CROLLO DI GENOVA, DAI BENETTON AL TABÙ DELLE CONCESSIONI SECRETATE

DI MARCO MILIONI

Sulle responsabilità penali della tragedia che il 14 agosto ha colpito Genova sarà la magistratura a dire l’ultima parola. I colpevoli sicuramente ci sono. Occorrerà individuarli singolarmente perché così prevede la legge penale. Sul piano politico e morale i colpevoli sono già stati individuati. Questi sarebbero il concessionario, ovvero la famiglia Benetton cui suoi soci finanziari; il governo di centrosinistra che alla fine degli anni ‘90 sulla spinta di Romano Prodi e Massimo D’Alema diede il via ad una privatizzazione della gestione autostradale della quale nessuno, a meno che non si ricorra alle ipotesi più inquietanti, riesce a dare spiegazioni sensate. Sono colpevoli le maggioranze parlamentari (centrodestra, centrosinistra, centro e governi tecnici) che dopo quella scelta, figlia del piano di dismissioni immaginificamente cucinato sul panfilo Britannia, non l’hanno mai contestata e fatta a pezzi. Sono colpevoli le strutture ministeriali (a partire da quella guidata dall’allora direttore del Tesoro Mario Draghi) che negli anni hanno tenuto bordone ai concessionari. È colpevole la stampa, che tranne qualche rara eccezione, ha sempre flirtato con i Benetton, dipingendoli tra le altre, complici anche alcune campagne fotografiche, come «liberal, immigrant and democracy friendly»: dimenticando, per esempio, le colpe della famiglia di Ponzano veneto contro i Mapuche in Patagonia. Come non va dimenticato il numero impressionante di spazi pubblicitari acquistati dal gruppo sui media del Belpaese.

ODIOSO OCCULTAMENTO
Tuttavia uno dei drappi più odiosi che hanno contribuito a occultare questo ginepraio di interessi inconfessabili è la secretazione dei contratti di concessione autostradale, inclusi naturalmente quelli in essere con la galassia Benetton-Atlantia-Autostrade per l’Italia o Aspi che dir si voglia. Si tratta di una secretazione la quale, a differenza di quanto la stampa ha scritto più volte, non è garantita dal segreto di Stato (cosa che sarebbe inconcepibile), bensì da accordi presi con le parti private. Ebbene tali accordi, assunti dai governi che hanno deciso in questo senso, vìolano palesemente alcune direttive europee, in primis in materia di ambiente. Il che determina l’assurdo per cui le forze politiche oggi all’opposizione, quelle che si dichiarano più strenuamente europeiste, con le loro azioni e con i loro silenzi hanno permesso di violentare proprio quei princìpi di cui si dichiarano paladine.

GOVERNO ALLA PROVA DEI FATTI
Ora il governo in carica (formato da Lega e Cinque stelle) dice che andrà fino in fondo e che si impegnerà affinché chi di dovere paghi. La stessa concessione in queste ore è in discussione, mentre i soliti giornaloni, senza citare bene le fonti, si affrettano a spiegare che tale eventualità costerebbe allo Stato una ventina di miliardi, evitando di dire che la risoluzione del contratto sarebbe da intraprendere chiaramente in danno del concessionario. E che un contratto non può derogare dalla legge, pena la nullità. Ad ogni modo le parole dell’esecutivo sono parole dovute, ma bisognerà vedere se saranno messe in pratica visto lo sterminato potere di cui dispone la controparte.

Epperò oggi il governo ha il dovere morale e politico di tirare fuori tutti quei contratti ed esibirli anche se per assurdo vi fossero delle parti coperte davvero dal segreto di Stato. Segreto, di Stato o meno che sia, il quale non ha alcuna ragion d’essere se non quella di occultare l’entità del regalo fatto negli anni ai privati. Alganews.it sia prima sia dopo la formazione dell’esecutivo aveva più volte puntato l’indice sul tabù costituito dall’occultamento ventennale di cui hanno beneficiato i signori delle concessioni. Per di più oggi i familiari delle vittime che volessero dichiararsi parte offesa dopo la tragedia di Genova, avranno tutti i requisiti per chiedere al magistrato requirente il sequestro e la esibizione da parte dei diretti interessati, del contratto in essere col concessionario.

MECCANISMO INFERNALE
Ma sarebbe folle non considerare che è lo stesso meccanismo della concessione è in se un abominio. Le autostrade, come i porti, come gli elettrodotti e via dicendo, sono monopòli naturali. Il regime di liberalizzazione e di libero mercato è intrinsecamente inconciliabile con questi asset che sono in re ipsa pubblici. A fine anni ‘90, in ossequio alla terza via al socialismo di blairiana memoria, è stata la sinistra ad andare a Canossa abbracciando definitivamente (dopo che il flirt durava da decenni) i dettami del turbo-capitalismo, da sempre caro alla destra liberista. Se secondo i suoi detrattori la Lega è il mostro populista che una certa sinistra teme, allora, come ha spiegato perfettamente il professor Tomaso Montanari su Il Fatto, il Carroccio di Matteo Salvini al governo ce l’ha fatto finire proprio quella sinistra che dice di combatterlo. Sempre che in realtà lo scontro, costantemente alimentato dai media, tra destra e sinistra, altro non sia che un basso stratagemma per distogliere l’opinione pubblica dai veri santuari del potere, a partire dalle concessioni autostradali.

SCATTO TECNOLOGICO: IL FASLSO PROBLEMA
Se poi in queste ore si ha la pazienza di accendere la radio o la tv per i commenti del caso, l’etere è inondato da una falange tonante di geometri che si credono fisici; i quali invocano lo scatto tecnologico per mettere a punto sistemi di monitoraggio e progettazione più avanzati. Sono stupidaggini. Le imprese italiane quando operano all’estero spesso realizzano opere ben pensate e ben costruite che passano i controlli strutturali e raccolgono il favore delle autorità (ferme restando le eventuali mance che progetti del genere si portano sempre dietro). Il problema non è tecnologico è politico-sociale: si corrompe, si sperpera e si risponde poco alla giustizia anche per quanto concerne l’annoso tema delle opere progettate male e realizzate peggio. Le grandi opere pubbliche, pure quelle sacrosante sia chiaro, da tempo sono diventate il vettore per drenare danaro pubblico verso lidi privatissimi a partire dalle banche e dalle grosse istituzioni finanziarie. Basti pensare alle rivelazioni di John Perkins nel suo «Confessioni di un sicario dell’economia» guarda caso criticato ad alzo zero da Sebastian Mallaby, già membro del «Council on foreign relations».

DIBATTITO VERO? SOLO DOPO IL DISASTRO
I prossimi mesi saranno cruciali per capire se i propositi del governo di dare un sonoro calcio nel sedere al concessionario saranno onorati. O se si tratterà della solita boutade acchiappa-consenso. Per cui caro Danilo Toninelli, ministro ai trasporti in quota al M5S, per cortesia esibisca subito quelle carte. Che potrebbero contenere molte prove. A partire dalla cosiddetta “clausola Salamandra” (di cui si vocifera da mesi a Montecitorio e palazzo Madama) in forza della quale rispetto a situazioni di sommo degrado delle opere poste in concessione dovrebbe essere mamma Stato a finanziarne la ricostruzione o la realizzazione di soluzioni alternative, magari ricorrendo ai capitali del concessionario mediante un aumento concordato dei pedaggi. Rimane sul tappeto una rabbia smisurata di fronte al dramma delle vittime. Ci voleva un’ecatombe per suscitare il dibattito? La risposta è sì. Purtroppo, sì.

8484LETTORI