ELIN ERSSON CI SPIEGA COME USARE FACEBOOK PER UNA “GIUSTA CAUSA”

DI RENATA BUONAIUTO

Elin Ersson è poco più di una ragazza, studia per diventare assistente sociale e vive in Svezia. A guardarla con i suoi lunghi capelli biondi, gli occhiali, il viso dolce e paffuto, sembra quasi una timida bimba ancora alle prese con le Barbie, ma Elin non è assolutamente piccola ed insicura, non è alla ricerca della sua strada e di un futuro e non ha paura dei rischi che può correre.
Impegnata come attivista per i diritti umani, sente giorno dopo giorno nascere nel suo cuore il desiderio di fare qualcosa, anche piccola, ma farla.

Elin Ersson non intende restare spettatrice di un’ingiustizia, non vuole continuare a leggere proclami e sentenze senza giudici, non vuole vedere più morti, e gente costretta a sfuggire da un inferno per ritrovarne un altro, ecco perchè quando ha scoperto che un uomo di 52 anni proveniente dall’Afghanistan non aveva ottenuto risposta favorevole alla sua richiesta di asilo politico ed ha capito che presto si sarebbe levato in volo un aereo, dall’aeroporto di Goteborg e che per quell’uomo oramai il rimpatrio avrebbe rappresentato la morte, non ha avuto alcuna incertezza.
Elin ha regolarmente acquistato un biglietto ed è salita sul veicolo. Poi al momento del rollio dei motori, quando i passeggeri sono stati invitati ad allacciare le cinture di sicurezza, lei si è alzata in piedi ha acceso il suo cellulare ed ha iniziato una diretta facebook: “Non ho intenzione di sedermi finché questa persona non sarà fatta scendere”. Dopo 14 minuti di costante e pacata richiesta di attenzione da parte del comandante perchè impedisse il decollo ed in questo modo salvasse la vita dell’uomo, consentendogli di restare in terra svedese, dopo aver subito “invettive”, da egoisti passeggeri che l’invitavano a spegnere il cellulare e a riprender posto, dopo aver subito anche aggressioni fisiche mirate a sottrarle il telefonino, Elin ha raggiunto il suo scopo. L’afgano è stato fatto scendere, al momento non è dato sapere quali saranno le successive decisioni ma, Elin ha fermato il “tempo”, ed è riuscita con il suo coraggioso gesto ha sospendere un’ingiustizia, consentendo a tutti almeno di riflettere.
Il suo video ha raggiunto milioni e milioni di persone e la risposta data ad un “irritato” passeggero “Non voglio che qualcuno venga spedito all’inferno solo perché lei non vuole perdere il suo volo”, ha fatto rapidamente il giro del mondo. Nessuno dovrebbe essere “rispedito” all’inferno, solo perché il nostro egoismo c’impedisce di guardare oltre. Siamo diventati incapaci di ascoltare i nostri genitori, fratelli, amici, conoscenti, figuriamoci se possiamo fermare il “tempo”, per un estraneo che tra l’altro ha un colore della pelle così diverso dal nostro, una religione così strana che lo fa digiunare un mese intero e fermare il suo “tempo”, ogni giorno alla stessa ora per pregare. Mai potremmo fermarci a comprendere cosa lo abbia spinto a fuggire via, perché noi in realtà non conosciamo la paura, non sappiamo cosa sia, ne abbiamo un’idea confusa, nebulosa, ci spaventa ciò che non conosciamo ma non sappiamo cosa significhi vivere nascosti, sperando che quella porta non si spalanchi all’ improvviso di notte ed uomini armati violentino le nostre madri, sorelle, e ci lascino esanimi in terra mentre il pianto di un fratellino, lasciato vivo solo per il gusto di renderlo spettatore di un massacro, risuoni nel silenzio della devastazione. Non sappiamo cosa significhi aver fame, quella vera, quella che ti fa rovistare nelle macerie in cerca di qualunque cosa pur di riuscire a camminare ancora, perché qualche passo in più potrebbe far rivedere ancora la luce, domani.
Bene Elin rischia fino a 6 mesi di carcere ma, non sembra preoccupata, è serena, felice, soddisfatta, forse noi non rischiamo una salata ammenda o qualche giorno di carcere ma chissà se proveremo mai la sua stessa gioia. Perché lei quel sassolino nell’oceano dell’indifferenza l’ha cercato, trovato e lanciato.
Adesso tocca a tutti noi, perché dire basta non serve, scrivere della rabbia e del dolore non placa le nostre coscienze, occorre agire. Elin ci ha indicato una strada, ne esistono anche altre, le nostre anime se risvegliate possono aiutarci a fare il resto.