TORINO 0 ROMA 1. DECIDE IL CIGNO DI SARAJEVO

DI GIACOMO MEINGATI
Il caldo d’agosto e i muscoli imballati fanno partire la Roma col motore ingolfato, e lo stesso si può dire per la partita nel suo complesso.
Allo Stadio Olimpico Grande Torino si sfiorano i 34 gradi, e i calciatori iniziano la gara in sordina, gli automatismi sono arrugginiti, e le energie sembrano mancare.
La Roma non ha convinto nei primi 45 minuti, e per la verità il Toro avrebbe meritato il vantaggio, che ha sfiorato con un bel tiro di Rincon finito sulla traversa.
Spesso gli avanti di Di Francesco sono poco mobili, spalle alla porta, incidono poco. Si intuisce il grande contributo di fantasia e costruzione di gioco che può offrire Javier Pastore, anche se è evidente che il Flaco deve ritrovare la mira e la precisione nelle giocate.
Un punto assai delicato per i giallorossi, sia nella partita di oggi che in prospettiva per tutta la stagione, è il portiere.
Il gigante svedese, Robin Olsen, è sembrato soffrire il fantasma di Alisson, e la fortuna prima e il var poi lo graziano, e con lui graziano la Roma, dopo due errori gravi.
La nota positiva per lo svedese sta nell’esser cresciuto alla distanza, tenendo botta mentalmente. Un fattore essenziale per un buon portiere, anche se il livello delle sue prestazioni dovrà necessariamente salire.
Nel secondo tempo i muscoli si sciolgono, il gioco risulta meno contratto, le squadre si distendono, e creano diverse occasioni da gol.
Sarebbe, per la verità, giusto un pari, ed è così che sarebbe finita la partita, se Di Francesco non avesse messo dentro uno dei gioiellini del mercato di Monchi.
L’impatto sulla gara di Justin Kluivert, classe 99, è impressionante.
È suo l’assist per il goal che decide la sfida, e per confezionarlo l’olandese ha abbinato nella sua azione una rapidità fulminante, due dribbling da ala pura e un cross perfetto.
Poi però, quella palla bisogna essere un campione per appoggiarla al volo sul secondo palo, come ha fatto Edin Dzeko, che dimostra una volta di più perché lo chiamano il Cigno di Sarajevo.
Quando, nell’intervista post partita, Angelo Mangiante gli ha detto che ha fatto un gol alla Van Basten, gli occhi del bosniaco hanno brillato.
Era proprio cercando di imitare la leggenda olandese del Milan che Dzeko cresceva e provava quei colpi, nelle strade devastate dalla guerra della sua Sarejevo.