DA NOVEMBRE I “CONTI DORMIENTI” SARANNO INESIGIBILI

DI MARINA POMANTE

 

Da novembre 2018 inizieranno a scadere i termini per l’esigibilità delle somme che fanno parte dei “conti dormienti” affluiti al Fondo Rapporti Dormienti nel novembre 2008. Come riferisce il Mef (Borsa Mercato e Finanza). Nel Fondo saranno convogliate somme giacenti relative a depositi di vario titolo, di importo non superiore ai 100 euro e non più movimentate dal titolare del rapporto bancario o da suoi delegati, da almeno 10 anni decorrenti dalla data di libera disponibilità delle somme (bancarie o postali), conti correnti bancari e postali e si aggiungono alla lista, certificati di deposito, azioni, obligazioni e fondi d’investimento, inoltre assegni circolari non riscossi entro il termine di prescrizione. 

L’invito del Mef è proprio quello di effettuare un controllo sull’esistenza di conti dormienti intestati a proprio nome o a nome di altri familiari sulla banca dati di Consap.

“Conti dormienti” una piccola ricchezza per lo Stato.
Si indicano così i depositi di denaro, come librettie conti correnti bancari, azioni e obbligazioni, inutilizzati. Ammonterebbero a circa 1,5 miliardi e la prescrizione significa che non sono più esigibili.
Il termine di prescrizione si attiva trascorsi 10 anni da quando le somme non hanno subito movimento.

Per le casse dello Stato sono un bel tesoretto, sono migliaia di rapporti dormienti che finiscono nelle Casse del Tesoro, con depositi anche di una certa natura. Dati pubblicati dalle banche del gruppo Intesa Sanpaolo nel 2017, l’unica tra i grandi istituti a rendere disponibile l’elenco e la consistenza dei conti, fanno capire meglio la ricchezza che resta alle banche.
Quasi a fine anno 2017, infatti, erano poco più di 18 mila i rapporti estinti, per un totale di quasi 15 milioni di euro. Tra i conti correnti e i libretti di risparmio, circa 2700 in totale, ce ne sono 34 superiori ai 10 mila euro.

Ma come è stato possibile dimenticarsi di questi conti? Nessuna delle persone rintracciate ha ricevuto comunicazioni dalla banca, che sicuramente, si è limitata ad inviare l’estratto conto all’ultimo indirizzo noto.

Poco importa il fatto che i titolari possano aver cambiato residenza, scordandosi magari di avvertire l’istituto. (è competenza del titolare che cambia domicilio, informare i vari istituti). Questo ha favorito la banca, come per esempio, il signor Cesare D.L, residente in Germania, che ha appreso meravigliato, solo dopo dodici anni, l’esistenza stessa della legge che gli ha (temporaneamente) prosciugato un libretto di risparmio di oltre 40 mila euro; potrà recuperare comunque la sua somma attraverso la Consap.
Non sarà lo stesso per i due figli di Antonio A, gravemente malato di Alzheimer, è morto solo, in una casa di riposo in un piccolo comune vicino a Novara, nel gennaio del 2003.
Causa i rapporti deteriorati tra padre e figli, Questi, non erano stai informati che in una filiale di un comune non molto lontano c’era un conto da 41 mila euro di cui nessuno era a conoscenza a parte il titolare e la banca. La scoperta da parte dei figli, ha destato incredulità e amarezza. Un tesoro protetto e dimenticato allo stesso tempo. Celato volontariamente o obliato dalla malattia.
I soldi del signor Antonio, insieme ai soldi di decine di migliaia di italiani, sono stati trasferiti al capitolo 3382 delle entrate del bilancio dello Stato, un “salvadanaio” dove ogni anno istituti di credito e assicurazioni versano i proventi dei cosiddetti “rapporti dormienti”, polizze, assegni, libretti di risparmio e conti non movimentati per dieci anni, che finiscono nelle Casse pubbliche, come previsto dalla Norma approvata nel 2005 sostenuta e promossa dall’allora ministro della Finanza, Giulio Tremonti. Sono i famosi conti dimenticati degli italiani.

Per custodire questi conti non incassati dai titolari, fu creato nel 2008 il “Fondo dei rapporti dormienti, gestito dalla Consap”.
Come stabilito dalla legge, le somme resteranno lì per altri 10 anni, nel caso che qualcuno rammenti di avere un conto aperto.
Nel 2008, quando iniziò questo dispositivo che interessava fondi pregressi, ben 673 milioni di euro confluirono nel Fondo a gestione Consap.
Naturalmente il flusso di denaro, è continuato negli anni a seguire: Nel 2013 sono arrivati 184 milioni, nel 2014 i milioni furono 203, nel 2015 sono entrati 142 milioni, 101 nel 2016 e 107 milioni nel 2017. Dal 2008 a oggi nelle Casse del Tesoro sono confluiti circa 2 miliardi.
Come visto però la giacenza al 31 dicembre 2017, è di circa 1,5 miliardi di euro, poichè il Fondo, prevede la possibilità (che comunque non può definirsi snella) di chiedere il rimborso ed alcuni, ci sono riusciti.

La disponibilità di questo denaro gestito appunto dal Fondo rapporti dormienti insieme a quello interbancario, costituisce una delle fonti di finanziamento inserito nell’ultima Legge di Bilancio, sarà utlizzato per indennizzare i risparmiatori vittime delle crisi bancarie.
Sono previsti 100 milioni in quattro anni, ma il nuovo Governo gialloverde, ha annunciato una modifica nella prossima Legge di Bilancio per ampliare la platea e semplificare le procedure per il rimborso.

L’Ivass (istituto per la vigilanza delle assicurazioni), ha preso in esame il problema delle polizze dormienti, contratti che dopo 10 anni dalla scadenza o dalla morte del titolare, non sono reclamati e finiscono nella stessa maniera dei depositi bancari.
L’authority di controllo delle assicurazioni, presieduta dal direttore generale di Bankitalia, Salvatore Rossi, ha stimato circa 40 miliardi di euro a rischio “dormienza”. L’Ivass incrociando i dati delle compagnie con quelli delle agenzie delle entrate, è riuscita a rintracciare i beneficiari e in poche settimane, ben 190 mila polizze sono state risvegliate e hanno restituito ai contraenti 3 miliardi e mezzo di euro.

Un’opportunità che potrebbe facilmente cogliere anche il governatore Ignazio Visco, nei confronti delle banche.

In attesa e nella speranza che anche il settore bancario si allinei alle procedure utilizzate dall’Ivass, per rivendicare eventuali somme finite nel Fondo dei rapporti dormienti, attualmente, si deve attivare la seguente procedura:

Al modulo devono essere allegati:

Copia di un documento di riconoscimento valido del richiedente e dell’eventuale delega nel caso la domanda sia presentata da un terzo, in quest’ultimo caso il delegato al momento dell’incasso deve essere munito di procura notarile o di delega all’incasso dove sia riportato, tra l’altro, il codice fiscale del beneficiario.

Copia del codice fiscale del beneficiario.

Eventuale certificato di morte dell’avente diritto. Nel caso eventuale dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà che attesti la qualità di erede del titolare del rapporto dormiente.

Copia del libretto di deposito o dell’assegno circolare. I titoli originali devono essere presentati alla Consap prima del rimborso; il titolo annullato sarà restituito al richiedente dopo il rimborso. Nel caso di smarrimento, sottrazione, distruzione del titolo originale deve essere prodotto l’originale del decreto d’ammortamento del titolo.

Attestazione rilasciata dagli intermediari, su modello pubblicato sul sito consap.it.

L’attestazione deve riportare l’estinzione del rapporto, l’avvenuto versamento al fondo con accertamento dei requisiti di “dormienza”, la dichiarazione di non aver già provveduto direttamente al rimborso al cliente.

La Consap, ai fini di verificare i presupposti per la restituzione, potrà richiedere ulteriore documentazione.

La Consap esamina le domande secondo l’ordine cronologico di ricezione delle domande delle stesse.

Le domande presentate in passato al Ministero dell’Economia o ancora indirizzate erroneamente allo stesso, saranno “girate” alla Consap che comunicherà ad ogni singolo interessato la “presa in carico” della pratica.

Verificato il diritto al rimborso e successivamente al versamento delle somme necessarie da parte del Ministero dell’Economia, la Consap effettuerà il rimborso al soggetto legittimato per bonifico bancario o postale o assegno circolare.

Nel caso la richiesta non venisse accolta, la Consap inoltrerà risposta specificando i motivi del diniego.
Nel caso invece di erroneo trasferimento al fondo da parte dell’intermediario, il rimborso, previa comunicazione della Consap, dovrà essere effettuato direttamente dall’intermediario o se possibile, sarà ripristinato il rapporto alle condizioni pregresse. Gli intermediari richiederanno poi alla Consap il rimborso dei fondi rimborsati/ripristinati.