IL DOLORE DI MADRE TERRA

DI TINA CAMARDELLI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La tragedia che ci ha travolto, come ogni catastrofe è un’opportunità per chiederci, in quale direzione stiamo andando e chi siamo veramente?

È questa la cosa più importante, prima di scaricare colpe ed emettere sentenze con la velocità di un meteorite.

Quando ricostruiremo i nostri ponti e le nostre case crollate, dobbiamo pensare anche a ricostruire la nostra anima, la nostra precaria identità e il nostro modo di fare e di pensare.

La distruzione delle culture, il trionfo della lotta tutti contro tutti, i sistemi di credenze basati sulla colpa, sul destino, sulla casualità, stanno mietendo sempre più vittime. La paura, il giudizio, l’avidità, la competizione ci tengono prigionieri e sono una forma di regressione; l’uomo è diventato un pericolo per se stesso.

Famosi antropologi sostengono che gli aspetti socio-culturali di una data società, influenzano tutti gli eventi catastrofici in ogni sua fase. L’Ingegnere Jean Pierre Dupuy scrive: “ in materia di distruzione, siamo diventati molto più forti della Natura”, siamo autodistruttivi.

Povera Natura, la nostra grande illusione è proprio quella di far meglio di Lei, modificarla e piegarla alle nostre esigenze. Controllare la Natura è impossibile, meglio rispettarla.

Chissà come sarebbe il mondo, se tutti gli esseri umani fossero stati educati nella convinzione che la Terra è preziosa e sacra. Come sarebbe la nostra vita, se dalla nascita vedessimo intorno a noi persone attente e rispettose della Natura e della Terra che ci ospita.

Sarebbe bello se tutti gli abitanti della Terra un bel giorno facessero un Patto Universale, proprio così, un accordo tra esseri umani senza ministri, presidenti o pseudo esperti, senza intermediari; come si fa in famiglia, ci si riunisce intorno ad un tavolo, imbandito di amore, con l’obiettivo del bene comune. Voi direte ma come è possibile, siamo miliardi di abitanti. Ognuno può fare qualcosa nel suo piccolo, con la propria famiglia, con i propri vicini, con i colleghi, nel condominio, in fondo siamo tutti fratelli, una grande famiglia allargata.

Pensate ogni famiglia, società, condominio, gruppo di lavoro o di studio che si promette “Rispetto” reciproco a trecentosessanta gradi, almeno per un mese, come in un flash mob. Dopo 24 ore il mondo cambierebbe, finirebbero litigi e guerre e pian pianino la nostra cara Madre Terra ammalata, avvelenata, violentata e impoverita, guarirebbe dalle sue ferite, basterebbe solo il Rispetto.

Ignoriamo che la Terra in origine ci è stata data in custodia, è il patrimonio dell’umanità, ma l’uomo ha trasformato il suo ruolo di custode, in padrone diventando il tiranno, l’ usurpatore, ha dimenticato che deve adempiere ad un sacro santo dovere, quello di consegnarla al Futuro, in fondo il futuro sono i nostri figli, i nostri fratelli.

Noi siamo tutt’ uno con la Terra, tutto quello che abbiamo lo dobbiamo a Lei, alla nostra prima Madre. Noi siamo la Terra e lei fa parte di noi. Non c’è separazione, tra mondo naturale e mondo umano. Da lei nasciamo e a lei torniamo.

I nativi d’America o indiani d’America custodiscono 10 comandamenti che rispettano, applicano e tramandano di generazione in generazione, come fosse un’eredità, un piccolo tesoro, eccone alcuni:

La Terra è nostra Madre, abbi cura di Lei.

Prendi dalla Terra solo ciò che è necessario e niente di più.

Segui i ritmi della Natura, alzati e ritirati con il Sole.

Tutta la vita è sacra, tratta tutti gli esseri con rispetto.

Le antiche civiltà di tutto il mondo, veneravano la Terra come un essere vivente, un’entità spirituale sacra di grande importanza.

Madre infatti è l’epiteto usato da molte popolazioni come: i nativi d’America, africani, asiatici, aborigeni australiani, tibetani ecc. Purtroppo questo concetto non è prevalso nelle società moderne e di conseguenza la Terra è stata notevolmente maltrattata.

La responsabilità è di tutti noi, nessuno escluso, basta semplicemente il nostro atteggiamento di disinteresse o di abbandono; pensare: tanto il mio orto è bello è pulito, ci rende complici di queste tragedie.

C’è un detto che dice: “chi avvelena l’acqua prima o poi la beve”, berremo tutti prima o poi veleno e sangue, siamo vittime predestinate e spettatori apparentemente attoniti.

La responsabilità umana è un dato di fatto, ma non è sempre degli altri, è anche nostra.