LA SCIAGURA DI GENOVA DOVREBBE UNIRE UN PAESE NON DIVIDERLO ANCORA DI PIU’

DI ENRICO NASCIMBENI

« Sti ppagliacciate ‘e ffanno sulo ‘e vive:
nuje simmo serie…appartenimmo à morte! » scriveva nel 1864 Totò nella sua strafamosa poesia ‘A livella.
A Genova colpita da una sciagura senza precedenti stanno ancora cercando i morti. E i morti che hanno già raccolto cosa penseranno di questo nostro sbranarci due minuti dopo che abbiamo saputo della sciagura? Dobbiamo per forza e subito stabilire se son morti di destra o di sinistra? Se c’è qualche porto dove si va dopo la morte non credo si abbia una tessera di partito o un’appartenenza. Non penso in cuor mio che sia posto per “sti pagliacciate”. Non credo che abbiano molto risalto chessò l’ennesima uscita infelice di un ministro di destra (e quelle dei suoi prodi) ma altrettanto quelle della sinistra o presunta tale che tra ieri e oggi leggendo certe cose, ma fa vergognare delle mie idee e della mia appartenenza.
L’achitetto Renzo Piano (lui è veramente un architetto non noi) ha detto che: “I ponti non crollano per fatalità. Nessuno dunque venga a dirci questo”. E su questo siamo penso tutti in accordo. Da destra a sinistra. Da sinistra a destra. Perchè una sciagura del genere – povero visionario imbecille che sono – dovrebbe unire un Paese non dividerlo ancora di più.
Perche? Beh anche perchè: i morti di Genova , tra i quali tre bambini, mi piace immaginare che dove sono siano sereni e parlino pure in lingua napoletana se gli va e dicano sommessamente:
“…A morte ‘o ssaje ched”e?…è una livella.

‘Nu rre,’nu maggistrato,’nu grand’ommo,
trasenno stu canciello ha fatt’o punto
c’ha perzo tutto,’a vita e pure ‘o nomme:
tu nu t’hè fatto ancora chistu cunto?

Perciò,stamme a ssenti…nun fa”o restivo,
suppuorteme vicino-che te ‘mporta?
Sti ppagliacciate ‘e ffanno sulo ‘e vive:
nuje simmo serie…appartenimmo à morte!”