LA PACCHIA FINIRÀ, CARO MINISTRO

DI LUCA SOLDI

 

 

Oggi chiede controlli a tappeto per le due tragedie occorse in queste ore nel foggiano. Si scandalizza, si meraviglia, si appella al controllo militare del territorio.
Ci sono voluti i dodici morti di ieri sommati ai quattro di sabato per risvegliare la coscienza.
Pensare che poco meno di due mesi fa, il 14 giugno, il ministro dell’Interno aveva tuonato contro quel poco o tanto che la nostra politica aveva messo in campo: la legge contro il fenomeno del caporalato.
Salvini si era pronunciato anche contro il Codice degli appalti che secondo lui: “invece di semplificare complica così come la legge sul caporalato invece di semplificare complica. Probabilmente un paese più semplice è un paese meno corrotto».
Un vero atto di accusa contro una legge fatta da altri che oggi viene ripudiato.
Adesso ci rifletterebbe due volte a sparare contro quella legge,
E pensare che l’assemblea che poi lo aveva applaudito era ben autorevole, si trattava infatti di quella su Confesercenti a Roma.
Era sembrato evidente che il ministro degli Interni avesse attaccato la legge contro il caporalato e lo sfruttamento dei braccianti migranti nei campi di tutto il paese. Mancava Luigi Di Maio è questo aveva permesso a Salvini di prendersi tutta la scena e nell’assenza del ministro del lavoro, quello degli Interni aveva incassato il consenso della platea.
Salvini aveva evocato la legge sul caporalato ma non aveva chiarito bene su cosa tale provvedimento complicherebbe la vita alle aziende del settore.
Forse lo farà oggi davanti a quelle bare se avrà il coraggio di guardarle.

Non possiamo certo pensare che un ministro reputi giusto e legale pagare qualcuno 1 o 2 euro l’ora per raccogliere pomodori sotto il solleone ma da qui e condannare anche gli imprenditori che alimentano la piaga del caporalato ce ne corre.
Meglio focalizzare tutto sull’invasione,
meglio continuare a dire che la pacchia è finita.