TIFOSERIA MISTA? NO GRAZIE

DI PAOLO VARESE

Ecco, è accaduto l’impensabile, qualcosa che nemmeno nei più oscuri pensieri del più misogino racconta storie o scrittore poteva prendere vita. La tifoseria mista non è più ben gradita. Ma andiamo con ordine, e partiamo dall’inizio, dall’avvio del campionato di calcio che, qualcuno, si ostina a definire il più bello del mondo. La prima giornata di campionato, quella che dovrebbe essere occasione di incontro e di rinsaldamento amicizie, dove si ritrovano volti e voci, abbracci e lacrime, insomma, la giornata dell’orgoglio tifoso, ha riservato una amara sorpresa alle tifose della Lazio. Infatti sui sedili dello Stadio Olimpico, nella Curva Nord, dedicata appunto agli estimatori della squadra bianco celeste, sono comparsi alcuni volantini, dal significato inequivocabile. Il testo recita “ La Nord rappresenta per noi un luogo sacro. Un ambiente con un codice non scritto da rispettare. Le prime file, da sempre, le viviamo come fossero una linea trincerata. All’interno di essa non ammettiamo Donne, Mogli e Fidanzate, pertanto le invitiamo a posizionarsi dalla 10’ fila in poi. Chi sceglie lo stadio come alternativa alla spensierata e romantica gita a Villa Borghese, andasse in altri settori. IL DIRETTIVO DIABOLIK PLUTO”. Ovviamente questo messaggio non è stato ben digerito dalle dirette interessate, anni di lotte per conquistare il posto allo stadio gettati via nel tempo di una pausa campionato, e seppur è vero che molti rapporti spesso non durano una finale di coppa, è anche vero che molte unioni sono nate e si sono consolidate proprio sugli spalti degli stadi, tra una ola ed un arbitro venduto. Noi possiamo soltanto immaginare quanta rabbia e frustrazione possano aver provato le paladine di una delle due squadre capitoline, queste aquilotte cadute in volo, colpite da quei colpi lanciati proprio da una trincea che esse stesse hanno contribuito a fortificare. Non sappiamo neanche quanti tifosi di sesso abbiano approvato l’iniziativa, sia davanti alle loro anime gemelle che in privato, magari parlando proprio con qualcuno del “direttivo”. Le domande che si pongono molte persone ora, sono le seguenti: 1. Il direttivo è un organo autoproclamatosi tale oppure si tratta di un qualcosa di istituzionalizzato e perciò le cui decisioni sono accettate dagli aderenti?; 2. In caso qualche appartenente alla categoria esclusa non dovesse accogliere l’invito, l’allontanamento sarà effettuato in modo coattivo oppure coatto? N.B. Per chi non è di Roma il modo coatto è “te ne devi da annà”; 3. La visione dello stadio come alternativa a Villa Borghese appartiene agli estensori dell’invito oppure è una generalizzazione dovuta ai tanti detrattori della canzone di Rita Pavone? Domande che forse avranno risposta durante le prossime partite di campionato, sperando di non dover assistere a scontri tra pasionarie e tifosi maschi, con tanto di lancio di uova e slogan pro e contro il femminismo negli stadi. Certo, vista così la situazione sembra quasi di assistere ad una presa di posizione militare, la fortificazione di una immaginaria linea Maginot oltre la quale il nemico non può entrare, ancorchè alleato di casa e di cuore. Forse in questo caso, tra i due litiganti, chi avrà la peggio sarà il terzo, quella parte di tifoseria maschile chiamata ad esprimersi, a dover effettuare una scelta tra le celebrazioni in compagnia di colleghi di tifo maschi o l’assistere mestamente alla partita invidiando le pacche sulle spalle e le parolacce urlate dalle prime file, con birre bevute ed apprezzate alla Homar Simpson, senza timore di arrecare disturbo al gentil sesso presente. Chissà se altre tifoserie si adegueranno, oppure se saranno le tifose a prendere in mano la situazione impedendo l’accesso alle gradinate al maschio fervore. Non resta che attendere gli sviluppi di questa vicenda, tenendo bene in mente i vecchi adagi, soprattutto quello che recita che tra moglie e marito non si deve mettere il dito. Figurarsi un pallone da calcio.