell’estradizione.
13 febbraio 2013 La Consulta giudica non ammissibili i due ricorsi sul conflitto di attribuzione presentati dalla procura in quanto superati dalla questione di illegittimità costituzionale sulla legge posta prima dal Tribunale e poi dal gip.
09 aprile 2013 La Consulta giudica in parte inammissibili e in parte non fondati, i dubbi di legittimità costituzionale e conferma che la legge 231 è aderente alla Costituzione. Pochi giorni dopo, la Procura di Taranto continua a negare il dissequestro dei prodotti finiti, osservando che nulla può essere dissequestrato fino a quando le motivazioni dei giudici costituzionali non saranno depositate.
25 aprile 2013 La Procura di Taranto disponde il dissequestro e la restituzione all’Ilva della parte di prodotti finiti e semilavorati destinati alla Oil Projects Company dell’Iraq, in esecuzione di una commessa firmata prima del sequestro degli impianti. Per lo sblocco dei prodotti sequestrati rimanenti, l’istanza è girata al gip Patrizia Todisco.
10 maggio 2013 Le istituzioni locali richiedono al nuovo Ministro dell’Ambiente Orlando, piena attuazione dell’AIA e maggiori risorse per la bonifica.
14 maggio 2013 Il gip di Taranto dissequestra i prodotti giacenti sulle banchine dell’Ilva.
21 maggio 2013 La Procura di Milano sequestra alla famiglia Riva 1,2 miliardi di euro, occultati dalla holding industriale Riva Fire, in otto trust nell’isola di Jersey. Emilio e Adriano Riva sono iscritti nel registro degli indagati dal pm di Milano, Stefano Civardi, con l’accusa di truffa ai danni dello Stato e trasferimento fraudolento di valori.
24 mag 2013 il gip di Taranto sequestra 8,1 miliardi di euro alla capogruppo di Ilva, la Riva Fire.
25 mag 2013 Vista la gravità della situazione, i Consiglieri Bruno Ferrante, Enrico Bondi e Giuseppe De Iure presentano le dimissioni dalle rispettive cariche con effetto dalla data dell’Assemblea dei Soci convocata per il 5 giugno.
01 giu 2013 l’Ilva Torna al Tribunale del riesame: Bondi, nella qualifica di amministratore delegato, fa ricorso contro il sequestro della Procura. Di fatto anche l’Ilva è coinvolta direttamente dal provvedimento, perché la capogruppo è stata privata dei mezzi finanziari.
02 giu 2013 Il verbale del gruppo ispettivo, costituito dal personale di Ispra e Arpa Puglia segnala inadempienze nel rispetto delle prescrizioni AIA.
03 giu 2013 Il gip di Taranto concede la facoltà d’uso degli impianti dell’area a caldo sequestrati. Marco De Luca , sarà sostituito nel ruolo di difensore di Ilva SpA da Franco Coppi.
05 giu 2013 Assemblea dei soci di ILVA
Lo stesso giorno diventa esecutivo il decreto legge 61 del Governo Letta, firmato in tempi record da Napolitano, che nomina Bondi, al momento amministratore delegato dimissionario, commissario dell’Ilva con supervisione del Ministero dell’Ambiente. L’incarico è di 12 mesi, rinnovabili fino a un massimo di 36, e in 60 giorni dovrà portare alla redazione di un piano industriale. La decisione di commissariare l’Ilva, definita stabilimento strategico di interesse nazionale, arriva dopo un lungo braccio di ferro all’interno del Governo. Diverrà così effettivo il commissariamento.
13 giu 2013 Audizione del Procuratore Capo di Taranto Franco Sebastio alla Commissione Industria del Senato.
16 giu 2013 Il Tribunale del riesame boccia il ricorso di Riva Fire contro il sequestro di 8.1 miliardi ordinato dal gip Todisco il 24 maggio. Dalla data del provvedimento la guardia di Finanza è riuscita a bloccare un miliardo di euro.
17 giu 2013 Il Ministro dell’ambiente Andrea Orlando, nomina Edo Ronchi è subcommissario dell’Ilva.
28 giu 2013 Quasi tutta l’area a freddo dello stabilimento di Taranto riprende l’attività.
02 lug 2013 La procura di Milano chiede il rinvio a giudizio per Emilio Riva per una presunta frode fiscale da 52 milioni di euro. Secondo il capo di imputazione Riva, Liveri, Alberti (rispettivamente responsabile finanziario e fiscale del gruppo Riva) e Mormina (ex managing director di Deutsche Bank a Londra) ponevano in essere una complessa operazione di finanza strutturata all’unico scopo di consentire alla consolidata Ilva SpA l’abbattimento del reddito, incassando dividendi per 175 milioni.

04 lug 2013 Le commissioni riunite Ambiente e Attività Produttive della Camera danno il via libera al decreto sull’Ilva, che approderà l’8 luglio in Aula per la discussione generale.
10 lug 2013 Il decreto legge sul commissariamento Ilva resta imbrigliato nell’ostruzionismo dei parlamentari 5 stelle.
11 lug 2013 Il decreto legge 61, passa alla Camera: 299 si, 112 i contrari, 34 astenuti.
15 lug 13 In una lettera alla Regione Puglia, allegata a un rapporto di esperti designati dall’Ilva, Bondi contesta la valutazione del danno sanitario prodotto dall’Ilva dello Studio Sentieri (Istituto superiore di sanità): non esistono prove che l’elevato numero di decessi sia rapportabile alle polveri sottili degli impianti industriali.
16 lug 2013 Audizione di Clini alla Commissione industria del Senato.
23 lug 2013 Audizione di Bondi alle commissioni Industria e Ambiente del Senato 24 lug 2013 Le Commissioni, su richiesta del Governo, decidono di portare il decreto legge in Aula senza emendamenti rispetto al testo approvato alla Camera: salta il ripristino della figura del Garante AIA chiesto dai membri delle commissioni e il tema dell’incompatibilità del commissario dell’Ilva Bondi.
27 lug 2013 Dopo un anno di arresti domiciliari, Emilio e Nicola Riva sono liberi, ma con obbligo di dimora.
01 ago 2013 Il Senato approva il decreto Salva Ilva-bis con 206 SI, 19 NO e 10 astenuti, affidando gli 8.1 miliardi di euro che erano stati sequestrati alla famiglia Riva al commissario, che dovrà utilizzarli per garantire l’attuazione dell’AIA e la bonifica dell’area. (Legge 89/2013).
24-ago-13 Una serie di punti rimasti in sospeso sul commissariamento dell’Ilva sono inseriti in un ordine del giorno che il Governo si impegna a recepire nel pacchetto dei provvedimenti per la pubblica amministrazione. La nuova norma darà il via libera alla costruzione e gestione di due discariche nel comune di Statte, località Mater Gratiae, per rifiuti speciali pericolosi e non, che hanno avuto il parere favorevole di compatibilità ambientale.
29 ago 2013 La Guardia di Finanza di Milano scopre altri 700 milioni di euro appartenenti alle famiglie di Emilio e Adriano Riva nell’isola di Jersey, paradiso fiscale nel Canale della Manica. Il totale, con il maxi sequestro del 21 maggio, arriva quasi a 2 miliardi di euro.
06 set 2013 La Guardia di Finanza, su ordine del gip Todisco ordina l’arresto di cinque fiduciari dell’Ilva, la “longa manus” della famiglia Riva nello stabilimento Ilva di Taranto: Lanfranco Legnani, Giovanni Rebaioli, Agostino Pastorino e Enrico Bessone.

11 settembre 2013, 916 milioni di euro tra beni e conti del gruppo siderurgico Riva (di cui 56 di liquidità) finiscono sotto chiave per ordine del gip di Taranto, Patrizia Todisco. A subire il sequestro sono tredici società del gruppo, dodici a Milano e una a Varese, che si occupano di diverse attività della holding. Con questa operazione, il Gruppo Riva ha visto un sequestro complessivo per 2,1 miliardi di euro dalla Procura di Taranto.
12 settembre 2013 Il Gruppo Riva decide lo stop delle attività in 7 stabilimenti (Verona, Caronna, Pertusella, Lesegno, Malegno, Sellerò, Cerveno, Annone Brianza, più due società di servizi e trasporti, con la sospensione dal lavoro per 1402 dipendenti.
La decisione avviene a seguito dei sequestri di 916 milioni di euro su ordine del gip Todisco e i blocchi dei conti correnti.
14 settembre 2013 Con un comunicato ufficiale la Procura di Taranto puntualizza che il provvedimento di sequestro non prevede alcun divieto d’uso dei beni aziendali. I beni sequestrati saranno affidati al custode Tagarelli.
18 setttembre 2013 Il Ministro dello Sviluppo Economico Zanonato, pensa alla modifica del Codice di Procedura Penale per sbloccare le risorse sequestrate e consentire la riapertura degli stabilimenti Ilva.
Mario Tagarelli riceve l’immissione in possesso della somma di denaro bloccata dalla Guardia di Finanza sui conti correnti (56 milioni di euro) e di alcune decine di immobili.
Edo Ronchi, subcommissario Ilva, annuncia l’intenzione di trovare un accordo con un pool di banche per un finanziamento di 2,4 miliardi per lo stabilimento di Taranto, che serviranno all’adeguamento dell’impianto alla tecnologia del preridotto.
24 settembre 2013 Zanonato mette a punto un decreto in cinque punti per sbloccare i beni sequestrati. La bozza prevede che nel caso in cui il sequestro preventivo abbia come oggetto società, aziende, beni (compresi titoli) e quote azionarie e liquidità, anche in deposito, l’organo di nomina giudiziale debba consentirne l’utilizzo e la gestione agli organi societari. La bozza di decreto prevede anche l’estensione del commissariamento di Ilva SpA a tutte le sue controllate e collegate, come richiesto da Bondi.
26 settembre 2013 Arriva da Bruxelles l’avviso di infrazione nei confronti dell’Italia per inadempienza alle direttive europee in materia ambientale in riferimento al sito di Taranto. Gli interventi correttivi presentati dal Governo sono giudicati insufficienti.

27 settembre 2013 Incontro tra i rappresentanti dei principali gruppi bancari in relazione con Riva Acciaio, gli esponenti di Riva Acciaio e il custode Tagarelli. L’accordo raggiunto stabilisce i circa 60 milioni di euro sequestrati dalla Guardia di Finanza potranno andare all’operatività aziendale, sotto la gestione di Tagarelli. Il gip di Taranto assicura che i nuovi incassi del gruppo non saranno oggetto di ulteriori sequestri.
L’Ilva riapre l’attività dopo 17 giorni di sospensione.
La Procura di Taranto non dissequestra i beni al di fuori della liquidità; l’uso delle unità navali è concesso solo per le esigenze necessarie alla produzione nel sito siderurgico di Taranto.
01 ottobre 2013 Le prescrizioni del decreto Salva Ilva-bis che il Governo non aveva approvato vengono inserite come emendamenti nel decreto legge sulla Pubblica Amministrazione, sommandosi al capitolo Ilva in merito alle discariche. Si ipotizza un ulteriore decreto da parte del Governo allo scopo di alleggerire i tempi di rilascio delle autorizzazioni necessarie all’Ilva per procedere all’attuazione dell’AIA.
02 ottobre 2013 Si sbloccano i primi pagamenti di Ilva ai fornitori.
08 ottobre 2013 Sebastio riceve dalla Guardia di Finanza la valutazione della congruità della prima AIA Ilva, datata 4 agosto 2011 e firmata dall’allora Ministro dell’Ambiente Prestigiacomo.
22 agosto 2013 Sbloccati pagamenti di Ilva verso i terzi per 103 milioni di euro.
24 ottobre 2013 L’Ilva è diffidata dal Ministero dell’Ambiente per il mancato rispetto delle prescrizioni AIA, sulla base delle contestazioni di Ispra e Apra Puglia in merito ai mancati interventi nell’area rifiuti ferrosi e all’utilizzo delle paiole per l’evacuazione delle scorie dell’acciaieria. Rimangono in piedi le altre contestazioni su impianti, nastri trasportatori e parchi minerali.
28 ottobre 2013 L’Ilva riattiva l’altoforno 2, fermato prima dell’estate per crisi di domanda, ma blocca il tubificio 1, con ricollocamento interno del personale.
30 ottobre 2013 La Procura di Taranto chiude le indagini dell’inchiesta “Ambiente Svenduto” e invia 53 avvisi di garanzia per concussione, omissione atti di ufficio, favoreggiamento e associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale e all’avvelenamento di sostanze alimentari. Vengono coinvolti anche il governatore Nichi Vendola e il sindaco di Taranto Ezio Stefàno.
05 novembre 2013 il gip Todisco rifiuta lo sblocco dei 250 milioni di liquidità sequestrati a maggio, su cui aveva presentato ricorso Bondi a giugno in forza del decreto legge 61 varato dal Parlamento. Le motivazioni si fondano sui ritardi nell’adeguamento alle prescrizioni ambientali da parte di Ilva, certificati nella relazione dei custodi del 7 ottobre 2013.
18 novembre 2013 Le autorità locali e l’Arpa criticano il piano industriale dell’Ilva: troppo lunghi i 36 mesi di attuazione previsti dell’AIA.
21 novembre 2013 Bondi e Ronchi minacciano le dimissioni, in ragione degli eccessivi ritardi delle autorizzazioni edilizie e della necessità di sblocco dei fondi sequestrati per gli adeguamenti dell’AIA previsti nel piano industriale.
27 novembre 2013 Bondi fa causa ai Riva per 500 milioni di euro, nel quadro di un giudizio civile promosso dalla Valbruna Nederland (famiglia Amenduni, socia di minoranza Ilva). L’accusa è che i Riva, in quanto amministratori della
capogruppo Riva Fire, abbiano utilizzato l’Ilva come bancomat, trasferendo denaro illecitamente attraverso un contratto di assistenza tecnica e di servizi.
03 dicembre 2013 Il Governo vaglia il decreto legge Terra dei Fuochi, in cui vengono inserite nuove norme sull’Ilva: i Riva sono obbligati a finanziare il risanamento all’azienda commissariata, non sono applicabili le sanzioni riferite alle violazioni dell’AIA commesse nella gestione precedente; si promuove una conferenza di servizi convocata dal Ministero dell’Ambiente per accelerare il rilascio di tutte le autorizzazioni necessarie. Il decreto permette, nel caso di mancato versamento da parte dei Riva delle somme richieste da Bondi, l’utilizzo da parte del commissario del denaro sotto sequestro per altri procedimenti penal pendenti, aprendo all’impiego delle somme sequestrate dalla Procura di Milano nell’ambito dell’indagine per frode
fiscale.
04 dicembre 2013 Il pm della Procura di Taranto Giovanna Cannarile chiede per Emilio, Claudio e Fabio Riva 4 anni e 6 mesi di carcere per illecito regime di monopolio nell’attività di carico e scarico delle merci destinate allo stabilimento Ilva di Taranto.
05 dicembre 2013 Il decreto Ilva-Terra dei Fuochi finisce nel mirino degli ambientalisti per la riduzione delle sanzioni sull’AIA. I legali dei Riva minacciano di sollevare l’obiezione di incostituzionalità.
07 dicembre1203 Arpa Puglia conferma un calo dell’inquinamento in ragione della ridotta attività degli impianti Ilva, evidenziando come questo rappresenti la prova dell’attribuibilità ad Ilva degli elevati valori riscontrati in precedenza.
10 dicembre 13 Il decreto Terra dei Fuochi, numero 136/2013 è varato.
11 dicembre 2013 Il Tribunale scagiona i Riva dall’accusa di violazione della concorrenza nel carico e scarico sollevata dal pm Cannarile.
20 dicembre 2013 La Corte di Cassazione decide sui ricorsi presentati dai legali dei Riva contro il sequestro per una somma equivalente a 8,1 miliardi di euro disposto dalla Todisco. Il maxisequestro è revocato ed è disposta la restituzione di tutti i beni, che tornano nelle disponibilità di Bondi.
21 dicembre 2013 Dopo la sentenza di annullamento arrivano alla Procura di Taranto dalla Suprema Corte tre ordini di cessazione della misura cautelare reale.
23 dicembre 2013 Vendola, ascoltato dai pm di Taranto in merito all’accusa di concussione avrebbe esercitato pressioni sull’Arpa per controlli meno stringenti sull’Ilva, rigetta le accuse.
27 dicembre 2013 Bondi suggerisce alla Commissione ambiente della Camera l’opportunità di un aumento di capitale in Ilva da parte dei Riva. L’azienda prevede nel 2014 investimenti per 600-700 milioni, possibili solo in presenza di finanziamenti esterni.
06 gennaio 2014 L’Arpa certifica un calo dei livelli di inquinamento.
08 gennaio 2014 A un tavolo organizzato dal MISE, Bondi manifesta l’intenzione di richiedere un finanziamento bancario di 1.3 miliardi di euro, alla presenza dei principali istituti di credito (Unicredit, Intesa e Banco Popolare), proponendo un incontro per accordarsi sui punti principali del piano industriale 2014-2020.
09 gennaio 2014 Il comune di Statte fa ricorso al Tar per la cessione all’Ilva delle discariche di Statte, località Mater Gratiae, sollevando obiezione di incostituzionalità sulla legge. Il problema dei rifiuti è impellente, trasferirili all’estero costerebbe secondo Ronchi 300 milioni di euro.
14 gennaio 2014 Alla Camera, slitta il si al decreto Ilva-Terra dei Fuochi.
15 gennaio 2014 A Milano si tiene un nuovo vertice tra Leonardo&Co, rappresentante Ilva, e i principali gruppi bancari italiani, in cui è presentato il piano industriale al 2020. In conseguenza del rientro del denaro sequestrato, e della possibilità per Bondi di ricapitalizzare la società con diversi mezzi prospettata dal decreto legge Ilva-Terra dei Fuochi, le banche impongono che degli 1,3 miliardi di fabbisogno finanziario sia la stessa Ilva a metterne una parte.
22 gennaio 2014 Nell’ambito del terzo filone dell’inchiesta della Procura di Milano sulla famiglia Riva, è emesso un nuovo mandato di arresto per Fabio Riva e altre 4 persone. L’accusa è di truffa ai danni dello Stato per aver incassato contributi pubblici per il sostegno all’export (provenienti dai fondi Simest) senza diritto. A dicembre alcuni amministratori della Riva Fire, tra cui Emilio Riva, sono stati accusati di appropriazione indebita ai danni dei soci per aver prelevato fino a 100 milioni dalle casse dell’Ilva di Taranto.
27 gennaio 2014 L’Ilva incontra i sindacati per la definizione del nuovo piano sociale: si stimano 3500 contratti di solidarietà per il 2014.
31 gennaio 2014 Il decreto Ilva-Terra dei Fuochi passa alla Camera.
04 febbraio 2014 L’Ilva chiude i tubifici 1 e 2 per assenza di ordini e dichiara difficile la situazione dello stabilimento di Genova, paventando la possibilità di 300 nuovi esuberi.
L’Ilva annuncia la chiusura dei centri di Patrica (provincia di Frosinone) e Torino.
05 febbraio 2014 Il decreto Terra dei Fuochi e Ilva diventa legge: via libera dal Senato, con 174 voti a favore, 58 contrari e 12 astensioni.
08-febbraio 2014 Voci parlano di un possibile interesse del gruppo franco-indiano ArcelorMittal in Ilva, confermate da fonti industriali nei giorni successivi. Il gruppo sarebbe interessato primariamente allo stabilimento di Novi Ligure, che permetterebbe di coprire il segmento dei laminati zincati per l’automotive, ancora non presidiato dal gruppo.
13 febbraio 2014 Emilio Riva è rinviato a giudizio per frode fiscale, a seguito della accuse della Procura di Milano di aver creato passivi fittizi in bilancio per pagare meno tasse. L’evasione complessiva stimata intorno ai 52 milioni di euro. Il processo si aprirà a Milano il 19 maggio.
26 febbraio 2014 I giudici di Londra danno parere positivo alla richiesta di estradizione di Fabio Riva, avanzata dal gip Todisco nel novembre 2012. Una seconda richiesta di estradizione era stata inoltrata a gennaio 2014 dalla Procura di Milano nell’ambito dell’indagine per truffa ai danni dello Stato. Gli avvocati di Fabio Riva hanno annunciato appello contro la sentenza. L’imputato risiederà a Londra in libertà vigilata fino a quando i giudici non si pronunceranno sull’appello.
21 gennaio 2015 l’Ilva già in dissesto, non può disporre dei fondi necessari per i dovuti adeguamenti, né tantomeno può beneficiare di altri aiuti e viene posta in amministarzione straordinaria e con Decreto di aggiudicazione del ministero dello Sviluppo Economico. La proprietà e gli assetti aziendali sono trasferiti ad Am InvestCo Italy srl, assegnataria del bando internazionale di aggiudicazione dell’impresa.
Nel luglio 2015 Inizia il processo penale presso il Tribunale di Taranto per la morte di un lavoratore a causa di un esplosione di materiale incandescente presso l’altoforno Ilva “Afo2”.
15 maggio 2017 Viene avviato il procedimento alla Corte d’Assise di Taranto per disastro ambientale, avvelenamento da sostanze chimiche e associazione a delinquere, noto come “ambiente svenduto”.

Il 30 Settembre 2017 La Regione Puglia ed il Comune di Taranto, unitamente alle associazioni ambientaliste ed alcuni cittadini di Taranto, impugnano presso il Tribunale amministrativo regionale della Puglia di Bari sezione staccata di Lecce, il decreto del presidente del consiglio dei Ministri con cui si prorogano i lavori di copertura parchi minerali e l’immunita’ penale dei gestori sino al 2023.

Contestualmente il 27 gennaio 2018 Peacelink, Giustizia per Taranto e Fondo Antidiossina, unitamente ad alcuni comitati spontanei di cittadini, impugnano il medesimo Decreto con richiesta cautelare di sospensiva attraverso un Ricorso Straordinario al Presidente della Repubblica Italiana che sara’ deciso dal Consiglio di Stato, per annullare il Dpcm del 29 Settembre 2017 che proroga l’autorizzazione integrata ambientale sino al 23 Agosto 2023.

Ormai da anni si sono attivati comitati di cittadini e movimenti ambientalisti che contestano all’impianto di essere fonte d’inquinamento dell’aria e di provocare malattie.
L’ilva di Taranto ha una produzione di circa nove milioni di tonnellate all’anno. Nel 2011 l’Italia era undicesimo Paese al mondo per la produzione d’acciaio con 28milioni di tonnellate. Il Gruppo Riva ne produce più di 17.

L’Italia è un Paese esportatore d’acciaio, ma la produzione nazionale è importante anche per il mercato interno. Tra i settori più importanti per l’esportazione c’è la meccanica, cioè le macchine per uso industriale. Per restare competitivo questo settore deve potersi rifornire in Italia di acciaio a buon prezzo (altrimenti importato dalla Germania).
Il presidente di Siderweb, Emanuele Morandi in un’intervista a Radio24, sostenne che fermare l’Ilva di Taranto sarebbe potuto costare lo 0,15% del pil, considerando solo l’attività dell’impianto e volendo considerare l’impatto sul resto dell’industria la percentuale salirebbe allo 0,165 e sarebbe la prima volta dagli anni 50 che l’italia tornerebbe ad importare acciaio.

Qual è il futuro dell’Ilva?
L’acciaio è al centro dei processi produttivi, malgrado lo scandalo ambientale, in Ilva, non c’è stato rallentamento per domanda e offerta che, a livello globale, sta crescendo a ritmi esponenziali, conquistando una posizione di leader del settore, in Europa.
Ilva è finita in un ciclone di spese di bonifica, trasferimenti degli assetti aziendali, ricorsi e rinvii di giudizio innanzi a Corti e tribunali d’Italia e d’Europa (Corte d’Assise di Taranto, Tribunale di Milano, TAR del Lazio, Corte Costituzionale, Corte di Giustizia UE di Lussemburgo e Corte dei diritti umani di Strasburgo).
Se non si arriverà a soluzioni condivise e sufficienti fondi, non solo allo scopo del risarcimento delle vittime, ma per risanare e rendere operativo lo stabilimento, il traguardo per la soluzione dei problemi, rimane realisticamente aleatorio.
Se inoltre la BEI (banca europea per gli investimenti), dovesse chiedere la restituzione dei quattro milioni di euro investiti a fondo perduto ci si troverebbe in un cul de sac.
La questione aperta è quindi: chi pagherà il prezzo per uscire dallo status quo?