DIENG DA INCORNICIARE: UN SENEGALESE CHE NON CREDE NELLA VIOLENZA

DI LARA CARDELLA

Non sono di Partinico, Dieng, non c’ero io tra i quattro che ti hanno aggredito e riempito di calci dicendoti che devi tornartene al tuo Paese. Non c’ero, ma devo chiederti scusa. Ti chiedo scusa per loro, ti chiedo perdono per un’Italia che non ti difende, per chi nega l’evidenza dei fatti e si fa beffa di te, di quanti come te stanno subendo violenze folli, dicendo che queste violenze, tutte documentate da denunce e referti, sono invenzioni della sinistra. Mi vergogno a parlare con te, potrei essere tua mamma, hai diciannove anni e stai costruendo il tuo futuro, lavorando. Non hai voluto difenderti da chi ti ha pestato per il tuo colore della pelle, credi nella non violenza, così ti hanno insegnato gli educatori nella comunità e hanno ragione loro, Dieng. E’ difficile comprenderlo quando ti arriva una pedata, Dieng, senza che te l’aspetti, quando un altro piede vigliacco si avventa su di te, ma tu e i tuoi educatori siete nel giusto. Ti chiedo perdono senza osare guardarti negli occhi: ci vedrei la Storia che domani ci giudicherà e ci condannerà. Sì, condannerà anche me perché non ho saputo fermare questo orrore. Non basta dire che non li ho votati, che non mi rappresentano, che sono tutto ciò che per me è lo schifo, non basta, Dieng. A diciannove anni scrivevo il mio primo libro, mi era concesso sperare in un mondo per me nuovo e incredibile; a diciannove anni, dopo aver lasciato il tuo Senegal, fai i conti con un presente anch’esso nuovo, anch’esso incredibile. C’è una distanza tra i nostri diciannove anni che nessuno di noi due ha meritato.
Ti chiedo perdono, Dieng, per tutti i silenzi che ci saranno, per tutte le scuse che non ti arriveranno, per gli abbracci che non riceverai, per la solidarietà che non otterrai: se fossi bianco, saresti l’eroe del giorno, non lo sei, e quindi sei l’invenzione della sinistra. Quei calci non ti hanno mai colpito, quelle parole non ti sono state mai dette, nessuno ti ha ingiustamente pestato a sangue e tu in ospedale non ci sei mai andato.
Perdonami, Dieng, io so che tu puoi. Saranno gli occhi della Storia che ci fisseranno senza pietà. E sarà giusto, Dieng.