POCHE SPIAGGE LIBERE PER UN PUGNO DI EURO AL DEMANIO

DI MARINA POMANTE

Il documento “Le spiagge sono di tutti!“, l’ultimo rapporto di Legambiente, denuncia l’effetto dela privatizzazione delle coste italiane. Nel rapporto è evidenziato come malgrado il nostro Paese disponga di circa 8 mila chilometri di coste, trovare una spiaggia libera, diventa un’impresa difficile… Inoltre, le poche che ci sono, non si trovano esattamente in luoghi elitari, sono invece dislocate vicino alle foci di fiumi, fossi o fognature…

Le spiagge occupate da stabilimenti balneari privati che oltretutto godono di canoni bassissimi e non sono interessate da controlli, costituiscono oltre il 60% delle coste disponibili. I ricavi da questi affitti, per lo Stato sono irrisori, dai dati del 2016 ad esempio, a fronte di un giro d’affari degli stabilimenti balneari pari ad almeno 15 miliardi, il ricavato degli affitti è stato di appena 103 milioni.
Se tutto questo va bene per l’incentivazione dell’impresa, non è sicuramente equilibrato per il ritorno nelle Casse dello Stato.

Il conteggio delle concessioni demaniali marittime si attesta a 52.619 e la tendenza è in aumento. Sono oltre 19 milioni di metri quadrati di costa, inibiti al’uso di spiagge libere e quelle poche rimaste, sono prevalentemente in aree dove la balneazione è difficoltosa o addirittura vietata.

Non tutti i comuni adottano uno standard di concessioni sulla base di una percentuale minima o massima… Ce ne sono alcuni infatti, dove la percentuale di concessioni arriva al 90%. Tanto per fare degli esempi: solo il 23% della costa emiliano-romagnola è offerto come spiaggia libera e in Liguria si precipita ad un esiguo 14%.
I dati differiscono tra regione e regione e non esiste nessuna competenza ministeriale in merito al monitoraggio del fenomeno.
Un caso limite è quello di Mondello (PA) con concessioni a privati pari al 90% della spiaggia disponibile.
Altro elemento sgradevole per i bagnanti è la scarsissima presenza di permessi di passaggio alla battigia…
La battigia marina è del demanio marittimo, quindi è un bene comune.
La disciplina circa il libero accesso alla battigia è prevista all’articolo 3, comma 1, lettera e) del decreto legge 5 ottobre 1993 numero 400 convertito in legge il 4/12/1993, numero 494 ed è stata materia d’intervento della Corte Costituzionale circa la sua generale applicabilità.
La normativa è invocabile anche se per accedere alla battigia bisogna attraversare una zona privata ovvero soggetta a concessione demaniale: per tale ragione, il cittadino può sempre chiedere gratuitamente di poter accedere alla battigia.
L’eventuale diniego costituisce un illecito, se il cittadino si vedesse rifiutare l’ingresso o l’accesso alla battigia, potrà chiedere l’intervento delle Forze dell’ordine, ovvero della Guardia Costiera (più competente in questo caso) al fine di far valere i propri diritti.

C’è poi da “fare i conti” col problema dei controlli sulle spiagge date in concessione, dove spesso si impedisce alle persone di accedere al mare, con dei muri lunghi chilometri, come accade sul litorale di Ostia, a Roma.
A Forte dei Marmi gli stabilimenti su circa 5 chilometri di costa, sono 100. A Bacoli, in Campania, il Comune ha indicato che alla spiaggia libera debba essere riservato almeno il 20% della costa, ma in realtà non si arriva al 2%.

L’associazione ambientalista, per queste ragioni chiede una legge quadro nazionale, nella quale siano tutelati gli arenili ed il diritto di fruire di spiagge libere, accessibili e gratuite. Per Legambiente la norma dovrebbe annoverare almeno 4 punti fondamentali: almeno il 60% delle spiagge riservato alla libera fruizione; premiare la qualità in sede di assegnazione di concessione; rivedere la politica dei canoni in maniera da renderli adeguati e delle risorse da utilizzare per la riqualificazione ambientale, in ultimo, la garanzia di operare controlli e assicurare la legalità lungo la costa.

L’ispirazione a fare meglio potrebbe venire dalla regolamentazione croata, dove è previsto un bando di gara per le concessioni, che hanno una durata di cinque anni al massimo e riguardano le attività quali l’apertura di ristoranti e negozi oltre all’avvio di attività commerciali e ricreative. Inoltre, esiste il divieto di costruire qualsiasi opera ad una distanza minima di un chilometro dal mare, stabilendo un’area costiera continua protetta di alto valore naturale, culturale e storico. La Legge in Croazia prevede anche il libero accesso alla spiaggia e la tutela e la conservazione delle isole disabitate.