RASHIDA TLAIB E ALEXANDRIA CORTEZ: FIGURE POLITICHE NUOVE NEL PANORAMA STATUNITENSE

DI ALBERTO TAROZZI

Cambia davvero il panorama politico negli Usa, sul fronte democratico. O si tratta solo di un’illusione ottica?
Tre i requisiti che paiono fornire in prevalenza i tratti fondamentali degli astri nascenti.
Essere donna, essere spesso di famiglia di provenienza da paesi poveri del pianeta o di famiglia operaia e professare un orientamento ideologico marcatamente di sinistra.

Pochi mesi fa c’era stata la vittoria a super sorpresa, alle primarie dello stato di New York della semisconosciuta Alexandria Ocasio Cortez, una giovane di origini portoricane e di famiglia operaia, favorevole ad un allargamento dei diritti sociali connessi a sanità e istruzione, nonché permissiva sul piano dell’accoglienza ai migranti. La vittoria venne nonostante le fosse contrapposto un big del suo partito. La Cortez si proclama “socialista” (ma in una formazione politica “socialdemocratica”), sia pure un socialismo dai contorni non troppo definiti; in una miscela di prese di posizione progressiste senza un grande radicamento in un passato politico conosciuto, che aveva fatto parlare di una sorta di populismo di sinistra e che in molti, nello stesso establishment democratico, avevano sminuito di significati.

In primo luogo, proprio una donna Nancy Pelosi, deputata e storica leader dei Democratici alla Camera, era stata tra quelli che avevano minimizzato il significato della vittoria della Ocasio-Cortez, giudicandola un fenomeno locale e attribuendola a questioni identitarie che caratterizzavano il Distretto luogo delle sue elezioni, pieno di ispanici e di operai e dove i bianchi appartengono a fasce di popolazione istruita e progressista.
Il fenomeno però pare allargarsi a macchia d’olio e si calcola che siano 11 le candidate al governatorato di uno stato a stelle e strisce con un identi-kit non troppo distante da quello di Alexandria.

Tutte giovani, in linea quasi sempre con Sanders e dunque con proposte orientate a sinistra.
Del gruppo è di fatto entrata a far parte recentemente anche Rashida Tlaib, che rispetto alla Cortez vanta comunque un curriculum più intenso, anche se alla sua ascesa stanno contribuendo pure dei fattori che potremmo definire un po’ fortunosi. La Tlaib, musulmana di origini palestinesi, fu eletta già nel 2009 in Michigan, divenendone rappresentante alla Camera fino al 2014. Alle elezioni di pochi giorni fa ha battuto altri 5 candidati e si è guadagnata la possibilità di rappresentare il distretto che ingloba Detroit, coi suoi oltre 150 mila Mediorientali, e parte della sua periferia. Dal momento che nessuno, Repubblicano o altri partiti, si è candidato, Rashida correrà da sola alle elezioni di mid-term di novembre. Il seggio è già suo, prima donna musulmana al Congresso, in un Distretto composto da un mix di bianchi, neri e ispanici più ancora che da musulmani.

Una fortuna che pare però fondata su precedenti più solidi di quelli della Cortez.
In passato la Tlaib, oltre i 5 anni come parlamentare in Michigan, vanta un lavoro da avvocata. Fa parte della corrente dei Democratici che sostiene Bernie Sanders e promette di lavorare per un’assistenza sanitaria universale, per politiche sostenibili sull’ambiente e giuste sull’immigrazione, per finanziare la scuola pubblica.
A chi le chiede se è pronta allo scontro con un personaggio come Trump risponde che è il Presidente.bullo a non essere pronto a scontrarsi con lei
Al di là del rischio di esprimere giudizi categorici e prematuri, è comunque certo che una nuova figura di professionista della politica sta emergendo nel panorama politico americano.

Ma il fatto che si tratti di donne del Partito Democratico non deve far pensare alla riproduzione di una figura come quella di Hillary Clinton.
Al contrario, la prossimità a Sanders e non solo quella, lascia intendere che abbiamo a che fare con donne ben consapevoli che le battaglie sui diritti civili non servono a molto se poi le eventuali vittorie devono essere gestite in un contesto in cui i diritti sociali di un welfare dimenticato non sono sostenibili.
Mancano a dire il vero prese di posizioni sulle questioni internazionali, dove la Clinton cadde rovinosamente, ma questo non lo si può chiedere per una scadenza elettorale del tutto interna alle logiche della politica nazionale statunitense.

Resta il fatto che la Tlaib, musulmana e palestinese, non pare proprio corrispondere agli stereotipi di politicante wasp (bianco, anglosassone e protestante) che caratterizzavano i vincitori Usa in anni lontani, ma anche in anni fin troppo prossimi a noi.