CORRUZIONE: NEI PRIMI 5 MESI DELL’ANNO RAGGIUNTO IL VOLUME DI TUTTO IL 2017

DI MARINA POMANTE

L’Italia è un Paese fondato sul lavoro e in taluni casi, sulla corruzione. Le “mazzette” sembrerebbero essere diventate un elemento imprescindibile per richieste di concessioni, permessi, ampliamento di lavori, licenze, ma anche per lo snellimento di pratiche burocratiche inerenti a praticamente tutte le attività umane.

Da un report delle Fiamme gialle e grazie a “il Fatto Quotidiano” siamo già in grado di conoscere i risultati dei primi 5 mesi del 2018, quindi il periodo preso in esame riguarda il segmento che va dal primo gennaio a fine maggio 2018.
In questa trance di anno sono girate nel nostro Paese mazzette per quasi 40 milioni di euro, naturalmente sono quelle emerse dalle indagini della Guardia di Finanza. E’ quindi questo lo scenario della corruzione che imperversa incrementando se stessa. Volendo confutare questi dati con quelli di tutto il 2017 (dove il valore delle corruzioni emerse si è attestato a 27 milioni), si evince facilmente che siamo al cospetto di un record registrato da tale fenomeno.
A questo punto le ipotesi sono due: l’attività investigativa si è intensificata ed ha prodotto risultati superiori a quelli precedenti, arrivando così a scoprire innumerevoli eventi corruttivi, oppure siamo davvero di fronte al dilagare del fenomeno in maniera spropositata.
Si sa che la corruzione porta ulteriore corruzione e questo assunto lascierebbe ipotizzare la veridicità della seconda ipotesi.
Da gennaio 2017 a maggio 2018, ben 2732 operazioni sono state condotte e portate a termine, rispetto a quello dei due anni precedenti, tali interventi hanno registrato una crescita del 24%. Solo dall’inizio dell’anno le azioni investigative sono state 642 ed hanno condotto a 115 arresti per reati contro la pubblica amministrazione come: corruzione, abuso d’ufficio, peculato e concussione.

Lo scorso anno le attività investigative hanno impegnato le loro indagini maggiormente sulla corruzione nel settore delle abilitazioni per accedere alla cattedra di diritto tributario, come quella ad esempio, della procura di Firenze. In questo caso i magistrati non ipotizzavano scambio di mazzette ma piuttosto accordi per influenzare le valutazioni dei candidati da parte dei membri delle commissioni. in pratica si trattò di concorsi truccati e nell’inchiesta finirono indagati 59 docenti per tentata concussione e corruzione. L’accusa sostenne che, due cordate di tributaristi avrebbero concordato un meccanismo spartitorio per governare gli esiti della tornata del concorso per l’abilitazione all’insegnamento universitario del 2012. “Funziona così: a ogni richiesta di un commissario corrispondono tre richieste provenienti dagli altri commissari. Io ti chiedo Luigi e allora tu mi dai Antonio, tu mi dai Nicola e tu mi dai Saverio”. In una intercettazione l’ex docente di Diritto tributario, Pasquale Russo, mentre parla con Philippe Laroma Jezzi, un ricercatore (che lo registra di nascosto) dirà: “Sistematici accordi corruttivi tra professori di diritto tributario finalizzati a rilasciare le abilitazioni all’insegnamento secondo logiche di spartizione territoriale e di reciproci scambi di favori, con valutazioni non basate su criteri meritocratici bensì orientate a soddisfare interessi personali, professionali o associativi”. Questa registrazione innescherà l’inchiesta…
Nell’inchiesta di Matera è venuto a galla un vero “mercato” delle sentenze nelle commissioni tributarie provinciali di Foggia e regionali, con dispositivi accomodanti “venduti” anche per 1000 euro.

Nel ramo delle indagini che riguarda il peculato dei pubblici ufficiali, c’è un aumento costante, il giro delle mazzette negli ultimi 17 mesi, ha toccato quasi i 358 milioni di euro, di questi, 323 milioni nello scorso anno. Questo tipo di reato è ancora più deprecabile poichè commesso da chi rappresenta lo Stato.

La GdF, sempre nel periodo che va da gennaio 2017 a oggi ha scoperto corruzioni nel settore degli appalti pubblici, pari a 7,2 miliardi di euro.

Dalle evidenze della Corte dei Conti, è emerso che solo in questa parte dell’anno sono stati accertati dannni erariali per 605 milioni di euro con le Casse dello Stato in sofferenza. Questi accertamenti riguardano procedure contrattuali pubbliche. Nei 12 mesi del 2017 la cifra raggiunta fu di 695 milioni. I fenomeni corruttivi sono smascherati anche grazie a segnalazioni di operazioni sospette e una volta attivate le indagini, gli investigatori riescono a far emergere forme di riciclaggio e di reimmissione di denaro sporco. Da gennaio 2017 le segnalazioni che hanno dato vita a procedimenti penali sono state 397. Alcune di queste segnalazioni hanno riguardato “tesoretti nascosti” nei cosìddetti paradisi fiscali e in questo caso le difficoltà per gli investigatori sono piuttosto evidenti; tanto per citare un esempio, da un po’ di tempo la procura di Roma “insiste” con le autorità svizzere per l’indagine sul denaro di 2 imprenditori, già sequestrato e confiscato ma che ancora non può essere recuperato.

Nelle Fiamme Gialle è stato creato un particolare gruppo che si occupa proprio nello specifico dei fenomeni della corruzione, si tratta del Nucleo speciale anti-corruzione, istituito nel 2015. E’ in programma per i prossimi mesi un potenziamento all’organico con 2 ufficiali e altre 14 persone.
Il gruppo è diviso in 2 settori: quello definito “Anti corruzione e trasparenza” e quello che si occupa della “Funzione pubblica”. Tutto il gruppo consta di 87 finanzieri e ha delle specifiche articolazioni dislocate nei capoluoghi di regione del territorio nazionale, dove è operativo il gruppo della Finanza che è referente dell’Anac (autorità nazionale anticorruzione) e che agisce su delega dell’ispettorato per la funzione pubblica. In pratica, svolge il lavoro di accertamento sulla regolarità amministrativa e contabile delle pa e anche delle procedure di assegnazione degli appalti pubblici, controllandone costi e risultati.