LA MITICA WERTMULLER COMPIE 90 ANNI

DI ELISABETTA VILLAGGIO

Con quel nome così particolare non poteva fare un mestiere normale. E infatti Lina Wertmuller, nata a Roma il 14 agosto 1928 con il nome di Arcangela Felice Assunta Wertmuller von Elgg Spanol von Braueich che oggi compie 90 anni, ha scelto di fare la regista un lavoro, soprattutto all’epoca, insolito per una donna. Le donne nel cinema allora facevano le costumiste, le sarte, le segretarie di edizione, le truccatrici o le parrucchiere ma le registe era ancora una prerogativa maschile, perché il regista su un set è il capo, colui che tiene le fila, colui che decide. Lei, tenace e determinata, ha scelto di fare quello che più le piaceva e lo ha fatto alla grande basta dire che è stata la prima donna al mondo a ricevere una nomination all’Oscar come miglior regia, nel 1977, per Pasqualino Settebellezze, un suo cavallo di battaglia che tra l’altro segna l’ottimo sodalizio artistico con un altro mostro sacro del cinema italiano: Giancarlo Giannini. Piccolina con gli occhiali dalla montatura bianca, da sempre il suo “marchio”, Lina non è una donna che si è mai fatta mettere i piedi in testa da nessuno. Decisa e risoluta, gran lavoratrice che se non girava scriveva e tirava fuori progetti, non si è mai lasciata intimidire né da produttori né da attori anzi è lei che ha fatto sempre la parte della dominante. Quando dopo pochi giorni di riprese per il film Io speriamo che me la cavo, nel napoletano dove era ambientata la storia, qualche sgherro camorrista si è avvicinato alla produzione per chiedere soldi in cambio di essere lasciati in pace lei ha chiuso il set e, veloce come un fulmine, ha trasferito le riprese in Puglia. “Io non pago la mafia per poter giare il mio film, noi da qui ce ne andiamo” disse.

A scuola è amica di Franca Clarabella, futura moglie di Marcello Mastroianni, e la loro amicizia durerà per sempre. Debutta al cinema come segretaria di edizione e poi fa l’aiuto regista per Federico Fellini ne La dolce vita e 8 e mezzo. Debutta a sua volta dietro la macchina da presa con Basilischi, nel 1963, un’amara commedia sui popoli del sud Italia. Vince la Vela d’oro al festival di Locarno e da subito imprime il suo stile personale ai film che la renderanno celebre nel mondo. Tra il ’64 e il ’65 dirige Il giornalino di Giamburrasca, una specie di musical per la televisione con una giovanissima Rita Pavone nella parte di un ragazzo, forse uno dei personaggi più simili a Lina che tutt’oggi ha ancora quell’aria da maschiaccio. In quegli anni comincia anche una collaborazione artistica con Enrico Job, stimato scenografo teatrale che diventerà suo marito, con il quale avrà una figlia, Maria, e che rappresenterà la persona che è stata fondamentale per la sua vita, quella che oggi le manca di più.

Una donna eclettica che nel campo dello spettacolo ha lavorato quasi in tutti i ruoli, che si è imposta e che lascia il segno. Donna unica, simpatica e diretta, in alcuni casi quasi troppo, che ha amato il suo mestiere come pochi altri, che si è distinta in tutto quello che ha fatto ed è riuscita a conquistare il pubblico americano cosa non facile per un’italiana piccolina che raccontava strane storie dai titoli lunghissimi, proprio come il suo nome.

Tanti auguri Lina, persona speciale, ragazza del cinema.