CHIESTA ARCHIVIAZIONE PER BRIZZI PRONTO A CHIEDERE IL RISARCIMENTO DEI DANNI

DI CLAUDIA SABA

La Procura di Roma ha chiesto l’archiviazione per le accuse di molestie mosse al regista Fausto Brizzi, “perché il fatto non sussiste”.
Due dei tre casi vanno oltre i termini di legge. Si tratta quindi, di un’archiviazione “tecnica”.
Non sono state ritenute sufficienti le prove presentate.
Il nostro ordinamento, prevede che le indagini possono essere avviate solo nel caso in cui la vittima, presenti denuncia entro sei mesi dai fatti.
Lo stupro in particolare, è stato inserito tra i reati contro la persona solo nel 1996.
Fino ad allora non era mai stato configurato come tale.
La vicenda era iniziata qualche mese fa quando il programma Le Iene, aveva portato in televisione 10 donne, alcune a volto scoperto e altre a volto coperto. Tutte raccontavano di essere state molestate nello studio del regista romano e tutte avevano descritto con precisione lo stesso luogo e le stesse modalità.
Qualcuna aveva parlato anche di rapporto sessuale non consenziente.
In pratica, uno stupro.
Il caso diventa sempre più mediatico.
Alle 10 ragazze de Le Iene si erano poi aggiunti anche altri fatti.
Vanya Stone aveva già presentato un esposto per molestie contro il regista, due anni prima, ma in assenza di prove non era stato possibile agire legalmente.
Rossella Izzo, la direttrice dell’Actor’s Planet dove Brizzi era insegnante, aveva raccontato di averlo allontanato dalla scuola a causa di atteggiamenti ambigui che rivolgeva alle studentesse.
Una delle ragazze aveva raccontato a Le Iene che, Brizzi dopo essersi denudato, l’aveva pressata con una serie di oscenità.
Qualche tempo dopo, tre delle ragazze intervistate, avevano denunciato Brizzi in procura.
La condanna di Brizzi da parte dell’opinione pubblica, è immediata. Il regista diventa il nuovo Weinstein italiano.
Ma per la Procura tutto sarebbe frutto, solo di un malinteso.
A conferma risulterebbe che la sera stessa, la presunta vittima avrebbe ricevuto un libro in regalo, da Brizzi.
In un messaggio WhatsApp, inviato più tardi, lei lo rimprovera perché il libro era senza dedica.
Secondo la legge, le aggressioni sessuali sono ritenute tali solo se violente o quando lasciano segni sul corpo della vittima.
Dimostrare una violenza psicologica o un abuso di potere, è sempre molto complicato. Per questi motivi, l’80% delle donne molestate preferisce non denunciare.
I processi e le domande rivolte alla vittima sono per la donna, profondamente umilianti.
Tutelano l’accusato ma non la vittima.
Il consenso da parte della donna vittima di violenza, non è considerato fondamentale come accade invece, in alcuni paesi, dove può essere revocato anche durante il rapporto.
Dimostrare una violenza subita è perciò molto difficile e spesso, viene sconsigliata persino dai legali.
La Procura, pur chiedendo l’archiviazione per le accuse di molestie, non conferma ne’ smentisce i fatti.
E Brizzi, adesso, è pronto a chiedere il risarcimento dei danni, alle ragazze che lo hanno denunciato.
La decisione della Procura potrà, comunque, essere impugnata.