FARE O NON FARE, QUESTO E’ IL PROBLEMA

DI MASSIMO RIBAUDO

Non ce lo ricordiamo, sono passati due secoli, cioè sette anni della nostra vuota memoria, ma nel programma che evocava Pierluigi Bersani nelle primarie, poi sempre vinte contro Franceschini e contro Renzi, c’era un progetto: 1000 opere in 1000 città. Al posto di un Ponte sullo Stretto (che veniva proposto da Tremonti e Berlusconi ormai allo sbando), riqualificazione e ristrutturazione urbana per la sicurezza e l’abbellimento delle vecchie e decrepite città italiane, ormai completamente inadeguate ai volumi di traffico, turismo, urbanizzazione del XXI secolo.
I soldi c’erano e ci sono, perchè è nei programmi dell’Unione Europea, la riqualificazione e l’innovazione delle città.

Invece di ristrutturare le città ristrutturammo le banche. Invece di riprendere in mano il progetto di 1000 opere in 1000 città e farne almeno trecento, utilizziamo la filosofia di Virginia Raggi.

Poichè si corre il rischio di corruzione, niente Olimpiadi.
Poiché si corre il rischio che crollino, niente nuove costruzioni.
Poiché si corre il rischio di fallire, non facciamo nulla.

Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. In un ammasso di detriti, probabilmente.

Poi, i due avvoltoi Toninelli e Salvini (stanno sul disastro solo per accusare qualcuno e prendersi i meriti di non essere quel qualcuno) cercheranno il colpevole, ma non lo troveranno. Sono la realtà e la vita, i colpevoli.

Alas, caro Yorick.