IMPIEGATI SEMPRE PIÙ A TEMPO DETERMINATO: 4,5 MILIONI DI LAVORATORI IN AREA DISAGIO

DI PATRIZIA ING. LASSANDRO

Stando a un’indagine effettuata dalla Fondazione di Vittorio-Cgil, il numero degli occupati in Italia si attesta quasi ai livelli pre-crisi e diminuiscono drasticamente le ore lavorative. Aumentano gli impieghi a tempo determinato o a orario ridotto, non per propria scelta ma per mancanza di alternative valide. Questi dati dimostrano, altresì, che la qualità del lavoro è in ascesa. Il quadro prospettato dall’indagine, risulta essere molto più preoccupante rispetto ai dati promulgati dall’Istat mensilmente.
Dal 2008 ad oggi, il numero degli occupati sta ritornando ai livelli di dieci anni fa ossia pari a -1,2%; quello delle ore effettivamente lavorate è in ascesa, pari a -5,8%. Sostanzialmente non sono molte le persone che lavorano in più rispetto ai tempi pre crisi e aumentano i contratti a tempo determinato e part-time.
Una tra le motivazioni che hanno generato questo stato di crisi è la fine gli incentivi. Le imprese hanno evitato di stipulare contratti a tempo indeterminato, depotenziati grazie alla riforma dell’articolo 18 introdotta con il Jobs Act.
I dati divulgati dall’Inps, descrivono dettagliatamente questa inversione di tendenza. La variazione netta totale dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato, cioè attivazioni meno cessazioni, tra gennaio e dicembre è passata da +887 mila del 2015 a -117 mila del 2017; allo stesso tempo, la variazione netta dei rapporti a termine, negativa nel 2015 (-216 mila) è tornata positiva nel 2016 (+248 mila) ed è arrivata nel 2017 a +537 mila. La nuova occupazione a termine, pertanto, è sempre più part-time. Circa la metà dell’incremento delle assunzioni a termine registrato tra il 2015 e il 2017 (+1 milione 349 mila), infatti, è imputabile a rapporti a tempo parziale (+689 mila): nel 2015 le assunzioni con contratti a termine part-time sono state 1 milione 248 mila e nel 2017 sono salite a 1 milione 937 mila (+55,2%).
Quasi tutti sono costretti ad accettare queste forme di contratto per necessità e non per propria scelta . L’indagine evidenzia come nel 2017 l’area del disagio, formata dagli occupati in età compresa tra 15 e 64 anni che svolgono un’attività di carattere temporaneo perché non hanno trovato un’occupazione stabile, in altre parole i cosiddetti temporanei involontari e, gli impegnati a tempo parziale perché non hanno trovato un’occupazione a tempo pieno ossia i part-time involontari, continua a crescere e nei primi nove mesi dell’anno raggiunge 4 milioni e 571 mila persone, di cui 2 milioni 784 mila temporanei involontari e 1 milione 787 mila part time involontari.
Rispetto ai primi nove mesi del 2013, l’aumento dell’area è stimato nell’ordine di +465 mila persone, pari a +10,2%. Il tasso di disagio, ossia il rapporto tra l’area del disagio e la totalità degli occupati in età 15-64 anni 4 è in sensibile aumento e nel 2017 si è attestato al 20,4%, dal 19,1% del 2013. La speranza è che chi di dovere si attivi quanto prima per invertire questa tendenza negativa che nuoce soprattutto ai giovani e sicuramente non è lo specchio di uno stato di benessere generale.