SCOPELLITI: NELLA SOLITUDINE, LIBERO, ONESTO E CORAGGIOSO

DI LUCA SOLDI

 

 

« Il giudice è quindi solo, solo con le menzogne cui ha creduto, le verità che gli sono sfuggite, solo con la fede cui si è spesso aggrappato come naufrago, solo con il pianto di un innocente e con la perfidia e la protervia dei malvagi. Ma il buon giudice, nella sua solitudine, deve essere libero, onesto e coraggioso. »

Antonino Scopelliti, giudice, uomo di legge viene assassinato il 9 agosto del ‘91, da mafia, ‘Ndrangheta e (volendo pensare male) poteri occulti disturbati dal suo impegno.

Lo ricordiamo anche perché impegnato nelle indagini sulla strage del treno 904 per quell’attentato dinamitardo che avvenne il 23 dicembre 1984 nella Grande Galleria dell’Appennino, subito dopo la stazione di Vernio.

Su quel treno, carico di viaggiatori, persero la vita 16 persone e decine furono i feriti.

Per questo processo, che si concluse in Cassazione nel marzo del 1991, il procuratore Scopelliti aveva chiesto la conferma degli ergastoli inferti al boss della mafia Pippo Calò e a Guido Cercola, nonché l’annullamento delle assoluzioni di secondo grado per altri mafiosi. Il collegio giudicante della Prima sezione penale della Cassazione, presieduto da Corrado Carnevale, rigettò la richiesta della pubblica accusa, assolvendo Calò e rinviando tutto a nuovo giudizio.

Scopelliti rappresentò, la pubblica accusa anche nel caso Moro, durante il primo processo, al sequestro dell’Achille Lauro, alla Strage di Piazza Fontana.

Per mettere fine al suo impegno venne assassinato il 9 agosto 1991, mentre era in vacanza in Calabria, sua terra d’origine, in località Piale, nella frazione di Villa San Giovanni, sulla strada provinciale tra Villa San Giovanni e Campo Calabro.