E QUANDO TROVERANNO IL VACCINO CONTRO IL VIRUS DELL’HIV?

DI VANNI CAPOCCIA

Quando venne individuato il virus che provocava l’Hiv-Aids nei #Sert (servizi per le tossicodipendenze) ci trovammo ad affrontare una malattia devastante, non solo portava alla morte ma marchiava con uno stigma indelebile le persone infette come in passato, per fare un esempio, aveva fatto la peste: non a caso l’Aids venne rapidamente definita la malattia del secolo, la “peste del 2000”.

Non c’erano farmaci, non c’erano specialisti, c’era solo una diagnosi funesta. L’unica terapia che avevamo a disposizione eravamo noi stessi che ci occupavamo di loro e ci facevamo carico delle loro paure con il solo aiuto della parola, della credibilità guadagnata, del sentimento.

Di quello che provavo e vedevo, dei racconti e parole che ascoltavo, dei rischi che con i colleghi correvo, delle morti che ho visto non ne parlavo con nessuno. Mai una parola a casa dove avevo due figlioli piccoli. Anche con i e le colleghe-amiche ne discutevamo con distanza.

Poi il servizio sanitario incominciò ad attrezzarsi, i medici a conoscere, nacquero ambulatori specifici, comunità residenziali, associazioni come la Lila che si occupavano di loro, vennero individuate terapie ed ora l’#Aids riescono a cronicizzarla. Merito di scienziati, medici, infermieri, psichiatri, psicologi, sociologi, assistenti sociali, educatori che da allora hanno studiato, si sono informati e formati.

Eppure c’è una cosa che non sono ancora riusciti a fare: trovare il vaccino contro quel virus. Se accadrà sarà come quando #Sabin trovò quello contro la poliomielite. Sarà un giorno bellissimo per l’umanità. Si potrà e dovrà avviare un programma di vaccinazione di massa a livello mondiale contro questa pandemia.

È un momento che aspetto dal giorno in cui al Sert di Perugia arrivò la prima risposta di sieropositività. Spero solo che quando accadrà non ci saranno più ministri che parleranno di “obbligo flessibile” di vaccinazione, senatori e consiglieri regionali che pensano che basti andare in processione da un infettato per produrre gli anticorpi contro un virus, ma persone responsabili più attente alle persone e alla collettività che ai voti che si guadagnano o perdono.