TAV: TRENT’ANNI DI POLEMICHE PER LA LINEA TORINO-LIONE

DI MARINA POMANTE


Neanche una giornata di pioggia ha fermato La manifestazione no Tav, che ieri è partita da Venaus ed è durata circa tre ore, senza incidenti ma che ha comunque focalizzato un faccia a faccia con i cordoni di polizia. La marcia organizzata era di andata e ritorno del movimento No Tav diretta al cantiere della Torino-Lione di Chiomonte, in Valle di Susa. I manifestanti erano circa un migliaio.
Il corteo si è snodato per i sentieri della Clarea fino a raggiungere il cantiere. Lo striscione che apriva la marcia era: “La Valle che resiste. No Tav”.
Inserita tra gli eventi del festival dell’Alta Felicità, la manifestazione ispirata alla cultura dello sviluppo sostenibile e all’opposizione alle grandi opere.

Tra i manifestanti i leader storici del movimento No Tav, come il valsusino Alberto Perino, che ha dichiarato: “Continuiamo a essere vigili, attenti, non ci fidiamo delle dichiarazioni dei giornali e vogliamo vedere atti concreti, perché un Governo non opera con selfie, ma attraverso i documenti. Oggi come ieri siamo quindi pronti a resistere”. Alla lunga camminata verso il cantiere di Chiomonte hanno partecipato famiglie, alcune anche con bambini. Molti i dimostranti provenienti da tutta Italia e, dall’estero manifestanti Francesi e addirittura sloveni.
Il Corteo giunto in prossimità del cantiere del tunnel geognostico della Tav, alcuni dimostranti hanno segato e divelto una rete metallica posta attraverso la strada per creare un blocco intermedio sul cammino e hanno proseguito verso l’imbocco della galleria, mentre gli agenti si ritiravano. Dopo circa 500 metri, ormai in prossimità del cantiere, il corteo ha trovato un cordone di polizia schierato. I manifestanti si sono avvicinati fino a una decina di metri e si sono fermati a fronteggiare le forze dell’ordine gridando slogan contro la Tav. Dopo circa una mezz’ora, senza che la tensione salisse e senza che vi fosse alcun incidente, i No Tav hanno lasciato la zona e sono rientrati verso Venaus.
Nei giorni scorsi al cantiere della Tav, al centro delle polemiche politiche, la protesta No Tav è tornata a farsi sentire con il lancio di razzi e bombe carta che hanno portato la polizia a identificare 25 persone. La marcia, è stata criticata da esponenti di destra come la deputata di Fdi Augusta Montaruli che in una nota ha scritto: “La marcia doveva essere vietata. E’ un affronto alle forze dell’ordine e agli operai, che doveva essere evitato. Ora mettiamo subito a tacere i mitomani del No Tav. Chiamparino convochi subito un Consiglio straordinario per procedere al referendum sulla Tav e andare a votare già a settembre”.
Il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino, ieri in un’intervista a Repubblica, ha fatto appello a un “moto d’orgoglio dei piemontesi” contro la minaccia di abbandonare il progetto della Torino-Lione fatta da esponenti del Governo che ascoltano “solo chi appartiene alla loro tribù”. Chiamparino si è visto pronto a indire un referendum perché i cittadini possano esprimersi liberamente, su un’opera senza la quale il Nord Ovest resterebbe isolato.

Due giorni fa infatti nel Governo i pareri contrastanti hanno provocato molte polemiche sull’Alta velocità, dopo che il premier Giuseppe Conte, in una dichiarazione non ufficiale, pubblicata dalla Stampa, si è detto contrario alla costruzione della Tav.
La minaccia del capo del Governo non è proprio piaciuta, “Non si farà più”, ha dichiarato allineandosi così alle pressioni del Movimento 5 Stelle da sempre attento alla questione e coeso con le frange facinorose dei No Tav. La Lega però non è affatto d’accordo. E mentre arrivavano sui giornali le dichiarazioni di Conte contro la Torino-Lione, il vice premier Matteo Salvini ai microfoni di Radio24 promette che “sulla Tav si va avanti”.

In questi giorni, ci sono vari dossier ad interessare il premier Conte, tra cui quello riferito alla linea veloce che dovrebbe unire (se sarà completata), la città di Torino con quella di Lione.
Dopo alcuni giorni di tira e molla e dopo le dichiarazioni del ministro alle Infrastrutture Danilo Toninelli, anche il premier esprime la propria contrarietà al proseguimento della costruzione della tratta ad alta velocità tra Italia e Francia. Secondo i pentastellati, l’accordo con i francesi potrebbe essere bypassato attraverso una Legge e un altro voto alle Camere, proprio ad evitare che lo stesso accordo rinforzi l’obbligo da parte dell’Italia di proseguire nei lavori.
Il ministro Toninelli si era dichiarato immediatamente contrario alla tratta e addirittura disposto a bloccare gli investimenti che ad oggi, vedono un 40% affidato all’Europa, il 25% dovrà sborsarli la Francia e il 35% l’Italia, nonostante sia in Francia la maggior parte della tratta. L’Italia è comunque molto in ritardo sui lavori rispetto alla Francia e secondo i pentastellati basterebbe restituire i finanziamenti europei ottenuti (quasi un miliardo) per bloccare i lavori.
Il ministro delle infrastrutture dichiara lapidario: “Ridiscutiamo integralmente la Tav, rifarsi al Contratto di Governo significa voler ridiscutere integralmente l’infrastruttura in applicazione dell’accordo con la Francia. Senza preclusioni ideologiche, ma senza subire il ricatto che ci piove in testa e che scaturisce dalle scandalose scelte precedenti”. “È questo il principio in base al quale stiamo lavorando. Ecco perché adesso nessuno deve azzardarsi a firmare nulla ai fini dell’avanzamento dell’opera. Lo considereremmo come un atto ostile” e in conclusione Toninelli afferma ricordando come proprio nel contratto di Governo si facesse riferimento all’impegno di ridiscutere “integralmente il progetto” della Tav Torino-Lione “nell’applicazione dell’accordo tra Italia e Francia”.
In un’intervista del 6 giugno sul Sole 24 ore, Il ministro Toninelli dichiarava: “Non voglio azzerare tutto, le infrastrutture sono un volàno per l’economia”
Il dossier della Torino-Lione dunque è in fase avanzata dal punto di vista formale e attuativo, mentre Il ministro, ha fatto un passo indietro dal punto di vista politico, con l’insediamento del nuovo Esecutivo. Inoltre anche sul lato francese è accaduto qualcosa di simile quando, l’estate scorsa, si è aperta una fase di discussione, con il presidente della Repubblica Emmanuel Macron che ha annunciato una “pausa di riflessione”. Il dibattito in Francia si è concentrato sulla sostenibilità economica del piano delle infrastrutture per il Paese e sulle priorità tra i progetti in campo. Com’è andata a finire in Francia? Macron durante l’ultimo vertice Italia Francia con l’ex premier Paolo Gentiloni, ha assicurato l’impegno della Francia per la realizzazione del tunnel di base.

La Francia poche settimane fa, ha sottoscritto il finanziamento del programma di appalti 2018 per la realizzazione della sezione transfrontaliera della Torino-Lione, in particolare l’accordo è del Cda dell’AFITF, del ministère de la Transition écologique et solidaire e di TELT. Garantisce la copertura finanziaria per la prosecuzione dei lavori preparatori e definitivi dell’opera, in particolare, la galleria artificiale di Saint-Julien-Montdenis, la costruzione dei pozzi di ventilazione d’Avrieux, la realizzazione dello svincolo di Chiomonte lungo l’A32 e la ricollocazione dell’autoporto in Val di Susa.

Dal lato italiano a marzo c’era stato un altro passaggio formale necessario per le fasi succcessive di gare e lavori: il Cipe ha approvato la variante per la cantierizzazione del futuro scavo del tunnel di base, l’ultimo passaggio formale nell’iter del progetto per la tratta internazionale dell’opera. In pratica si prevede lo spostamento, da Susa a Chiomonte, del cantiere principale di scavo sul fronte italiano per ragioni di sicurezza.

Ma lo scontro nel Governo è annunciato, Matteo Salvini fa dichiarazioni forti e aggiunge che non è accettabile questa presa di posizione dei vertici di Governo, fa sentire il suo diniego ai microfoni di Radio24 dicendo: “Occorre andare avanti e non tornare indietro”. Poi continua: “C’è da fare l’analisi costi-benefici: l’opera serve o no, costa di più bloccarla o proseguirla?” e continua “Questo c’è scritto e questo faremo”, in riferimento al contratto di Governo. “Non è che faccio pagare agli italiani miliardi”. Stesso ragionamento, secondo Salvini, deve essere applicato al Tap, Pedemontana e Terzo Valico senza esclusioni. Il ministro degli Interni inoltre garantisce che “la polizia continuerà ad arrestare chi lancerà i sassi contro i lavoratori”.
Sul dossier infatti c’è il rischio di una multa da 2 miliardi. E secondo fonti di stampa, anche fondi europei da rendere, oltre che una eventuale richiesta di risarcimento da parte francese. Mentre i soldi fin’ora spesi andrebbero comunque in fumo, completando tutto, mettendo tutti i soldi previsti dagli accordi e dai progetti, ha un costo di 3 miliardi.
Specifica meglio la posizione del Carroccio il sottosegretario ai Trasporti Edoardo Rixi: “Le grandi opere per la Lega sono fondamentali. Anche la Torino-Lione e il Terzo Valico”. Così in un’intervista al Secolo XIX dichiara che: “come Lega siamo favorevoli. Ovviamente se ci sono modifiche che consentono di poter investire in altre infrastrutture, le accogliamo volentieri”. Secondo Rixi, sarebbe possibile un grande risparmio “Calcoliamo anche sopra il miliardo di euro, migliorando il percorso, rendendolo meno impattante. Il costo della sezione transfrontaliera è di 8,6 miliardi di euro, in effetti è un’opera strategica certo, ma ci sono fattori da chiarire: una galleria in pieno territorio francese è finanziata per il 35% dall’Italia e per il 40% dall’Europa. Parigi ci mette solo il 25%. Non va bene”. Insomma, alzare il tiro potrebbe essere utile per andare davanti alla Francia.
Ecco quindi aprirsi un nuovo fronte nel Governo gialloverde di Lega e M5s, da sempre contraria al progetto, mentre dal Pd sia il segretario Maurizio Martina sia l’ex ministro dell’Infrastrutture Graziano Delrio esprimono le loro preoccupazioni. In un tweet Martina scrive: “Due miliardi di euro di penali, il blocco di finanziamenti europei, 4 mila posti di lavoro a rischio. La follia del Governo di bloccare la Torino-Lione la pagherà un Paese intero”.
Benedetto Della Vedova, coordinatore di +Europa ha dichiarato:“Il NO alla TAV o al TAP rappresentano perfettamente l’ideologia della chiusura del Governo gialloverde. Si chiude alle merci, si chiude ai trasporti, si chiude all’energia, un’Italietta autarchica che rinuncia a competere nel mondo, tutta rivolta ad un passato che non tornerà e non era neppure glorioso. Un suicidio economico. Non un’Italia che protegge, ma un’Italia sconfittista”.

Il destino dell’Alta velocità, è legato, dunque, all’analisi dei costi-benefici che dovrebbe concludersi tra ottobre e novembre. Fonti stampa parlano di un provvedimento grillino già pronto per mettere la parola fine alla Tav. Per bloccare l’opera infatti, c’è bisogno di una legge apposita. Ma le leggi vanno votate e senza la lega, da sempre contraria allo stop dell’opera, sarà difficile bloccare la Tav.
Conte dovrà parlare anche del Tap quando sarà in visita alla Casa Bianca, lunedì, l’intenzione è di spostare il gasdotto (come richiesto dal governatore pugliese, Emiliano) su un altro territorio che non sia la Puglia.
Ma al contrario della Tav, il Tap, vedrebbe accordi internazionali impossibili da bloccare e assolutamente congelati. I pentastellati anche per il Tap, che è stato fonte di scontro con il precedente Governo proprio perchè si vedevano contrari alla costruzione del Gasdotto Trans-Adriatico, con gli accordi già presi e vincolanti non potrà essere messo in discussione. Perchè il tap servirebbe a far affluire il gas proveniente dall’Azerbaigian che attraverserebbe la provincia di Lecce.

IL TAV LA LUNGA STORIA
Anche se la discussione politica è incentrata sulla questione denominata Tav, in effetti l’oggetto del contendere, è più specificamente la nuova linea Torino-Lione (NLTL) ma comunemente nota come TAV.
Un progetto di ingegneria civile finalizzato alla realizzazione di una nuova linea ferroviaria internazionale di 235 km rivolta al trasporto merci e passeggeri fra Torino e Lione che affiancherebbe la linea storica esistente fra le due città. Già inglobata dal 2005 nel progetto europeo prioritario n.6, parte a sua volta delle reti di trasporto trans-europee TEN-T, la nuova linea costituisce dal 2013 una porzione del corridoio 3 Mediterraneo, della rete centrale europea.

Nel corso degli anni, al progetto originario, sono state apportate modifiche ed ha subito trasformazioni, anche se resta inalterata la realizzazione di una nuova galleria di base di 57 km (originariamente 52) a doppia canna, ovvero con due tunnel a binario semplice, fra la valle di Susa, in Italia, e la Moriana, in Francia. Dall’accordo preliminare fra il Governo italiano e quello francese, nel 2001, sono state individuate per l’opera tre sezioni con relative proposte di tracciato, in seguito modificate. Le due sezioni nazionali sono di competenza di RFI (tratta italiana) e di SNCF (tratta francese). La sezione internazionale comprendente il tunnel di base è stata di competenza della società italo-francese LTF (50% RFI, 50% SNCF) relativamente alla intera fase progettuale e alla realizzazione dei tunnel geognostici. Conformemente a quanto stabilito dai trattati italo-francesi, il 23 febbraio 2015 è subentrato a LTF il promotore pubblico TELT (50% FS, 50% Stato francese), con la responsabilità della realizzazione e della futura gestione della sezione transfrontaliera.

Italia e Francia unitamente alla UE hanno sostenuto il progetto anche se questo specialmente in Italia ha attivato proteste e sollevato opposizioni da parte di comunità locali e del movimento NO TAV.

La vicenda Tav dura da quasi trent’anni, ci sono quattro accordi internazionali tra Italia e Francia, il primo risale al 1996 che ha portato scontri a ridosso dei cantieri in Valsusa, marce di protesta, processi e condanne. La storia della Torino-Lione comincia negli anni Novanta. Oggi il progetto ha concluso l’iter autorizzativo per la tratta internazionale, si sono aperte le prime gare per l’assegnazione dell’ingegneria nei singoli lotti e per avviare alcuni lavori di preparazione, la realizzazione del tunnel di base sul versante occidentale delle Alpi, da qui al 2029. E si è riattivato il dibattito politico.

Il tunnel di base, i lavori e i costi.
Un impatto ambientale di notevole portata, è costituito dai 57 chilometri di tunnel di base del Moncenisio, a doppia canna, e proprio le due stazioni internazionali di Susa e di Saint-Jean-de-Maurienne rappresentano la tratta internazionale dell’Alta velocità Torino-Lione, opera dalla lunghezza complessiva di 65 chilometri, destinata al trasporto di merci e persone su ferro che trasformerà l’attuale linea di montagna, il tunnel del Frejus, in una linea di pianura, dunque ad alta capacità. L’opera è per l’89% in galleria, dei 57 chilometri, 45 sono in territorio francese, 12,5 sul lato italiano.

attualmente sono stanziati per l’impresa circa 240 milioni di euro che arriveranno a un miliardo per la fine dell’anno, dalle previsioni Telt. Nel corso del 2019, in linea con il periodo di programmazione economica europea, è previsto l’affidamento di appalti per un importo di 5,5 miliardi. Mentre per le opere da realizzare entro il 2019 dal valore 1,9 miliardi, come previsto dal Grant Agreement sottoscritto nel 2015, Francia e Italia beneficiano di un contributo europeo pari a 813,8 milioni di euro.

I lavori di preparazione e gli scavi in corso

Dagli anni Duemila è iniziata la fase di preparazione per approfondire la conoscenza tecnica delle montagne interessate dalla realizzazione del tunnel di base. E’ prevista la realizzazione di tre discenderie in Francia, a Modane, Martin-La-Porte e La Praz, e di una quarta in Italia, il tunnel della Maddalena scavato a partire dal cantiere di Chiomonte. L’ultima quantificazione fatta da Telt parla di 1,5 miliardi di euro investiti fin’ora per studi e progetti (finanziati al 50% dall’Ue e rispettivamente al 25% da Italia e Francia).

Appalti e cantieri

Il Cda di TELT che è la società costituita nel 2015 per realizzare e gestire la tratta internazionale della Torino Lione ( con quote al 50% in capo a Ferrovie dello Stato Italiane e Stato francese) ha approvato l’affidamento della direzione lavori per lo scavo, lato Francia del tunnel di base della Torino-Lione, un appalto stimato in 90,6 milioni di euro, suddiviso in tre lotti che coprono il tratto di galleria compreso tra il confine italo-francese e l’imbocco a Villard-Clément. Ancora in corso la procedura per l’assegnazione di un quarto lotto di direzione lavori, sul lato Italia. Si tratta delle prime gare (81 in totale) in fase di apertura e assegnazione lavori.

Sul lato Italia, Telt ha affidato contratti per attività tecniche nel tunnel di base del Moncenisio per 800mila euro alla Pini Swiss Engineers (una società svizzera) è stata assegnata la direzione lavori delle 23 nicchie di interscambio del cunicolo esplorativo di Chiomonte, uno dei quattro tunnel geognostici scavati in preparazione dello scavo definitivo, l’unico in Italia. Al raggruppamento torinese Industrial Engineering Consultants/Gae enginnering Srl è stato concesso su aggiudicazione il coordinamento della sicurezza sul lavoro.
I lavori sono organizzati in 81 bandi di gara, 45 per opere e 36 per l’ingegneria, distribuiti su 12 cantieri operativi: 9 per i lavori destinati a realizzare l’attraversamento alpino, lavori suddivisi per area geografica (4 in Italia e 5 in Francia), 2 per la valorizzazione dei materiali di scavo in Italia e in Francia e 1 per gli impianti tecnologici e per la sicurezza.

Ad oggi, si scava sul lato francese per realizzare l’ultimo dei tunnel esplorativi, quello di Saint-Martin-La-Porte, in asse con il futuro tunnel di base: 3.657,60 metri già scavati su un totale di 9 mila, con 480 addetti impiegati.
Sono invece conclusi i lavori a Chiomonte per lo scavo del tunnel della Maddalena.
TELT ha affidato l’appalto al raggruppamento di imprese che si occuperà del mantenimento e della manutenzione del cantiere della Maddalena dal valore di 3 milioni di euro

Avanzamento lavori sulle tratte nazionali

Per quanto concerne la tratta Torino-Lione e i 40 chilometri dalla futura stazione internazionale di Susa al nodo metropolitano di Torino, l’Italia sta attuando la via del ridimensionamento finanziario e tecnico. L’Osservatorio sull’Alta velocità diretto dal commissario Paolo Foietta ha presentato un project review che ha di fatto segnato il passaggio alla versione low-cost dell’intervento. Si è passati da 4,3 miliardi a 1,7.
Le modifiche al modello di esercizio hanno ricevuto l’ok in autunno, si tratta del documento che attesta la sostenibilità tecnica del collegamento nella sua nuova versione.

La versione “low cost” per la tratta italiana della Torino-Lione, da Bussoleno allo snodo metropolitano di Torino, è entrata nella programmazione finanziaria di Rfi per i prossimi anni. Tale versione prevede una serie di interventi necessari ad adeguare la rete ferroviaria esistente fino a Torino, per garantire una rete capace, entro il 2030, quando è prevista l’entrata in esercizio del tunnel di base, quando saranno supportati maggiori carichi di merci. Inseriti nel Contratto di programma 2017-2020 di ministero dei Trasporti e Rfi, potranno passare alla progettazione definitiva.

In Francia la discussione sui costi e sull’adeguamento progettuale della tratta di “adduzione” al futuro tunnel di base è in pieno corso, come attesta l’appello sottoscritto da 60 personalità e presentato a Macron affinché sostenga la piena realizzazione dell’opera in Francia. Al centro della discussione le conclusioni del Rapporto Duron, da cui è emerso che realizzare gli accessi alla Torino Lione su territorio nazionale, così come sono stati progettati, avrebbero più svantaggi che vantaggi, con i relativi problemi di redditività e sostenibilità economica.

Il progresso non scivola mai semplicemente nelle vite degli uomini, esso suscita sempre e comunque sentimenti contrastanti e presenta il conto delle rinunce da fare in ragione delle innovazioni che si vogliono attuare.

Fin dai tempi dell’avvento della strada ferrata nel West ci sono stati oppositori che tutelavano il territorio e sostenitori che vedevano nella ferrovia un’apertura verso il nuovo…

Nelle settimane e nei mesi che seguiranno avremo risposte sul futuro della Tav e… con molta probabilità, anche sulla stabilità del Governo attuale.