ARGENTINA: CON UN VOTO SENZA COLPI DI SCENA, IL SENATO RESPINGE LA LEGGE SULL’ABORTO

DI FRANCESCA CAPELLI

DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE A BUENOS AIRES

La legge non è passata in Senato. In Argentina non sarà possibile interrompere una gravidanza in modo legale. Si continuerà a farlo in modo clandestino: in cliniche private di lusso per le ragazze con mezzi economici; senza nessuna garanzia igienica e nella solitudine per le donne povere. Come è sempre avvenuto.
Con 38 voti contrari, 31 favorevoli, due astenuti e un assente, il Senato ha respinto la legge che era stata approvata di misura alla Camera. Il grosso dei no è arrivato dal Pro, la coalizione di governo. Il presidente Mauricio Macri si era detto contrario, ma pure aveva lasciato libertà di coscienza ai propri parlamentari e aveva annunciato che, in caso di vittoria del sì, non avrebbe messo il veto sulla legge.
Ha votato quasi compatto a favore del sì il gruppo di senatori che fa capo a Cristina Kirchner, compresa la stessa ex presidenta che, durante i suoi due mandati, aveva fatto di tutto per ostacolare il cammino parlamentare della legge. Ma l’occasione questa volta era troppo ghiotta: buttare tra le mani di Macri una patata bollente.
Se la legge fosse passata, l’attuale presidente si sarebbe trovato stretto tra due fuochi. Avrebbe potuto vetare la legge, assumersene la responsabilità a livello personale e provocare un malcontento incontenibile nel momento peggiore del suo mandato, con il dollaro di nuovo in salita, l’inflazione inarrestabile, nuovi rialzi nelle tariffe dei servizi pubblici e un indice di povertà che a fine anno, secondo le stime dell’Universidad Católica Argentina, supererà il 30 per cento, dopo aver chiuso il 2017 al 25,7 per cento. Se invece avesse approvato la legge, si sarebbe trovato contro la Chiesa cattolica, attualmente nel punto più basso del suo feeling con il presidente, al quale contesta le politiche economiche ferocemente neoliberiste messe in atto finora.
A togliere dall’imbarazzo il presidente ci hanno pensato i voti contrari dei senatori del PJ, i peronisti che non fanno capo né a Cristina Kirchner, né al suo ex compagno di partito e ora rivale Sergio Massa (sì, è dura la vita di una corrispondente dall’Argentina quando deve spiegarne la politica a chi non vive nel paese).
Il risultato già stato ampiamente previsto nei giorni scorsi, quando i senatori avevano espresso le loro intenzioni di voto. Ugualmente, mentre in Senato si discuteva, decine di migliaia di donne e uomini, che esibivano il fazzoletto verde simbolo della campagna, si sono radunati nelle strade intorno al Congresso per chiedere che l’aborto in Argentina diventasse legale. Si sapeva fin dall’inizio che la legge avrebbe trovato il maggior ostacolo proprio nel Senato, per la sua stessa composizione: tre senatori per ogni provincia, indipendentemente dal numero di abitanti. Con questa ripartizione i conservatori si sono trovati in vantaggio.
Attorno alle 21, la vicepresidente della nazione Gabriela Michetti (che presiedeva la seduta in Senato) ha invitato i parlamentari a votare in fretta perché la polizia aveva dichiarato che dopo le 22 sarebbe stato più complicato garantire la loro sicurezza. Agli allibiti senatori dell’opposizione che chiedevano spiegazioni, ha opposto alcuni balbettii. La seduta è proseguita fino all’alba, ma il senso delle sue parole è apparso chiaro più tardi, durante le cariche della polizia contro manifestanti, con idranti e gas lacrimogeni. Otto persone sono state arrestate.
L’Argentina rinuncia così a essere il secondo paese sudamericano (dopo l’Uruguay) a legalizzare l’aborto. Una contraddizione, per il paese che per primo, nella regione, ha reso possibile il matrimonio paritario (nel 2010, dopo che dal 2002 esistevano già le unioni civili). Un paese dove cambiare sesso è una semplice procedura amministrativa e che ha la legge sulla fecondazione assistita più permissiva del mondo. Un paese che già nel 1921, con la riforma del codice penale, aveva introdotto la non punibilità dell’aborto volontario, in caso di stupro o pericolo per la salute della madre.
Ora, per un anno, non sarà possibile ripresentare un analogo progetto di legge, salvo che non si ricorra al referendum. Ma aver superato il voto della Camera ed essere arrivati fin qui dimostra che il cammino dei diritti delle donne può essere rallentato ma non fermato. Forse ci sarà da aspettare ancora un anno, forse due. Ma l’aborto legale e sicuro, prima o poi, será ley. Sarà legge dello Stato.

Nella foto, una delle immagini della campagna per l’aborto legale in Argentina. Fonte: www.abortolegal.com.ar/