SPIRAGLI DI LUCE DAL QATAR PER ERDOGAN E INASPRIMENTO CON TRUMP

DI MARINA POMANTE

La risposta turca a quello che Erdogan giudica un attacco all’economia del Paese non si è fatta attendere.
Dopo il raddoppio dei dazi imposti dagli Usa alla Turchia, anche Erdogan decide per il raddoppio dei dazi sulle merci americane.
I prodotti interessati sono 22 per un importo di circa 533 milioni di dollari.
L’annuncio è stato dato dal ministro del commercio Ruhsar Pekcan che ha inoltre precisato che la Turchia “continuerà a proteggere i diritti delle compagnie turche e risponderà alle azioni inique degli Usa.
La firma di Erdogan sul decreto che aumenta i dazi, interessa prodotti di importazione Usa. Gli aumenti colpiranno tra gli altri: alcool (+ 140%), tabacco (+60%), automobili (+120%), ma anche riso, creme solari e una serie di altri prodotti provenienti dall’America.
Il commento del vice presidente turco, Fuat Oktay, è che tale provvedimento è stato attivato “per contrastare l’attacco deliberato dell’amministrazione Usa alla nostra economia.
Quindi secondo la legge del contrappasso, i due Paesi, si infliggono reciprocamente aumenti, che fungeranno da deterrente (almeno in parte) per il mercato relativo.
Quale sarà il vantaggio che se ne trarrà, resta da capire, anche se appare ovvio che Ankara sarà quella che patirà il danno maggiore, poichè gli investitori mostrano preoccupazioni non solo per la drastica svalutazione della divisa Turca, ma anche per l’inasprimento dei rapporti tra i due alleati Nato, nonché per la scelta della politica economica di Tayyip Erdogan e il forte debito pubblico che ha il Paese in valute estere.
Erdogan non riscuote certamente simpatie nel nostro Paese (fatte le dovute eccezioni) ma pare evidente che, se le cose non cambieranno, le quotazioni della guida Erdogan in Turchia, sono da prevedere prossime allo zero

Il Qatar ha annunciato di voler investire 15 miliardi di dollari in Turchia (poco più di 13 miliardi di euro), per sostenere il governo guidato dal presidente turco Erdogan nel bel mezzo della crisi diplomatica con gli Stati Uniti che è iniziata la scorsa settimana.
L’annuncio è stato fatto dopo un pranzo che si è tenuto ad Ankara, la capitale della Turchia, tra Erdoğan e Tamim bin Hamad al Thani, emiro del Qatar.
Anche se la cifra, non è ovviamente sufficente per risolvere la situazione economica turca, servirà comunque a far fronte alle immediate emergenze, inoltre è un forte segnale politico che la Turchia non è sola!
Grande entusiasmo dei media turchi che hanno trasmesso la notizia, del megainvestmento del Qatar, che arriva lo stesso giorno di un’importante decisione di un tribunale turco sul caso del pastore statunitense Andrew Brunson, da cui era scaturita la crisi con gli Stati Uniti, secondo gli osservatori politici.

Causa o pretesto?

Il caso del pastore Brunson, che da 35 anni vive a Izmir, in Turchia, riguarda l’accusa di spionaggio e Brunson, si trova in stato di detenzione per causa dei curdi. Per motivi di salute il mese scorso al pastore furono concessi gli arresti domiciliari. La scorsa settimana un tribunale aveva negato la richiesta di scarcerazione fatta da Brunson, nonostante le pressioni del Governo statunitense. In seguito a questa decisione, Trump aveva minacciato di aumentare i dazi sull’acciaio e sull’alluminio provenienti dalla Turchia e di voler imporre sanzioni individuali a due ministri del Governo turco e così è stato, il Presidente Usa non stava bluffando e i dazi sono raddoppiati. La lira turca aveva perso diversi punti percentuali del suo valore, almeno fino a mercoledì, quando ha recuperato qualcosa ed Erdoğan aveva annunciato a sua volta ritorsioni economiche, annunciando che sarebbe ricorso anche lui ad una sorta di boicottaggio verso i prodotti elettronici fabbricati negli Stati Uniti e di imposizione di dazi su alcuni beni americani e neanche lui bluffava! Mercoledì una seconda decisione di un altro tribunale sul caso di Brunson, ha ribadito la sentenza negando per la seconda volta la sua richiesta di liberazione.
La Casa Bianca ha commentato che i dazi turchi, “sono certamente spiacevoli e un passo nella direzione sbagliata. Erdogan e la Turchia hanno trattato il pastore Brunson scorrettamente e anche se Brunson verrà liberato, gli Usa non toglieranno i dazi sull’import”. Il tema centrale, è proprio il destino del pastore americano Andrew Brunson. Il Dipartimento di Stato americano ha reagito con estrema delusione al respingimento dell’appello per la liberazione del pastore. E Donald Trump si è esibito in tweet al vetriolo sul tema.

Il Qatar offre 15 miliardi di dollari alla Turchia

L’aiuto del Qatar all’economia turca non giunge inaspettato, poichè già in passato i due Paesi avevano mostrato di avere posizioni vicine su diverse questioni e spesso, erano coesi contro gli alleati più stretti di Trump nella regione del Golfo Persico, cioè Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.

Erdongan aveva abbracciato la causa del Qatar, dopo che il Governo saudita e quello degli Emirati Arabi, tra gli altri, avevano imposto una specie di embargo totale sul Qatar (embargo che dura ancora oggi). I sostenitori di Erdogan, che sono per lo più musulmani sunniti, si oppongono all’Iran sciita perchè non mostra ostilità verso il Qatar sunnita e per contro, sono inclini al miglioramento delle relazioni con l’Arabia Saudita, ma non a danno dello stesso Qatar.

Nel gennaio del 2016 la tensione era salita alle stelle, dovuta al fatto che la monarchia saudita, annunciò l’esecuzione di 47 persone accusate di terrorismo, tra i quali, il popolare imam sciita Nimr al Nimr. Il mondo sciita visibilmente teso, scese in piazza a protestare e a Teheran decine di manifestanti presero d’assalto l’ambasciata saudita.
L’Arabia, ma anche i Paesi sunniti del consiglio della cooperazione del Golfo, Qatar incluso, chiusero subito i rapporti diplomatici con l’Iran, gettando le basi per uno scontro che, col passare del tempo, diventò sempre più complicato da gestire.

A luglio 2017 ci sono stati i primi segnali di distensione, con il viaggio dell’ambasciatore del Qatar a Teheran.
Ma l’arabia saudita lo percepì come un tradimento, perchè da tempo contende all’Iran, la leadership dell’Islam sciita ed il primato di potenza regionale del Golfo.

L’Isolamento del Qatar, accusato di avere legami troppo amichevoli con l’Iran, ha scaturito l’effetto contrario e da quel momento tra i due Stati, si è avviato un processo di riappacificazione. Da un punto di vista commerciale, La Turchia e l’Iran sono infatti venute in soccorso del Qatar, Paese ricchissimo di gas, ma che importa, tutti i beni di consumo, allestendo voli e inviando navi con derrate alimentari e altri beni, in modo da aggirare l’embargo, grazie alla disponibilità dell’Iran, l’unico punto di collegamento tra il Qatar e il mondo. Tutti i voli internazionali da Doha erano possibili solo dallo spazio aereo iraniano.
il Qatar ha sempre scelto una sorta di neutralità nel Golfo. Da tempo il piccolo emirato, un Paese di soli due milioni di abitanti, ha preferito la politica del non scontentare nessuno. Insomma piedi d’argilla in mezzo a giganti dai piedi d’acciaio.

Anche la Turchia, come il Qatar, sostiene i Fratelli musulmani e diverse milizie islamiste radicali che hanno partecipato alla guerra siriana.
Quindi dopo l’aiuto proveniente dal Qatar, la moneta turca prosegue la sua lenta risalita ed è scambiata rispetto al dollaro a 6.59.

Alle 15, ora italiana, il ministro delle Finanze turco, Berat Albayrak, ha tenuto una video conferenza con gli investitori esteri, per rassicurare i mercati. Secondo lo stesso ministero, risultano accreditati circa tremila investitori statunitensi, europei e asiatici.
Il ministro Albayrak, nonchè genero del presidente Recep Tayyip Erdogan, ha assunto la carica il mese scorso e si trova ad affrontare il delicato compito di mettere in ordine l’economia nazionale in una fase molto delicata.

La tensione resta altissima fra Washington e Ankara.
Quello che si sta aprendo in Europa, è uno scenario che vedrà con molta probabilità l’accrescimento e l’influenza di una corrente musulmana e di ciò, sicuramente una grossa responsabilità sarà, non tanto della Turchia di Erdogan ma, degli Stati Uniti di Donald Trump. Il suo progetto di indebolimento dell’Europa, evidentemente passa anche per questa strada.