QUATTRO RICORDI SUL FILO DELL’EMPATIA: BELLASI, LOLLI, SAMIR AMIN, ZOLO

  1. DI ALBERTO TAROZZI

Anni 60. Nella stanza di un Centro Studi adibito a “Indirizzo” di Facoltà, dopo cena, come congiurati. Ascoltare la registrazione di un’intervista a un sindacalista di Prato. Il nastro va avanti e indietro. Pietro viviseziona ogni frase e la sociologia non è più solamente scienza sociale. Si socializzano conoscenze e visioni del mondo. Sociologia del lavoro non sarà solamente un voto trascritto sul libretto.

Anni 80. Un’osteria di Bologna, chissà quale. Al tavolo con amici e amici di amici. Di fianco a me Claudio, che non conoscevo. Dapprima la scoperta di un liceo in comune, poi di una sezione. Infine della stessa insegnante di lettere, partigiana e comunista. I suoi metodi, che ribaltavano la logica della scuola cui era abituata la borghesia degli adolescenti bolognesi. Entrambi, segnati da quegli anni, da quella donna, da volerne parlare, accavallando sentimenti e ricordi, per un’ora.

Anni 90. Un’altra osteria di Bologna. Gli studenti della “Luna nel pozzo”. Ritrovare Samir, con qualche anno in più dalla presentazione di un suo libro a Milano. Niente teoria dello sganciamento, questa volta. Complicità maliziosa, nel ricostruire le ragioni della lunga marcia di Felipe Cardoso, dal marxismo al liberismo, per accedere come numero uno alla Presidenza del Brasile.

Inizio di millennio. Più di un incontro con Danilo, a ripercorrere con un pathos comune, le strade del no ai signori delle bombe umanitarie contro la Jugoslavia: quelli che la parola umanità la usano per ingannarti. E una volta riportarlo in macchina a Firenze, dopo la partenza dell’ultimo treno, a notte fonda. Lasciando perennemente innestata la quarta marcia, a scanso di distrazioni, per non perdere il filo del suo discorso, né la traiettoria delle curve.

In questo agosto di pubblica tragedia se ne vanno, in una sola settimana di sommesso rimpianto privato, Pietro Bellasi, sociologo, Claudio Lolli, cantautore, Samir Amin, economista, Danilo Zolo, politologo. Nella mia memoria rimangono i segni di empatie ricorrenti, che hanno dato luce al presente di ieri, prima della notte