MINORCA, ISOLA DI SQUALI, TSUNAMI E BUFALE

DI CHIARA GUZZONATO

Pare che quest’anno Minorca sia vittima della gogna mediatica dei giornali italiani (e non solo). Dal paradiso di acqua cristallina e sabbia bianca si è tramutata in un luogo di meduse portoghesi (inizialmente definite addirittura “letali”, poi solo “molto dannose”), squali e mini-tsunami.
Il mese scorso questa meravigliosa isola è stata vittima di alcuni articoli che, in piena stagione, non fanno certo bene al turismo. In particolare, hanno avuto molta eco un paio di episodi: uno squalo (precisamente una verdesca) avvicinatosi alla riva di una spiaggia e un mini-tsunami che avrebbe seminato il terrore tra minorchini e turisti.
Per quanto riguarda la verdesca, non neghiamo la veridicità della notizia. Ciò che ci sembra fuori luogo è il modo in cui essa è stata data: titoli quali “Squali tra i turisti a Minorca: proibiti i bagni” (CorriereTV), “Squali in acqua tra i turisti” (Panorama TV), oltre ad essere non corretti (lo squalo era solo uno), generano inutile preoccupazione. Un ragazzo minorchino ci ha raccontato che una quindicina di anni fa, in un’altra spiaggia dell’isola, lui stesso ha visto uno squaletto (probabilmente un’altra verdesca) proprio a riva. Ma non c’erano ancora i social network.

Capiamo  l’interesse nel dare la notizia, ma basta fare qualche ricerca online per vedere che la verdesca è uno squalo che attacca solo se portato all’esasperazione, e che da sempre popola il Mediterraneo. Il giornale di Minorca, ad esempio, ha dato un titolo più neutro: “Prohíben el baño en Arenal d’en Castell tras avistar una tintorera en la playa” (“Proibito il bagno ad Arenal d’en Castell a seguito dell’avvistamento di una verdesca vicino alla spiaggia”).
L’altra questione che ha creato ancora più paura (ed ha avuto eco internazionale) è quella del “mini-tsunami” del 16 luglio. Non si sa per quale motivo quest’anno i periodici di tutta Europa (The Independent, The Sun, Daily Mail…) abbiano deciso di dedicare tanta attenzione a un fenomeno che avviene più volte l’anno nell’isola di Minorca, e l’abbiano chiamato “tsunami”. Trattasi di una semplice “rissaga” (la nostra risacca), ampiamente prevista e per la quale nessuno qui (viviamo sull’isola sei mesi l’anno) si è preoccupato. Ma anche in questo caso, titoli a effetto: “Turisti in fuga a Maiorca e Minorca, mini-tsunami allaga la costa e spazza via barche e bar” (Il Messaggero), “Mini-tsunami a Maiorca e Minorca, paura tra i turisti: «Onde di un metro e mezzo»” (Il Mattino).

L’errore, questa volta, non sta nel dare una notizia errata, ma nel generalizzare. Perché scrivere “Maiorca e Minorca” quando l’unica che ha avuto effettivamente una “rissaga” come non si vedeva da moltissimi anni è stata Maiorca ? Perché parlare di “terrore” ? Qui a Minorca nessuno si è terrorizzato, alla mattina noi della zona abbiamo visto la spiaggia di Cala’n Blanes allagata, e il mare poco a poco è tornato al suo posto. A Ciutadella il porto ha gestito il tutto come fa più volte l’anno. A Maiorca, nel porto di Alcudia, il fenomeno è stato effettivamente più intenso e non normale: ma Maiorca e Minorca non sono la stessa isola.
Noi lavoriamo nel turismo, molti italiani hanno chiamato gli hotel preoccupati, domandando se fosse sicuro venire in vacanza qui. Molti turisti con i quali abbiamo parlato anche noi ci hanno chiesto com’era stato lo tsunami, che era successo.
Perché seminare il panico ? Perché danneggiare il turismo in piena stagione ? Il giornalismo è molto potente, la gente legge, si informa, la notizia corre e si ingrandisce.
Sarebbe preferibile un giornalismo meno gridato, più obiettivo, meno teso allo scoop e più informato.
L’isola di Minorca (non) ringrazia.