GRANDI OPERE, L’ASSE LEGA-PD E L’IMBARAZZO DEL M5S

DI MARCO MILIONI

Il vicepremier del Carroccio Matteo Salvini è stato molto abile nel nasconderlo, ma sul tema delle grandi opere a Roma si è formato un inedito asse Lega-Pd: si tratta di una operazione di occultamento che però, almeno sino ad oggi, ha avuto un buon esito grazie alla copertura dei media mainstream. I due partiti sono favorevoli alla Tav nel Piemonte, mentre il M5S, almeno stando alle parole dei suoi esponenti si dice ferocemente contrario. Lega e Pd sono favorevoli al Tap pugliese mentre il M5S, tra mille mal di pancia, specie quelli della sua base che vorrebbe un no più netto, si dice contrario. Lega e Pd sono intransigentemente favorevoli alla Tav lungo l’asse Brescia, Verona, Vicenza, Padova (gergalmente detta Tav veneta): i Cinque stelle sono contrarissimi, ma spesso è una contrarietà non troppo veemente. Lega e Pd sono favorevoli alla Pedemontana veneta (una delle opere più ponderose tra quelle cantierate, nota anche come Spv): il M5S è notoriamente contrario, ma tale opposizione non si fa sempre sentire come la base del movimento chiede.

Il risultato è che il proseguimento delle opere sembra essere più aggrappato ad una sintesi tra contrapposti interessi politici e soggiacenti interessi economici che ad una effettiva valutazione «della sussistenza dei termini di rapporto costi-benefici»: una analisi che comprende non solo l’aspetto economico, ma pure quello sociale, nonché quello ambientale.

SE NE PARLA POCO
Di questo scenario nel dibattito politico ci sono poche tracce: sui grandi quotidiani ancora meno. Eppure dovrebbe essere «la conditio sine qua non» per addivenire ad una decisione retta e corretta. Ma arrivati fin qui, se l’Italia si arroga di essere uno Stato di diritto, la domanda da porsi è molto semplice. La prosecuzione di queste grandi opere sta in piedi da un punto di vista giuridico? Ora lasciando da parte per un attimo la Tav Piemontese e il gasdotto Tap con le loro implicazioni internazionali (Il Fatto quotidiano a più riprese ha spiegato come in questo senso le due vicende vadano intese più sul piano dei rapporti tra gli stati perché sul piano delle norme uno stop è senza dubbio possibile), in questo frangente è interessante prendere in esame la vicenda della Tav veneta e quella della Spv. Per quanto riguarda la prima non può essere sottovalutato il recente intervento di Erasmo Venosi. Fisico, già ricercatore universitario, Venosi tra i suoi incarichi è stato: componente commissione ministeriale presso le Infrastrutture, membro della commissione presso le Infrastrutture per la revisione del piano nazionale dei trasporti e della logistica. Presso il dicastero dell’Ambiente è stato vicepresidente della commissione ministeriale Ippc per la «Concessione autorizzazione integrata ambientale dei grandi impianti industriali Italiani». È uno dei massimi esperti nazionali in materia di ambiente e trasporto pubblico, specie ferroviario, il quale conosce bene sia dal versante tecnico che da quello del procedimento. Recentemente Venosi ha sparato a zero proprio sulla Tav veneta spiegando, apertis verbis, sull’opera. Su quest’ultima che «non è ancora in cantiere» ma che a giudizio dei suoi sostenitori è pronta per partire, c’è un macigno giuridico che ne renderebbe illegittima la prosecuzione: «Da ben sette anni non è mai stata realmente applicata la norma col decreto legislativo 228 del 2011 – spiega l’esperto ai taccuini di Today.it – obbliga i soggetti deputati alla vigilanza a produrre una puntigliosa analisi costi benefici. La quale, ricordiamolo ai digiuni, non riguarda solo l’aspetto dei quattrini ma anche quello sociale e ambientale».

IL CONSORZIO CEPAV DUE
Pur a fronte di un allarme di tale portata il silenzio che è seguito a quelle dichiarazioni è stato surreale. Zitti i proponenti ovvero «Eni-Saipem, Condotte, Pizzarotti e Maltauro» riuniti nel consorzio Cepav due che al riguardo non hanno detto alcunché. Zitti i vertici di M5S, Lega e Pd che si sono ben guardati dall’interrogarsi sulla presa di posizione di Venosi che tra l’altro in passato ha ricoperto l’incarico di consulente tecnico dei comuni dell’hinterland vicentino interessati al passaggio della Tav-Tac. Zitta è stata anche Confindustria. In realtà di Tav veneta ne ha parlato tutta la stampa nazionale, ma la questione in termini congruità giuridica non è mai stata presa in considerazione, mentre il profluvio di parole in termini di opportunità, o meglio di retorica, «è stato assoluto» fa sapere Venosi. Eppure a rivendicare la necessità di un serio ragionamento in termini di raffronto costi-benefici era stato Danilo Toninelli in persona, ovvero il ministro dei Trasporti che è espressione del M5S.

LA PEDEMONTANA VENETA INCOMBE
La Pedemontana veneta è un altro argomento «per certi versi surreale». A livello regionale è invocata «senza se e senza ma» dal centrodestra il quale col leghista Luca Zaia (che non ha un buon feeling con Salvini) esprime la carica di governatore. Favorevole all’opera, ma in modo malcelatamente contorto è pure il Pd, il quale al suo interno sconta però la netta opposizione della corrente ecologista. Contrario è pure il M5S. Il quale a palazzo Ferro Fini, sede del consiglio regionale, sarà pure in minoranza ma che però, e non è un dettaglio da poco, a Roma è al governo e a palazzo Chigi esprime giustappunto il ministro delle Infrastrutture nonché quello dell’Ambiente presidiato dal generale Sergio Costa, campione della guerra ai rifiuti selvaggi in Campania. Si tratta di ministri che siedono nello stesso governo con i colleghi del Carroccio.

VERIFICA AMBIENTALE IN GRAN SEGRETO
La questione di fondo sulla Spv è tutto sommato semplice. A fronte delle rimostranze che da mesi sono portate avanti dai comitati contrari all’opera i ministri competenti, ai sensi di legge, ritengono o meno doveroso sospendere i lavori in forza «di una eventuale assenza della verifica di ottemperanza» rispetto allo studio di impatto ambientale che dovrebbe essere effettuata dalla Commissione nazionale via? L’argomento era già stato tratteggiato su Alganews.it il 5 luglio. Ma da questo punto di vista politica regionale e nazionale si sono tenute ben lontane da ogni seria riflessione al riguardo come poco o nulla si è detto in merito alla possibilità da parte del governo di annullare in danno la convenzione attualmente in essere col proponente, ovvero «il consorzio italo-spagnolo Sis». Se a tutto si aggiunge l’indiscrezione secondo la quale gli uffici di porta Pia starebbero, in gran segreto, procedendo con una verifica dei requisiti ambientali della Spv senza che tale procedura venga resa di dominio pubblico, si può capire quanto delicata sia la partita.

ESAME DI COSCIENZA PER I MEDIA
Più in generale però questo stato di cose obbligherebbe un pezzo della sinistra italiana in una con l’informazione mainstream ad una seria riflessione. Non si può imputare a Salvini ogni nefandezza sul piano della sua svolta (vera o presunta che sia) votata al razzismo, per poi trattarlo cinque minuti dopo da interlocutore affidabile sul tema delle grandi opere. Questa contraddizione la si è percepita soprattutto, ma non solo, sulla stampa veneta che con i big regionali del mondo delle costruzioni ha a che fare ogni giorno. Basti pensare alla presenza nel Consorzio Cepav due del gruppo Icm-Maltauro il cui pedigree in tema di Expo e affini non è proprio entusiasmante. Per vero anche Saipem-Eni ha le sue rogne, come pure la Costruzioni Pizzarotti in passato non ha dormito sonni tranquilli; tanto è agevole ricordare la vicenda del Cara di Mineo fino a giungere ai guai economici di Condotte da tempo noti alla stampa di settore. Nonostante tutto ciò anche questi argomenti sono assenti dai radar della discussione, «quando invece dovrebbero trovare un posto in prima fila perché sono cruciali per la vita del Paese» ribadisce da anni Venosi il quale da tempo non manca di far conoscere il suo pensiero anche attraverso diversi interventi scritti di suo pugno.