LEGGE DI BILANCIO TRA SMENTITE E ACCORDI TUTTE LE FASI DELLA MANOVRA

 

DI MARINA POMANTE

Riforme, Flat tax, Reddito di cittadinanza, sono i tre grandi temi della prossima Legge di Bilancio.
Lega e Movimento 5 Stelle ieri sembravano decisi sulla rottamazione degli 80 euro, il famoso bonus Renzi, piaceva a tutti questa “rottamazione”, politicamente perfetta, ma soprattutto importantissima per la manovra.
Oggi la smentita, ieri sera si faceva strada l’ipotesi di tagliare il bonus Renzi di 80 euro per dirottare quindi i fondi sulla Flat Tax. Un’ipotesi però smentita da Palazzo Chigi. “E’una fake news”, hanno fatto sapere fonti vicine al Governo a proposito delle indiscrezioni di stampa.
Il “bonus Renzi”, è entrato in vigore nel 2016, una battaglia personale dell’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi, con Angelino Alfano e Pier Carlo Padoan. Un “premio” da 80 euro lordi mensili per i lavoratori dipendenti sotto i 26 mila euro di reddito, costerà la bellezza di 9 miliardi di euro l’anno e finirà nelle tasche di 11 milioni di contribuenti.
Ieri sera nel vertice a Palazzo Chigi tra il premier Giuseppe Conte ed i ministri economici sembrava essere arrivato l’accordo. Il bonus, sarà azzerato ed utilizzato per finanziare il primo modulo della flat tax per le persone fisiche. La rottamazione era nella Legge di Bilancio del 2019, insieme all’estensione della tassa forfettaria del 15% per le imprese.

Il primo a parlarne nella tarda serata di ieri era stato il ministro dell’Economia Tria.
In un’intervista ieri sul Sole 24 Ore aveva assicurato: “Si lavora su una serie di possibili interventi fiscali per avviare la riforma dell’Irpef anche per le persone fisiche, finanziandola con un maxi-riordino dei bonus fiscali che potrà comprendere anche il bonus Renzi da 80 euro”.

Il ministro, definiva il “bonus Renzi” complicato. “Non è uno sgravio (non riduce neanche la pressione fiscale complessiva, cosa che creava problemi anche a Padoan), inoltre crea difficoltà anche nel momento dei conguagli, con troppa gente costretta a restituirlo in tutto o in parte per aver superato il tetto di reddito. Meglio utilizzare i 9 miliardi per una prima riduzione delle aliquote o un accorpamento degli scaglioni Irpef.” Ecco così che poteva nascere, il primo modulo della Flat tax per i cittadini.

L’idea per il piano tasse resta confermata dal vertice di ieri sera, quella di definire da subito, con la Legge di Bilancio del 2019, ma triennale, il percorso dei tagli fiscali sulle famiglie per l’intero arco della legislatura.
Un programma a tappe, ma verosimile perché scritto in una legge. Il governo sfrutterà l’effetto annuncio, perchè capace di incidere positivamente sui consumi e sulla crescita, ed avrebbe tempi più comodi per le coperture. Qualsiasi sgravio fiscale si decidesse per il 2019, avrebbe i principali effetti contabili nel 2020, cioè nel momento della dichiarazione dei redditi. Stesso discorso vale per le imprese, ci sarà un piano ancora più semplice, perché basterà alzare i tetti di fatturato sotto i quali si applica il regime forfettario dei minimi, con l’aliquota già al 15%.

La prima manovra del Governo gialloverde potrebbe contenere anche un intervento sulle pensioni. In cantiere ci sarebbe un primo allentamento della legge Fornero: possibile l’introduzione, della “quota 100” tra età (probabile minimo 64 anni) e contributi, fortemente voluta da Salvini. La misura, costerebbe circa 4 miliardi. Più difficile “quota 41”, cioè la possibilità di uscire a qualunque età con 41 anni e mezzo di contributi.

Entrambi sia la Lega che il Movimento, sono decisi a varare gli sgravi sia per le famiglie che per le imprese, dando così un segnale di cambiamento all’economia. Sulla copertura della manovra fiscale ancora non c’è un perfetto accordo. La “pace fiscale” però darebbe un gettito una tantum, ma ancora non c’è una linea comune da tenere con la Ue nel negoziato per ottenere la possibilità di fare un deficit un po’ più alto. Salvini e i suoi sono sempre pronti allo scontro politico, mentre Di Maio appoggia la linea di Tria della “compatibilità”.

Una pressione fiscale da alleggerire, questo è lo scopo che si è prefisso il Governo.
Pur rimanendo prudente, il ministro dell’Economia Giovanni Tria, davanti alla commissione Finanze del Senato, ha espresso la linea che verrà seguita nella Legge di Bilancio.
“La task force creata al ministero per studiare la Flat tax, ha come riferimento un quadro coerente di politica fiscale e in armonia con i principi costituzionali di progressività, che l’attuale sistema Irpef fa fatica a garantire” inoltre ha aggiunto: “le riforme previste dal contratto di governo vanno attuate ma mantenendo l’equilibrio dei conti pubblici e l’impegno per la riduzione del debito pubblico”.

In contemporanea però, una dichiarazione di Di Maio, surriscaldava il clima, colpevolizzando le banche di atteggiamento arrogante. Un pesante attacco dell’M5S contro il sistema bancario.
Il vice premier che era in Calabria per visitare l’azienda dell’imprenditore Nino De Masi che vive sotto scorta per aver denunciato il racket, ha criticato il comportamento di Mps nella vicenda che ha portato al fallimento dell’impresa per poi allargare il discorso al comparto bancario nella sua interezza. “Il sistema bancario la deve pagare” ha detto di Maio, “perchè ha avuto un atteggiamento arrogante infischiandosene dei risparmiatori e dello Stato ed è stato protetto da ambienti politici sia in questa regione che a livello nazionale. Se vogliamo sostenere le imprese dovremo ridurre l’arroganza di certe organizzazioni, quelle illegali e anche di alcune legali”.

L’obiettivo del ministro del Lavoro, forse, è proprio preparare il terreno per la prossima Legge di Bilancio; all’origine della proposta del reddito di cittadinanza, una parte delle coperture veniva dall’aumento della tassazione proprio sulle banche.
Forza Italia alle dichiarazioni di Di Maio, ha chiesto l’intervento della Banca d’Italia dichiarando: “minacce inaccettabili”.

Tria usa toni diversi meno aggressivi parlando delle banche e della riforma delle Banche di credito cooperativo.
Ostracizza una “moratoria generale” della riforma varata dal Governo Renzi che spinge all’accorpamento degli istituti. E si limita a valutare che c’è bisogno di “alcuni ritocchi necessari”.

Il punto focale del discorso del Ministro Tria, resta proprio sulle riforme del contratto di governo e afferma:”Parlare di pace fiscale, non vuol dire fare nuovi condoni ma un fisco amico che favorisca l’estinzione dei debiti”.
All’origine della proposta della Lega, la “pace fiscale” comprende un condono, perchè la previsione, è di chiudere i conti con il Fisco, pagando una parte del debito.
Ma il Movimento cinque stelle si è sempre dichiarato perplesso sul punto in questione.
Trovare una mediazione tra i due schieramenti politici, sarà l’incombenza del ministro dell’Economia Giovanni Tria.
Nel suo progetto, non ci sarà la possibilità di andare in contro all’evasore, ma un intervento a favore di chi aveva già denunciato i suoi redditi ma che poi non è riuscito a pagare perché senza mezzi. Sicuramente sarà difficile tracciare una linea di confine tra chi non paga e chi non può pagare. Ma è questa l’intenzione di Tria quando parla di un Fisco “che ha a cuore accanto alla riscossione anche il suo presupposto, cioè creare ricchezza e consumi”.
Sulla crescita il ministro dice che nel 2018, l’Italia, “non sarà lontana da quella programmata”, al momento fissata all’1,5%.

Il reddito di cittadinanza, un’altra riforma del contratto di governo.
Per il ministro dell’economia Tria, non è il momento di chiedersi quanto costa significherebbe: “porsi una domanda sbagliata”. E dichiara: “il costo di un provvedimento non può essere tutto addizionale ma in parte sostitutivo”. In sostanza si tratterà di “trasformare strumenti di protezione sociale già esistenti in altri strumenti”, poi è in divenire “il costo differenziale e come introdurlo gradualmente”.
Che vuol dire, che il reddito di cittadinanza, quando arriverà, prenderà il posto ai relativi stanziamenti del Rei, con il reddito di inclusione già operativo e destinato alle famiglie sotto la soglia di povertà assoluta. In forse anche per la Naspi, l’attuale indennità di disoccupazione. Un modo per rendere il reddito di cittadinanza non paragonabile ad una misura di assistenza pura e più vicino a uno strumento che spinga chi incassa l’assegno a cercare un lavoro.

Nelle ultime ore Di Maio fa un altro annuncio:”incentivi per i contratti a tempo indeterminato per gli over 35″.
Mentre si combatte ancora per far quadrare i conti e inserire nella manovra di bilancio reddito di cittadinanza e flat tax, bisognerà fare i conti anche con questa nuova misura promessa dal ministro del Lavoro
Nel corso di un’intervista a Rtl 102.5, Luigi Di Maio parla di contratti: incentivo indeterminato over 35.
“A fine anno, aumenteremo gli incentivi per i contratti a tempo indeterminato dei lavoratori over 35. Le persone valide non possono assolutamente restare precarie a vita”. Una nuova dichiarazione da parte dello Stato, che mette in preallarme il ministro dell’Economia Giovanni Tria che dopo il vertice di governo di ieri, dovrà fare i conti anche con questo nuovo annuncio di Luigi Di Maio per inserire nella manovra un’altra spesa.
Il ministro del Lavoro, in ogni caso, ha anche chiarito alcune cose sul decreto dignità, diventato legge proprio nelle scorse ore, dichiarando: “Non è vero che i contratti non possono essere rinnovati già a partire da settembre: si possono prolungare normalmente fino a novembre. Dopodiché le aziende devono scegliere”.
“Basta sfruttare i nostri giovani”
Nel mirino della misura varata dal parlamento, secondo Di Maio, non ci sono le piccole e medie imprese che dovranno fare i conti con il nuovo limite di 24 mesi per i contratti a tempo determinato, ma le grandi multinazionali: “È finita l’epoca dei ricatti inoltre ha aggiunto “Non possiamo sentir dire alle grandi multinazionali “o ci fate sfruttare i nostri giovani, o ce ne andiamo da un’altra parte”. Poi ritorna sugli incentivi per i contratti a tempo indeterminato degli over 35: “Abbasseremo i costi del lavoro per i contratti a tempo indeterminato e poi passeremo a fare gli investimenti. Basta immolare i nostri giovani”.

Il dibattito acceso è sempre in evoluzione…
La manovra costerà 25 miliardi con la Flat tax, l’avvio del Reddito di Cittadinanza e probabilmente un primo allentamento della Legge Fornero sulle pensioni, la manovra del 2019 avrà il costo di circa 25 miliardi di euro, di cui metà per scongiurare gli aumenti dell’Iva. Sul fronte delle coperture, per ora, ci sono il bonus Renzi, un paio di miliardi di altre detrazioni per le imprese che potrebbero sparire, e il gettito della “pace fiscale”. Altro dibattito delicato tra Lega e 5Stelle, con il Movimento che punta a circoscrivere la sanatoria solo ai piccoli contribuenti, mentre la Lega la ipotizza anche per le imprese. Da come verrà impostata, dipenderanno anche gli incassi, che oscillano tra uno e tre miliardi.

Per il Governo le coperture dovrebbero fermarsi qui. Metà manovra, 12 miliardi su 25, dovrebbe dunque essere finanziata in deficit per evitare che tagli di spesa o nuove entrate deprimano troppo l’economia. Anche se non è ancora sicuro che sia d’accordo la UE. Il negoziato è in corso e per il momento non sembra stia andando male. Per l’ennesima volta ieri sera i ministri della Lega sono stati chiari. Il programma di Governo deve essere attuato. Senza se e senza ma, di Bruxelles.

Proprio in questi minuti, arriva la conferma da parte del ministro Salvini che gli 80 euro del bonus Renzi, non saranno toccati, né sono previsti ritocchi all’Iva.