VERO, BISOGNEREBBE NON EMIGRARE. MA DI MAIO SU MARCINELLE DICE ALTRO 

DI GILBERTO SQUIZZATO

“La riflessione che suscita in me Marcinelle è che non bisogna emigrare”. Basta un’affermazione come questa per convincermi definitivamente della mia siderale distanza dal Di Maio-pensiero (e perciò anche dal movimento che ne ha accettato l’investitura -dall’alto- a “capo politico”). Non è l’affermazione in sè che mi turba ma I suoi presupposti etici e politici. Cosa dice infatti Di Maio con queste parole? 1 Dice che il problema non è la sicurezza dei posti di lavoro (ovunque, in tutto il mondo) ma il non restarne vittime perché costretti ad andarci a lavorare. Dunque: a) se a Marcinelle fossero morti non migranti italiani ma turchi, svedesi o coreani la disgrazia non ci avrebbe riguardato; b) che chi emigra oggi in Italia farebbe bene a evitarlo, perché emigrando si può incappare in condizioni di lavoro insicure (per esempio raccogliendo pomodori e viaggiando in pulmini insicuri che possono schiantarsi contro altri veicoli e abitando in tuguri come capitò ai minatori italiani in Belgio (nota bene: questi sono i presupposti ideologici dell attuale ministro degli interni) 2 Dice che furono e tuttora sono incauti e autolesionisti I milioni di lavoratori meridionali che per decenni si sono trasferiti al nord: quegli stessi che hanno portato fatica, intelligenza, creativitá nelle fabbriche, negli uffici, nelle scuole e università dell Italia industriale e post industriale. 3 Offre un’idea solo punitiva (e asfitticamente provinciale) dell emigrazione, come se non ci fossero centinaia di migliaia di giovani italiani che dilagano nel mondo non perché spinti -come pure accade in molti casi- dalla disoccupazione ma dal desiderio (ignoto a Di Maio) di scoprire ed esprimere il meglio di sè in centri di ricerca, aziende avanzate, laboratori che stanno in mondo più vasto dei nostri confini di cui si sentono a buon diritto cittadini. 4 Esprime , per converso, una profonda disapprovazione per quei migranti che vengono in Italia per analoghi motivi (per migliorare non solo la loro condizione economica ma anche quella esistenziale che si realizza acquisendo nuova conoscenza e costruendo nuove relazioni sociali, anche trans-culturali). 5 Consacra come valore il principio della stabilitá territoriale (“il restare a casa propria”) che connota però una visione retriva, pigra e conservatrice dell essere sociale, in questo modo cristallizzando anche la propria (presumibile) “identità regionale” dentro un modello centripeto e autoreclusivo che non fa onore ai suoi concittadini e più in generale al Sud del paese. 6 Legittima una concezione puramente pauperistica e “assistenziale” del reddito di cittadinanza, che appare cosí come l’antidoto (reazionario, passatista e borbonico) alla disoccupazione oltre che come disencentivo alla “mobilitá” non solo geografica ma anche sociale e culturale. Questi purtroppo i presupposti del Di Maio-pensiero ministro del lavoro nel 2018!), che altrimenti non avrebbe pronunciato con tanta disinvoltura quella frase così infelice e scoraggiante che denota una visione arcaica della società che non posso condividere e che mi obbliga a dire tutta la mia lontananza dal suo progetto (?) politico. Prossima uscita la sconfessione dell’Erasmus perché favorisce nei giovani la curiositá mentale, culturale e sociale, oltre che geografica?