LA PERSONA DEL GIORNO: MARIO DI GILIO, ARTISTA CHE NON MERITA L’OBLIO

DI GABRIELE BOJANO

Dev’essere terribile per un artista che ha vissuto nell’applauso scrosciante ed entusiasta del pubblico finire i suoi giorni in assoluto silenzio, dimenticato da tutti. Dev’essere terribile vivere in solitudine, circondato dalle malattie, nel solo e sbiadito ricordo dei giorni più belli. La storia di Mario Di Gilio mi stringe il cuore: è stato il papà di tutti gli imitatori, da Noschese a Sabani, un salernitano di successo che ha calcato i palcoscenici più prestigiosi, dal Madison Square Garden di New York all’Olympia di Parigi. Io l’ho conosciuto tanti anni fa quando ancora faceva serate imitando i grandi della sua epoca, da Rascel a Gassman, da Nicolò Carosio a Tina Pica. Poi l’ho rincontrato circa dieci anni fa quando l’indimenticabile Peppe Natella gli assegnò, dietro mia sollecitazione, il premio alla carriera al teatro dei Barbuti. Lui ringraziò con uno spettacolo scoppiettante tenuto su con l’entusiasmo del neofita. All’epoca aveva già circa 80 anni ma ne dimostrava almeno dieci di meno. Oggi Mario Di Gilio i suoi anni li dimostra purtroppo tutti: vive a Milano con la moglie, che gli sta accanto da ben 70 anni, e la figlia Stefania facendosi cullare dai ricordi. Primi tra tutti quelli che lo legano per l’eternita’ al principe de Curtis, al grande Totò con cui lavorò nell’ultima rivista, “A prescindere”. Totò gli voleva molto bene, lo considerava una specie di figlioccio e quando stava giù di morale lo faceva chiamare affinché con le sue imitazioni lo risollevasse. “Toto’ era una persona generosa ma triste – mi ha raccontato più volte – io ero accanto a lui quella sera in cui sul palco calo’ il velo nero della cecità sui suoi occhi”. Di Gilio non è diventato ricco facendo l’artista. Anzi. La sua pensione oggi e’ da fame. Storie già viste di grandi attori, da Salvo Randone a Nino Castelnuovo. Che hanno dato tanto per ricevere pochissimo . Bisognerebbe tutelare in qualche modo questo straordinario patrimonio umano. Un amico regista e attore Vito Cesaro ci ha pensato realizzando un docufilm su Di Gilio che sarà presentato ai più importanti festival. Ma non basta. Ci vorrebbe un’istituzione permanente che mantenesse vivo il ricordo di quelli che ci hanno divertito, commosso, o solo intrattenuti per qualche tempo. E non necessariamente quando sono morti. È il segno della nostra gratitudine per quello che ci hanno donato. Artisti come Mario Di Gilio non meritano l’oblio.