DA FOGGIA A GENOVA. VERGINI NEL CASINO E GRADASSI DI RICOTTA

DI FABIO BALDASSARRI

Ho avuto problemi personali, nei giorni passati, che mi hanno tenuto un pò lontano dalle informazioni ma che adesso si stanno risolvendo per il meglio. Riaprendo i giornali, ieri, ho visto invece che in generale le cose vanno per il peggio. Fatta salva la compassione per le vittime (vedi i braccianti extracomunitari morti nell’incidente del foggiano e le vittime travolte dal crollo del ponte di Genova) pare che prevalga sulla gravità dell’accaduto un torbido cicaleccio tra vergini nel casino e gradassi di ricotta.

A me sembrano, sia le prime sia i secondi, servi inconsapevoli o cortigiani di quel grande capitalismo italiano che ha sfruttato per decenni e decenni privilegi inenarrabili e manifesta tuttora un’infinita ingordigia… se non soddisfatto, sappiamo ormai che preferisce svendere, trasferirsi all’estero o dissolvere improduttivamente quanto le generazioni precedenti hanno costruito. Se guardo alla gestione, di rinnovo in rinnovo, delle concessioni autostradali, direi che vi è un capitalismo particolarmente egoista e (visto ciò di cui stiamo parlando) sommamente algido nel farsi carico delle proprie ineludibili responsabilità. Altro che scuse nei confronti dei familiari delle vittime! Come abbiamo visto, nemmeno un’alzata di sopracciglio da parte di lorsignori.

Spero che sia usata la massima severità nei loro confronti. Le responsabilità penali e amministrative le stabiliranno gli organi giudicanti (checché ne dica il premier Conti) finché siamo ancora in uno Stato di diritto. Mi auguro, però, che si muovano rapidamente e a 360°: ovvero si muovano pure nei confronti di chi doveva esercitare la vigilanza del concedente sul concessionario e non l’ha fatto o l’ha fatto male. Di più non mi sento di dire, ma provo dolore e disgusto e, lo ripeto, se non dico di più è per amor di Patria: amore vero, non quello ammalato di spocchia, sovranismo e xenofobia che viene palesato a ogni piè sospinto.

Brutto spettacolo, infine, il funerale di Genova in cui sono stati distribuiti applausi a dritta e insulti a manca come in uno show. Non è la prima volta che succede: ora tocca all’una e ora all’altra parte, ma ieri più di sempre bisognava ricordare che un funerale non è uno show né, tantomeno, l’occasione per giudizi sommari. E se in certi casi l’applauso ha proprio da esserci, almeno si abbia il buon senso di indirizzarlo esclusivamente alle vittime incolpevoli di cui si celebrano le esequie.