FAKE NEWS E TROLL DALLA RUSSIA, PER INQUINARE L’INFORMAZIONE

 

DI MARINA POMANTE

La veicolazione dell’informazione, passa anche e soprattutto per i social network, che di fatto hanno preso in larga misura un posto privileggiato dove attingere alle news, in modo rapido, sintetico, anche troppo essenziale, ma sicuramente più accattivante. Perchè allora non sfruttare la rete per scopi diversi da quello della propagazione delle notizie? Qualcuno deve aver pensato che l’efficacia di una fake news può valere assai di più di una notizia reale e la “bufala” quando è ben mascherata ed ha una parvenza di verosimiglianza con la realtà, riesce a far molto di più di cento comizi, riesce a persuadere che qualcosa o qualcuno è diverso da come ci si aspetta che sia o da come si ha la convinzione di averne una corretta valutazione.
Insomma, “la calunnia é un venticello…” E questo venticello, può arrivare ad essere una vera bufera che travolge e sconvolge sentimenti e impressioni.

In ambito politico, tutto ciò, può essere fuorviante, può far sollevare interi gruppi di pensiero che a loro volta continueranno a diffondere la Fake e può essere addirittura catastrofico per le intenzioni di qualche politico che si dovesse trovare oggetto della menzogna.

Uno studio del dipartimento di Scienze della Comunicazione dell’università Carlo Bo di Urbino (la stessa che ha gestito il progetto MINE – Mapping Italian News) pubblicato ad aprile, ha fatto emergere la possibilità di influenza di alcuni siti russi, nella campagna elettorale italiana.
Fabio Giglietto, un ricercatore della Carlo Bo, ha spiegato: “Ci siamo imbattuti in un caso che ha attirato la nostra attenzione: un sito russo, Politvesti.com, scritto in cirillico, che però ha pubblicato contenuti relativi alla campagna elettorale italiana. Abbiamo appurato che è un sito di propaganda politica a favore di Putin e accanto al notevole volume di post pubblicati sul gruppo Facebook, abbiamo constatato che la fonte dei contenuti era il canale YouTube M5SParlamento”.

Il sito americano Fivethirtyeight.com ha pubblicato nove file Excel che contengono circa tre milioni di interventi su Twitter. Questi tweet sono di profili di operatori russi, questo è quanto sospetta il procuratore Robert Mueller (che indaga sul Russiagate, lo scandalo delle interferenze russe nelle presidenziali americane del 2016, dove Trump vinse su Hillary Clinton). Come sostiene Fivethirtyeight, hanno creato “una sofisticata e coordinata campagna per seminare disinformazione e discordia nella politica americana”, orchestrata da una intensa attività di diffusione di fake news create da un “esercito” di troll: la Internet Research Agency di San Pietroburgo. L’agenzia conta 400 dipendenti, tutti impegnati per inquinare i fondamenti delle democrazie liberali dell’Occidente: Le elezioni!

Secondo quando riportato dal Corriere della Sera e da La Repubblica, il Sito Fivethirtyeight.com ha mostrato chiaramente che l’attività dei troll russi, ha interessato anche il nostro Paese, anche se non esiste nessun collegamento diretto con i troll russi ed i Partiti attualmente al Governo. L’unico elemento certo è che tutte le attività in italiano, siano assolutamente pro Movimento 5 Stelle e Lega.
La cosa evidente è che l’attività di “inquinamento” non è dedita alla produzione di materiale, ma è limitata alla ripubblicazione e diffusione (con una serie di retweet) di contenuti presi in altri profili simpatizzanti per Lega e M5S. Tutto questo era già emerso dalla ricerca dell’università di Urbino, Carlo Bo.

I troll russi quindi, cosa diffondevano? Ad esempio, uno dei profili che si è distinto per la campagna anti-Renzi e contro gli sbarchi di migranti era quello di Elena07617349. Il profilo naturalmente è ora chiuso, come quasi tutti quelli rintracciati. Anche dietro al falso tweet del figlio dell’allora ministro Poletti che, insultava gli italiani per reazione alle polemiche, era in effetti una macchinazione russa…

Il sito wired.it lo scorso marzo, pubblicò un articolo che parlava di ombre di ingerenze russe, in merito alle imminenti elezioni. Nell’articolo, superati i preamboli introduttivi, si faceva riferimento ad un report del “think-tank” americano: Atlantic Council, il quale a novembre, denunciò le strette analogie con gli obiettivi di Putin e alcuni movimenti politici europei. The Kremlin’s Trojan Horses 2.0, così si intitolava il report, metteva in risalto questi elementi e ne traeva le conclusioni…
In effetti nel report erano contenute notizie che i giornali italiani avevano già ampiamente trattato.
Il The Kremlin’s Trojan Horses 2.0, evidenzia come la Lega della direzione Salvini, abbia dato l’avvio ad un dialogo con alcuni esponenti ultranazionalisti russi. Tra questi, il teorico dell’impero euro-asiatico Aleksandr Dugin, invitato come ospite d’onore all’Accademia di formazione politica della Lega.
Nel rapporto sono elencati tutti gli incontri e tutte le dichiarazioni di Salvini sul sostegno alla visione politica di Vladimir Putin.
Anche nel Movimento 5 Stelle si registrano simpatie verso Putin, anche se in maniera meno esplicita. Manlio Di Stefano, portavoce alla Camera dei pentastellati, ha più volte preso le difese di Putin contro l’ingerenza occidentale. Inoltre, nel “Libro a 5 stelle dei cittadini per l’Europa” il movimento vuole la fine immediata delle sanzioni alla Russia, oltre a perseguire la fine della propaganda anti-Putin.

Il sito web d’informazione “BuzzFed” dimostrò nel 2016 che “Sputnik”, una testata di informazione/sito-web russa era una delle principali fonti di fake news di M5S. Specialmente da parte del sito “Tze Tze” controllato dalla Casaleggio associali e da “L’Antidiplomatico”, vicino al M5S. Dopo l’inchiesta il sito Tze Tze è stato dismesso…

Il sito Wired, sostiene inoltre che “le simpatie sono ricambiate” e che ” I media controllati più o meno indirettamente dal Cremlino, come Russia Today, hanno più volte espresso apprezzamento per M5S. Ma recentemente anche per Antonio Tajani, candidato premier per il centrodestra, oltre che neo-presidente del Parlamento Europeo. Definito il protetto di Silvio Berlusconi.

Vladimir Putin nega qualsiasi attività di ingerenza politica, sottolineando che le relazioni con l’Italia sono buone e che “Proprio non ci passa per la testa. Perchè per noi sono di gran lunga più importanti i rapporti con l’Italia in quanto Stato”.

Ben Cardin, senatore democratico statunitense, nei primi mesi dell’anno pubblicò un rapporto sulle ingerenze russe internazionali. Proprio in ragione dell’inchiesta giudiziaria che vedeva gli Stati Uniti impegnati per stabilire in che modo le elezioni politiche che hanno consegnato la Casa Bianca a Donald Trump, abbiano subito influenze…
Ma nel rapporto di Cardin c’è anche l’allarme rivolto al nostro Paese, a causa del profondo legame tra politica russa e alcuni partiti italiani, come ad esempio M5S e Lega.

La Russia, sempre secondo quanto riporta wired.it avrebbe cercato di influenzare il voto politico anche di altri Stati europei, ad esempio il referendum sull’integrazione europea dell’Ucraina, tenuto nei Baesi Bassi, ma anche quello spagnolo sulla secessione della regione della Catalogna e naturalmente l’Italia col referendum sulla governance.

Emmanuel Macron ha dichiarato in più occasioni di essere “preso di mira” in una campagna di fake news, in occasione delle elezioni. Ci furono tentativi di hacker russi di carpire le password dello staff di Macron…

Altri attacchi e violazioni informatiche da parte di haker russi, sono state registrate negli USA e in Germania e condurrebbero ai gruppi filogovernativi “Fancy Bear” e “Cozy Bear” responsabili dell’attacco al Partito Democratico statunitense.
Prove di utilizzo di account russi fasulli, tesi ad influenzare l’elettorato americano, sono state presentate al Senato degli Stati Uniti. L’azione di trollig, avveniva per lo più per mezzo di falsi account Facebook e Twitter, un’operazione dal costo di milioni di euro…

Pochi mesi fa il social network Facebook, si trovò al centro di uno scandalo che lo vedeva responsabile di una cattiva gestione dei profili degli utenti e dei loro dati personali, emerse nell’inchiesta che FB affidava a Cambridge Analytica il “pacchetto” dei nomi e questa ne faceva l’uso che meglio riteneva utile al proprio profitto.
Queste attività al limite dell’illegale, finiscono col favorire direttamente o indirettamente operazioni di hackeraggio come nel caso dell’inchiesta Russiagate.