GLI EROI DIMENTICATI

DI MIRCO COSIMO ANGELICA

Era l’ 8 agosto 1956 quando a Marcinelle in Belgio, nelle oscure profondità di una miniera, si spense la speranza per un futuro migliore di 262 uomini.
Tra di loro ben 136 provenivano dall’Italia.
136 Uomini prima ancora che minatori, uomini che si portavano dietro una vita di miserie e di sofferenze ben più gravosa del lavoro terribile e inumano che erano andati a svolgere in Belgio.
Le terre di provenienze di questi migranti erano per lo più quelle del sud dell’Italia.
Terre stupende come storia, cultura e paesaggi immacolati ma dove la fame regnava da padrona in tutte le case. Terre dove gli uomini fin da piccoli iniziavano a lavorare per aiutare la famiglia e le bambine venivano, spesso, “date” a famiglie benestanti per salvarle dalla miseria.
Storie terribili le nostre, storie dimenticate da tanti come se non fossero mai esistite, eppure tutto accadeva pochi anni orsono e sono ancora scolpite nella memoria di quelli che da piccoli le hanno in parte vissute.
Quasi in tutte le famiglie del Sud c’era almeno un emigrante che mandava lettere angoscianti per quanto accadeva loro nei paesi stranieri e per come venivano trattati. Tutte le lettere iniziavano con la frase “Io sto bene e spero che questa mia vi trovi tutti in buona salute” e tutte chiudevano allo stesso modo. Esternavano la consapevolezza che il loro sacrificio non era inutile, che serviva a tutta la famiglia per sopravvivere e che un giorno sarebbero ritornati a casa. Questi convincimenti erano più che sufficienti per aiutarli a superare ogni ostacolo e far loro accettare di sopportare ogni sacrificio. La loro certezza che un giorno sarebbero ritornati a casa li aiutava a superare tutto … forse l’anno prossimo, scrivevano, o forse l’anno dopo ancora .. il tempo passa presto vedrete e io ce la faccio, sono forte.
Dormivano come animali in grandi e fredde baracche stringendosi gli uni agli altri per riscaldarsi, venivano regolarmente emarginati da gente che parlava una lingua straniera e che li riteneva tutti ladri, violenti, stupratori e mafiosi … come tutti gli italiani dicevano.
Sopportavano tutto in attesa del giorno in cui sarebbero tornati a casa dai propri cari per vivere assieme una vita più dignitosa grazie a quanto stavano guadagnando e che inviavano quasi integralmente ogni mese a casa. A loro bastava poco o quasi niente. Non erano eroi ma erano tutti così!
Anche i 136 minatori italiani morti in Belgio l’8/Agosto/ 1956 non erano eroi ma sono morti da eroi e bene ha fatto oggi il nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del 62° anniversario della tragedia di Marcinelle, a ricordare il valore delle loro sofferenze e del coraggio di questi UOMINI migrati in terra straniera alla ricerca di un futuro migliore.
Dietro ogni uomo c’è una storia, così come c’è in quelli che oggi sbarcano da noi, sarebbe bene non dimenticarlo mai. Non tutti abbiamo avuto la fortuna di nascere nel Paese giusto e nel momento giusto anche nel nostro Paese. L’agiatezza e il benessere che ci circondano non ci sono stati sempre, come molti ottusamente credono, e in buona parte hanno origini lontane che affondano le loro radici in quelle fredde baracche o nei bui cunicoli di una miniera che in un attimo, a 1000 metri di profondità, ha ingoiato la vita di 136 disperati.
Forse non erano eroi ma non si possono dimenticare.