BARI, 8 AGOSTO 1991, IL PIU’ GRANDE SBARCO DI IMMIGRATI: OLTRE 20000 ALBANESI STIPATI NELLA NAVE VLORA

DI MARIA PIA DE NOIA

8 agosto 1991: poco dopo il risveglio, scoprimmo che la storia quella mattina aveva bussato proprio alla nostra porta. E quando la storia passa non chiede il permesso né ti manda il preavviso. Semplicemente arriva, cogliendo tutti di sorpresa, impreparati.

Più di 20.000 persone arrivate tutte insieme nel porto di Bari, stipate sulla nave Vlora. Il più grande sbarco di immigrati.

Così quel giorno di colpo realizzammo (come già qualche mese prima a Brindisi) cosa fosse l’immigrazione di massa, cosa significhi un popolo intero in fuga dalla povertà verso un eden immaginato sull’altra riva del mare. Senza l’enfasi pomposa di certe migrazioni bibliche. In quei giorni però scoprimmo anche la generosa, silenziosa, accoglienza di un altro popolo, da questa riva del mare, che senza riflettori seppe dare testimonianza di cosa vuol dire esserci e rimanere umani, in assenza delle istituzioni.

Tra i primi e tra i pochi a non farsi piegare dalla storia, don Tonino Bello.
Fu lui con il suo esempio a farci aprire le porte di casa nostra e a sbarrare la serratura del pregiudizio. Senza paura, con fiducia. Perché quella turba indistinta di persone, ammassate come bestie prima su una nave poi in uno stadio, era un insieme di tanti volti. Volti da rispettare e amare. Uno per uno.

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“C’è stato un momento in cui ho visto meglio: non quella turba indistinta ma i volti dei giovani albanesi uno per uno. Anzi non proprio loro, ma per trasposizione i volti di chi li ha generati: le madri gravide al posto dei figli sul molo. E ho pensato: chissà quante carezze su quei ventri in attesa, quante tenerezze a levigarne la rotondità, quanti baci a benedire l’attesa; chissà quante parole d’affetto sussurrate su quelle cupole, perché arrivasse l’eco nel ricettacolo più profondo; e chissà quante scommesse, e quante ambizioni, e quanti progetti sul frutto di quell’amore gestante.

Poi, che ne è? Lo scempio che constatiamo! Gemme sfogliate … petali al vento. No, non è giusto! Quei giovani vanno rispettati e amati. Uno per uno. Come se di ciascuno fossimo madre”.

don Tonino Bello

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Sono passati 27 anni.
Noi che abbiamo visto non possiamo dimenticare. E ancora oggi la Storia ci ricorda il dovere di restare umani.