LOREDANA E FRANCESCA, CON LA FIGLIA DOWN: DUE LAUREE NELLO STESSO GIORNO…

 

DI CALUDIA PEPE

Quando è nata Loredana Ambrosio di Cosenza, ha preso nelle sue braccia sua figlia Francesca. È stato un attimo, un attimo in cui si sono riconosciute l’una negli occhi dell’altra. Non c’è voluta diagnosi. Loredana aveva tra le braccia Francesca, Francesca ammalata della sindrome di Down. Quel cromosoma in più che sai che ti cambierà la vita, ti oscura il futuro, ti mette tutte le paure del mondo. Ma a Loredana quegli occhi a mandorla sono apparsi i più belli del mondo, li ha baciati e mentre lo faceva, baciava quella testina in cui nessuno credeva. Loredana, da caparbia calabrese, ha avvinghiato il destino di Francesca, lo ha cinto, avviluppato stretto forte forte vicino al suo cuore. E da quel momento ha deciso che sua figlia non sarebbe stata una figlia speciale, ma una persona a cui la vita avrebbe presentato difficoltà. Ma i problemi esistono perché ci sono sempre le soluzioni. Loredana incomincia il suo calvario. Porta la figlia da specialisti, ma tutti le spegnevano le speranze come si spengono le candele quando ti manca la luce. Dicevano che Francesca non sarebbe mai riuscita a scrivere, a leggere, a essere autonoma. Ma Loredana non è una mamma che si lasciano smorzare da parole che sembrano illuminate ma rimangono sempre parole. Loredana è una madre. È una madre sente con la voce del cuore.  La vedeva crescere. E cresceva sana, allegra, vivace, serena e con suoi occhi meravigliosi.
Dicono che gli occhi sono lo specchio dell’anima, giusto?
Gli occhi dei bambini con la sindrome di Down parlano ancora di più della loro anima.
Sanno essere trasparenti come l’acqua cristallina di fonte, e soprattutto sanno parlare dritto all’anima. E l’anima che li guarda risponde, andando a pescare la sensazione che solo gli occhi di un bambino dai bisogni speciali sa scovare.
. Quegli occhi vanno a toccare la storia personale di ognuno di noi, facendo affiorare ciò che è nel profondo, quasi inconscio, ciò per cui non siamo pronti, ciò che ci disturba. Cit. “Dagli occhi dei bimbi con sindrome di Down” E infatti quegli occhi curiosi, quelli che la gente fa finta di non vedere, o ancor peggio tratta come inutili, hanno trovato nella Scuola, nella cultura, nella costruzione di un’identità la loro Patria, la loro radice, la loro storia. Dopo le medie, non centri diurni, ma Scuole superiori, e ancora non centri diurni o lavori implorati in qualche struttura.  Università. Si Francesca è arrivata all’Università e quegli occhi che sono a mandorla per vedere più di noi, hanno intrecciato le mani della mamma e l’hanno portata ad iscriversi. L’ hanno stimolata ad iscriversi a Comunicazione e Dams. E allora via, via con il vento tra i capelli, gli occhi che giocavano nei loro colori e le mani che si stringevano nei momenti di difficoltà. Sono arrivate alla Laurea insieme, la mamma che doveva arrendersi e la figlia che non sarebbe mai stata capace di scrivere. Una tesi in sociologia con percorsi di ricerca autonomi ma complementari, in cui si incontrassero l’esperienza di mamma e figlia. “A testimonianza che impegno e determinazione portano oltre ogni apparente limite“. Con questa motivazione il rettore dell’Università della Calabria ha voluto consegnare due pergamene ricordo a due studentesse speciali che si sono laureate insieme in Comunicazione e Dams. La Scuola e la Costituzione nel suo articolo 3 che recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione di opinioni politiche di condizioni personali e sociali

E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

Finalmente possiamo dire che tutto ciò è stato rispettato e incoronato con la laurea di Loredana e Francesca.

 

Festeggiamo queste due donne e tutte le donne  ogni giorno: le donne che non si arrendono, mi riempie di una gioia che non so descrivere, ma che mi ubriaca. E allora alziamo i calici e festeggiamo le donne anzi: “Signori in piedi, entra la donna” Shakespeare