SU QUEL PONTE C’ERI ANCHE TU…

DI RENATA BUONAIUTO

Mi hanno chiesto di scrivere di te, del tuo incidente. Non riesco a farlo, questo foglio è troppo bianco ed avresti dovuto riempirlo tu, con i tuoi racconti, sogni, speranze, desideri. Di te sto scoprendo tante cose. In queste ore, anche attraverso il silenzio di queste stanze, dove le porte adesso si chiudono pacatamente, senza rumore, tutti mi parlano di te, della tua dolcezza, sensibilità, allegria. La tua foto rimbalza prepotente sulle pagine dei giornali, sulla rete. Il tuo profilo facebook è inondato di messaggi, ti amavano in tanti, eri riuscito ad aprire una breccia nell’animo di tutti.
Il mio conoscerti passa attraverso tuo padre. Siamo colleghi, da due anni condividiamo la stessa stanza lo stesso lavoro, le stesse tensioni. Sai quando si lavora insieme si diventa tutti un po’ famiglia, le ore sono tante e si finisce con il raccontarsi cose che talvolta non si ha il tempo nemmeno di condividere con i propri cari.
Il tuo papà mi fece leggere un giorno le tue parole per la tua adorata nonna.
Dopo 29anni dalla mia nascita, oggi è la prima domenica senza lei. In questa giornata era solita preparare le famose polpette, aspettando figli e nipoti passare per un abbraccio. Con le sue mani piegate dal tempo, si impegnava a fare sempre qualcosa per noi. Una donna, vedova a 43anni, che ha dato tutto per la famiglia, nonostante i suoi 400euro al mese di pensione, nonostante la malattia… Con una tovaglia da tavolo me ne faceva un mantello, cosi da farmi diventare Batman. Ero il suo eroe e pregava ogni giorno perché potesse vedere i nipoti realizzati. A volte avevo paura di andare e sapete perché? Perché era capace di privarsi di qualsiasi cosa per me. Credevo di essere pronto a questo giorno, da piccolissimo avevo paura di perderla, la abbracciavo e piangevo dicendo: “Nonna tu non morirai mai perché voglio stare con te.” E niente…lei era la mia nonnina. Solo Dio sa quanto ci siamo amati. La sua umiltà è stata la mia ricchezza, i suoi insegnamenti il conforto che ritrovo quando la penso. Continuo a chiedermi come farò senza lei…La mamma è sempre la mamma, ma la nonna è un’altra cosa… “A’ maronn t’ accumpagn!”.
Era fiero di te, orgoglioso di quest’uomo che eri diventato, vedeva in lui quella parte di sé, oramai un pizzico confusa dal tempo. Leggeva il tuo entusiasmo, la tua forza, la tua innocenza nel voler rendere questo mondo più pulito di come te lo stavamo consegnando. Il Vesuvio era la tua passione, la tua terra, passavi ore a “ripulirlo”, liberarlo dalle carte dell’indifferenza, abbandonate lì da gitanti distratti ed indifferenti.
Il tuo lavoro era fatto di passione, di pazienza, di fatica anche fisica. Ore ed ore con una telecamera fra le mani, per immortalare quell’attimo da rendere eterno e che fosse solo tuo, che passasse attraverso le tue emozioni, i tuoi occhi.
Chissà forse sarà stata proprio la tua adorata “nonnina”, a fermare il tuo volo, ad abbracciarti, mentre per l’incuria degli uomini, quel ponte si sbriciolava al vostro passaggio. Ci sono nuovi prati adesso che ti aspettano, nuove montagne da scalare e da visitare, perché la tua vita, quella vera inizia proprio ora. A filmarla ci saranno mille Angeli, che ti faranno compagnia e guideranno il tuo cammino, noi confidiamo solo nel tuo sguardo, preghiamo che si volga ogni tanto su di noi, rendendoci capaci di consolare ed affiancare la tua mamma, il tuo papà, tua sorella perché nel dolore dell’assenza trovino sempre la dolcezza della tua rinnovata presenza.
Ciao Giovanni