IL PICCOLO TRISTE MONDO DI TONY NELLY

DI ALESSANDRO ROBECCHI

Piccola storia di lavoro e propaganda, storia triste, ma anche istruttiva lezione sui media, minuscolo apologo su come va il mondo, o come lo si vorrebbe far andare.

Dunque si parte da un tweet. Un giovane denuncia: perde il rinnovo del contratto (viene di fatto licenziato) per colpa di Di Maio e del decreto dignità. Tweet molto polemico (giusto: la polemica è un diritto inalienabile). In pratica è disoccupato per colpa delle (minima) riforma della legge sul lavoro. Ha quasi finito i ventiquattro mesi di contratti a termine e ora la legge dice che non si può rinnovare oltre (non trentasei mesi come prima) e che il lavoratore va assunto, ma quelli non lo assumono e interrompono la collaborazione. Il nome social del giovane è Tony Nelly, il che già fa un po’ ridere. Ancora più ridere è che diventi un caso nazionale grazie alle home page di grandi giornali che ne rilanciano l’accorata denuncia nonostante il nickname evidentemente irrisorio (giusto: irridere è un diritto inalienabile).

Insomma, Tony Nelly diventa in un giorno il simbolo del governo che cancella posti di lavoro, accompagnato dalla ola dei commenti indignati. Ecco Repubblicache corre a intervistare il ragazzo (si chiama Simone, ha 32 anni), che spiega: lavorava da due anni, doveva essere assunto, glielo hanno promesso, poi, quando è passato il decreto dignità, la sua responsabile l’ha convocato e gli ha detto che non lo avrebbero fatto perché “un’assunzione a tempo indeterminato rischierebbe di ingessare troppo l’azienda” (parole sue, virgolette e tutto).

Il messaggio è chiaro: stabilire che dopo 24 mesi in azienda uno deve essere assunto invece di farsi altre 12 mesi da precario ingessa le aziende. Vergogna! Uno già si immagina la scena, abbastanza strappacuore: il datore di lavoro che convoca il giovane, gli spiega che l’aziendina è piccola, che non può sopportare il peso di un altro contratto fisso, che gli spiace molto, ma è colpa del decreto Di Maio, e lo lascia per strada. Ma la faccenda non finisce lì. Tony Nelly (Simone) diventa una specie di bandiera, un caso di scuola di come la riduzione dei rinnovi dei contratti a termine sia una specie di cianuro per l’economia, la gente vuol saperne di più. Così ecco approfondimenti e interviste, e lo sventurato rispose. Si scopre che Tony Nelly lavora in un grande gruppo bancario, Cariparma Crédit Agricole, che sbandiera sui suoi siti di avere 52 milioni di clienti in 50 paesi del mondo. Riassumo: un gruppo bancario di dimensioni planetarie sarebbe ingessato dall’assunzione di un giovane che ha già lavorato per loro due anni, che forse avrebbe (da precario) lavorato anche il terzo anno, e invece no: rischio ingessamento, ciao ciao, avanti un altro precario per altri 24 mesi.

Tony Nelly, insomma, è una ciambella della propaganda non riuscita, venuta senza il buco, peccato. Sembrava un così bel caso di scuola e invece è diventato un boomerang, perché che una grande banca mondiale si “ingessi” assumendo uno che lavora per loro da due anni è un po’ incredibile. Dunque diciamo che il grande gruppo mondiale ha preso la palla al balzo e ha usato un decreto del governo come scusa, e che Tony Nelly, invece di prendersela col governo cattivo (che è cattivo per altri migliaia di motivi, ma non per questo) avrebbe tutte le ragioni per prendersela con il suo (ex) datore di lavoro. Invece prevale la sindrome dello Zio Tom: dalla sua capanna difende il padrone della piantagione. Fine della triste storia.

Naturalmente si augura a Simone-Tony Nelly di trovare un lavoro quanto prima, magari un lavoro vero, che non lo costringa a pietire rinnovi anno dopo anno. E anche, magari, che pensi un po’ più ai suoi diritti e meno ai poveri datori di lavoro che “si ingessano” se lo assumono, anche se hanno 52 milioni di clienti in 50 paesi del mondo.