E’ ANCORA LULA, NONOSTANTE SIA IN CARCERE, IL PIU’ AMATO DAI BRASILIANI

DI ALBERTO TAROZZI

Ignacio Lula, il leader del Partito dei lavoratori brasiliani è in prigione, vittima di una sentenza che lo condanna a 12 anni con una discussa accusa di avere ricevuto una tangente. Una condanna a orologeria, secondo alcuni, per ostacolare la sua candidatura alle presidenziali.  Ma il suo Partito, condotto da Gleisi Hoffmann, ha egualmente registrato la sua candidatura alla Commissione elettorale, forte di una manifestazione di migliaia di persone e di sondaggi che lo darebbero probabile vincitore se la sua candidatura verrà accettata.

Qualche dubbio in proposito: ricorsi da esponenti di altri partiti e da una Procuratrice, Raquel Dedge, che intendono così bloccare la sua corsa.

Lula visibilmente commosso ha ringraziato i manifestanti e tutti coloro che lo vivono ancora come simbolo del suo Brasile e come colui che potrebbe tirarlo fuori da una crisi economica dai lineamenti più che preoccupanti.

A Lula, protagonista come Presidente, della vita politica brasiliana dal 2003 al 2010, era seguita come presidente del Brasile Dilma Roussef, del suo medesimo partito.

La Roussef era poi stata messa sotto impeachment nell 2016 con l’accusa di avere alterato il deficit di bilancio ed era stata sostituita dal vicepresidente Tener, che con un agile cambio di casacca aveva così ribaltato la maggiornzadi sinistra al potere.

Anche Tener però è stato oggetto di molteplici inchieste per corruzione e tutto il castello di accuse montate contro le sinistre si è così rivelato come un copione di una lotta senza esclusione di colpi che ha visto come protagonisti settori della magistratura e che ha fatto dire a molti analisti che ci si trovava di fronte a un golpe strisciante delle destre.

La resa dei conti, le elezioni dei primi di ottobre,  rischia di costituire una data in cui il principale protagonista viene fatto fuori prima di essere entrato in gioco. A subirne le conseguenze il popolo brasiliano e quei settori della popolazione più povera che in Ignazio Lula avevano sempre visto un tenace paladino