LA STELLA CHE MANCA AI CINQUE STELLE

DI PAOLO DI MIZIO

Il treno dei Cinque Stelle rischia di deragliare. Lo dico senza alcun pregiudizio a priori, anzi in senso costruttivo e con una certa simpatia per il Movimento.

Se non si darà una chiara direzione di marcia, saldi binari inchiodati al realismo, alla real politik e a una visione logica, armonica, coerente, il Movimento rischia di disintegrarsi sotto la spinta delle sue stesse forze centrifughe.

Per ora i 5 Stelle sembrano privi della stella più importante, quella del nord, la stella polare che permette di individuare i punti cardinali e quindi la rotta. Tutto quello che si sente al momento è una cacofonia, un confuso rumore di fondo, un sovrapporsi di voci, No Tav, No Tap, No ILVA, Sì Alitalia, No Vaccini, No America, Sì America, No sanzioni alla Russia, Sì sanzioni alla Russia, No Banche, No Euro, e tra poco torneranno anche i No Scie Chimiche e chissà che altro.

Per non parlare delle riforme economiche. Meno tasse, ma meno deducibilità, ossia la stessa pressione fiscale ma ripartita diversamente. Tagli alle pensioni d’oro (che d’oro non sono) sopra i 5 mila euro netti al mese, no contrordine taglio alle pensioni superiori ai 4 mila euro, no contrordine, per ora niente tagli.

L’impressione generale è quella di una serie di istanze assommate e non comunicanti, incongrue e mai conciliate, alle quali va messo ordine, in base a criteri sistematici, ideologici, realistici, coerenti, ossia politici in una sola parola. Anche a costo di sacrificare pezzi di elettorato.

Altrimenti il Movimento, nato come forza rivoluzionaria, decadrà al ruolo di armata Brancaleone in una disfatta generale, come la rivoluzione di Masaniello, che durò sette giorni. E finirà che Salvini emergerà dal caos come l’unico grande condottiero, il vero dominus della scena politica italiana.