IO VOGLIO INVECCHIARE COSI’. ASCOLTANDO LA MIA MUSICA E GUARDANDO LE STELLE

DI CLAUDIA PEPE

Ma chi l’ha detto che quando si è “anziani”, e già il termine anziano si apre a molteplici considerazioni, dunque quando si è anziani non si possa fare quello che si vuole? Chi l’ha detto che quando si è anziani non si possano più avere sentimenti, ardori, passioni, sogni e desideri? Chi l’ha detto che quando si è anziani la vita debba terminare nella tristezza, nella solitudine, nella desolazione, in un centro diurno, in un ospizio che ti offrirà tutto quello che ti serve per rimanere in vita fisicamente, ma non ti dà speranze nel futuro? Ma poi cosa vuol dire essere anziani? Io conosco persone di una certa età che ogni mattina corrono per 10 km, “anziani” che scalano montagne, sciano, imparano a suonare il pianoforte. Si iscrivono a corsi per computer, bridge, canasta, frequentano l’Università, si laureano. Tante volte mi chiedo ma chi è più attempato? Io o loro? E la risposta sorge spontanea: io. Per questo quando ho letto la notizia sulle pagine di tutti i giornali che due signori sono scappati da un ospizio in Germania per andare ad assistere a un concerto heavy metal, mi sono messa a saltare sul letto. Io questi signori li adoro, li amo, vorrei arrivare alla loro età con la loro spontaneità, con i loro sentimenti, con la voglia di vivere la loro vita.

Non quella che qualcuno ha imposto loro. Certo, potevano avvisare, ma secondo voi li avrebbero lasciati liberi? No, non avrebbero acconsentito. Ma perché? Potevano andare accompagnati e, invece, si sono sentiti intaccare la libertà personale di essere, di esistere, di amare, di cantare, ballare. Di rimanere vivi. Deve essere dura vivere in un ospizio dove tutto è cadenzato da ritmi dettati in ordine sequenziale. Colazione, ginnastica, ritrovo nel salone, passeggiata nel giardino quando c’è, pranzo sonnellino e così fino a sera. Che fai guardi un film? Impossibile.

Allora guardi la televisione e cosa guardi? Quei programmi spazzatura che ti rendono più triste di quello che sei già. Papa Bergoglio in una sua udienza ha detto “Abbandonare gli anziani in casa di riposo è un peccato mortale”, e ha ricordato un episodio di quando era arcivescovo di Buenos Aires e visitava una casa di riposo per anziani: “Ho chiesto a una signora: come sta? Come stanno i suoi figli? Bene. Vengono a visitarla? Sì, sempre. E quand’è stata l’ultima volta che la sono venuta a visitare? A Natale. Ed era agosto… Otto mesi senza una visita dei figli”. Ma di case di riposo così ce ne sono poche, i nostri parenti vivono serenamente, fanno amicizia e per quel che si può si divertono.

Ma ritorniamo a questi due giovinetti che hanno architettato la fuga, l’entrata al concerto cancellando il passato e vivendo solo il loro presente, quell’attimo che forse non vivranno mai più, e la loro felicità ha inumidito i loro occhi di passati lucenti, e antichi disegni.

Quando gli infermieri si sono resi conto che i due uomini erano scappati, hanno dato subito l’allarme.  La polizia li ha trovati alle tre di notte mentre assistevano al Wacken Open Air Festival. Ci hanno messo un po’ a convincerli a tornare alla casa di riposo. Prima si sono rifiutati: sicuramente avevano bevuto finalmente dopo anni di dieta forzata, fumati magari uno spinello, stesi sull’erba a guardare il cielo e ad ascoltare la loro musica preferita. Ma certo, perché la vita finisce quando decidi tu che finisca, quando la luce della luna ti irrita gli occhi, quando le chiassate dei bambini che giocano ti stizzisce. Io conosco persone di una certa età meravigliose e certe che covano rancore.

Il rancore di non essere più giovani. E, allora dovrebbero prendere esempio da questi due uomini eccezionali che si sono ri-appropriati della loro vita, anche se solo per una sera. Perché in quel momento si sono sentiti i sovrani della loro vita, i monarchi delle loro fantasie, i sultani della loro immaginazione.

Quando la polizia li ha trovati ha dovuto faticare per riportarli nella loro “casa”, poi, (e qui ho stappato una bottiglia e mi sono accesa un sigaro cubano), non sono voluti ritornare con la macchina della polizia, ma in taxi.

Questa lezione deve insegnare a tutti che non esiste età, né tempo, né generazione, né corpo fisico.

Esiste solo sempre l’adolescenza.  E come dice Alda Merini:

“Ci sono adolescenze che si innescano a novanta anni.”

Ma anche dopo dico io.