“STAI PARLANDO CON ME?” IL PROTAGONISTA DI TAXI DRIVER COMPIE 75 ANNI

DI CHIARA GUZZONATO

Ne mancano ventinove. Robert de Niro ha compiuto 75 anni il 17 agosto, ma è ancora lontano dal raggiungere il numero dei film in cui ha recitato: 104, tra tv, cinema e cortometraggi.
Figlio della “concrete jungle” di New York, Manhattan, caccia il suo primo urlo un martedì di agosto del 1943. I nonni erano emigrati dal Molise nel 1890, mentre la mamma Virginia Admiral e il papà Robert de Niro Sr. erano artisti facenti parte del circolo di Peggy Guggenheim. I due divorziano quando l’attore è ancora piccolo, poiché il padre rivela di essere omosessuale, e Robert cresce con la madre a Little Italy, dove l’influenza italiana si fa ancora più forte.
Alla giovane età di dieci anni Robert si rende conto di voler fare l’attore: sei anni dopo lascia la scuola per studiare recitazione al “Dramatic Workshop”, per poi passare sotto l’ala di Stella Adler, professionista che ha insegnato, tra gli altri, a Marlon Brando e Benicio Del Toro.
Nel 1963 il primo film (che debutta sul grande schermo però solo sei anni dopo): una commedia di Brian De Palma, “The wedding party”. Ma è dieci anni più tardi che incontra il regista che darà una svolta alla sua carriera: Martin Scorsese. “Taxi driver”, “Quei bravi ragazzi”, “Toro scatenato”… sono solo alcuni dei titoli con la firma dei due. Una curiosità: la famosissima citazione di “Taxi Driver” (“Stai parlando con me?”) è stata improvvisata da De Niro.
Il sodalizio tra Scorsese e De Niro va oltre la relazione strettamente professionale: a fine degli anni Settanta Hollywood è ricoperta di polvere bianca. La droga è abituale, e Scorsese ne è un grande consumatore. Il film “New York, New York” non è stato il successo che si aspettava, e il regista passa le giornate rifugiandosi nella cocaina. Durante il “Telluride Film Festival” De Niro, Scorsese, Mardin Markin e Isabella Rossellini (all’epoca fidanzata di Markin) hanno finito la droga, e iniziano a sniffare qualunque polverina venga loro a tiro. Scorsese inizia a sanguinare copiosamente, la situazione è molto critica: o cambia vita, o muore. Ed è allora che Robert gli dice: “Che ti succede, Marty? Non vuoi vivere per vedere crescere tua figlia, per vederla sposarsi? Vuoi essere uno di quei fiori che durano un giorno, che fanno un paio di bei film e basta? Sai una cosa? Possiamo fare questo film (Toro scatenato, ndr). Possiamo fare un gran lavoro. Allora, lo facciamo o no?”. Furono le parole giuste al momento giusto.
Ed è proprio “Toro scatenato”, film con pochissimo successo commerciale ma molto acclamato dalla critica, a valergli il titolo di miglior attore nel 1981. Ma non è il primo Oscar per De Niro, che aveva alzato la prima statuetta dorata nel 1974, sotto la regia di Francis Ford Coppola, grazie alla sua interpretazione ne “Il Padrino- Parte II” nei panni di Vito Corleone.
E come dimenticare gli anni 80, durante i quali ci delizia con interpretazioni quali quella di Al Capone ne “Gli intoccabili” e quella di David “Noodles” Aaronson in “C’era una volta in America”, del nostro italiano Sergio Leone.
Una carriera ricca di successo, quella di De Niro. Negli ultimi anni però, non sono mancate le critiche per un presunto declino. Nel 2015, “The Telegraph” scrive un pezzo dal titolo eloquente: “What we can learn from the decline of Robert De Niro” (Cosa imparare dal declino di Robert De Niro). L’articolo sostiene che gli ultimi film (dal 2010 all’epoca, cioè al 2015), sono ben lontani dall’essere iconici come quelli degli anni 70 o 80. Nei giorni in cui veniva pubblicato l’articolo stava per uscire sul grande schermo “Lo stagista inaspettato”, commedia godibile ma non impegnativa. Il giornalista del Telegraph fa notare come nessuno fosse in trepidante attesa dell’uscita. Nonostante il nome di De Niro in cartellone.
Diciamo che il connubio De Niro-mafia-gangster magari ha forse stancato l’attore, che viene ricordato soprattutto per la voce roca da duro e l’accento italiano (un po’ come Birdman nell’omonima pellicola, intrappolato nella sua interpretazione da supereroe), e ha voluto interpretare ruoli diversi e autoironici.
A marzo di quest’anno ha firmato un altro film da protagonista, che uscirà nelle sale non prima del 2019. Si tratta di “The Irishman”, con la regia ancora di Scorsese, che vede De Niro (guarda caso), nei panni di un mafioso. Sarà il film numero 99 per il grande schermo. Tocca farne un altro, Bobbie.