VIOLAZIONE DEI DIRITTI UMANI: IN EGITTO MA FORSE NON SOLO

DI ALBERTO TAROZZI

Mostruoso, orripilante, ripugnante.

Difficile trovare aggettivi sufficientemente adeguati a rappresentare la situazione dell’Egitto sotto il dominio di al-Sisi leggendo i recenti rapporti di Amnesty International e di altre ogranizzazioni. A decine le condanne a morte (75) spesso per reati di opinione, a decine di migliaia gli arresti. Il Faraone colpisce a destra e a manca.
Con l’appoggio necessario del Gran Mufti locale e facendo rete su servizi segreti e ministeri di ogni ordine e grado, pare infatti che il nostro non faccia distinzioni tra residui di integralismo islamico come i Fratelli musulmani  e sostenitori dei diritti umani sul modello occidentale.

Lo denunciano Amnesty, che come suo compito si sofferma sugli episodi di tortura, e lo attesta un’associazione come Human Rights Watch, solitamente su posizioni filo Usa. Se ne fa portavoce per l’Italia Huffington post per la penna sempre autorevole di De Giovannangeli.

Niente da eccepire, per carità, i nodi irrisolti (chiamiamoli così) della tragica agonia di Giulio Regeni ci sono ahimé troppo familiari perchè la vicenda susciti il nostro stupore o consistenti ombre di dubbio.
Una domanda però ci viene non di meno spontanea.
E’ avvenuto tutto in un giorno solo? Oppure dalla vicenda Regeni (e ancor prima) fino ai giorni nostri, si è dovuta registrare una continuità di fenomeni che sono apparsi in risalto solamente in maniera sussultoria fino all’articolo di ieri su Hp?

E allora chiediamo a tutti di spostare il mirino un poco più in alto. Chi, a livello internazionale, protegge al-Sisi da accuse che potrebbero portare a pesanti sanzioni contro il regime, che spingano commissioni super partes a indagare sui suoi successi elettorali oceanici?
Su questo, trovare informazioni aggiornate è più difficile.

Per certo l’attacco ai Fratelli musulmani amici di Hamas non fa tanto schifo a Israele.
Per certo il fronte libico, dove al-Sisi sostiene il leader di Bengasi Haftar vede come alleati o comunque come tolleranti un numero elevato di paesi. Compresa probabilmente la Russia ma anche Francia, Turchia e Gran Bretagna. E ancora, chi è senza peccato scagli la prima pietra, è noto che qualche interesse pure l’Italia lo nutra in quel del Cairo.

Concludendo il Faraone non rischia di certo la lapidazione, stando alla metafora evangelica.
Si può pensare che, al momento, forse chi meno di altri è disposto a coprirne i misfatti, per legge di esclusione, siano gli Stati Uniti. Le fonti da cui provengono le ultime rilevazioni paiono suggerire una tale interpretazione.
D’accordo, le denunce di tanti e tali crimini sono sempre le benvenute, ma la sensazione che in questi casi il più pulito ci abbia la rogna rimnane forte. E chi ne trae beneficio non sono certo i perseguitati politici che subiscono le atrocità di regimi sanguinari in giro per il modo.
In Egitto ma anche altrove.