DA OGGI LA GRECIA E’ LIBERA, DI MORIRE DI MISERIA

GDI ALBERTO TAROZZI

20 agosto: ultima tranche di prestiti per la Grecia: sono 11 i miliardi residui, relativi al terzo piano di salvataggio da 86 miliardi del 2015, che si conclude formalmente oggi. Ad essi va aggiunta un’ulteriore iniezione di liquidità di 4 miliardi, a integrare le disponibilià delle casse di Atene a garanzia di un’autosufficienza finanziaria per i prossimi mesi, a evitare che il governo debba rifinanziarsi sui mercati entro il 2019 in condizioni capestro. D’altronde i mercati hanno iniziato ad assorbire le obbligazioni emesse dalla Grecia in termini relativamente soddisfacenti. Anche perché Atene, già nel 2012, in cambio del suo assoggettamento agli imperativi della troika, aveva ottenuto un taglio di  107 miliardi dei titoli di stato in mano ai creditori privati, allungando inoltre già da allora le scadenze del proprio debito pubblico.

Si può dire che dopo 8 anni e 3 “bailout”, la Grecia torni a camminare con le sue gambe?

In giugno Bruxelles ha previsto che tutte le scadenze relative al precedente secondo salvataggio saranno allungate di 10 anni e il pagamento degli interessi sarà anch’esso rinviato di 10 anni. La Grecia godeva già al 2022 di un periodo di grazia decennale, durante il quale non pagherà gli interessi e non sarà obbligata a restituire i prestiti ottenuti. Dal 2032 si inizieranno a pagare gli interessi: in teoria, ma solo in teoria, si tratterebbe di un lasso di tempo sufficiente per consentire ad Atene di rimettersi in sesto, ma i problemi restano.

E’ infatti lo stesso FMI a ritenere che, per consentire alla Grecia di tornare a camminare da sola, sarebbe necessario un ulteriore taglio del debito, ma la Germania non vuole sentirne parlare, anche se in realtà accetta forme di ristrutturazione del debito, che gli esperti definiscono un taglio mascherato.

Sullo sfondo resta che tra il 2008 e il 2016, il pil ellenico è crollato del 28%. Il fatto che durante lo scorso anno ci sia stata una crescita dell’1,4%, e per quest’anno ne sia attesa una dell’1,9% può essere sbandierato come un successo, ma sta sicuramente ad indicare che si era toccato un limite forse invalicabile. Concretamente, dopo 8 anni di recessione, il pil è passato da 242 a meno di 178 miliardi, e il rapporto debito/pil è prossimo al 180%, il che ci sottrae il poco ambito primo posto nella gara a chi è messo peggio nella Ue.

Uniche consolazioni, per loro : un gap nemmeno troppo forte, se è vero che ad oggi lo spread greco si attesta su quota 400 e quello italiano poco al di sotto di 280, ma con il vantaggio che di qui al 2019 la Grecia non dovrà andare a caccia di rifinanziamenti e inoltre gli interessi sui buoni decennali ellenici si sono quanto meno ridotti ad un terzo dell’originale mostruoso 15% .

Il problema più grave sul fronte socio-economico in Grecia resta forse la disoccupazione, ancora superiore al 20%, la percentuale più alta di tutta Europa, e con un raddoppio dei picchi sul fronte giovanile. Il risanamento dei conti pubblici è avvenuto perlopiù con l’innalzamento dell’imposizione fiscale; basti pensare all’IVA al 24% e all’Enfia, la tassa sugli immobili. Ma tagli altrettanto dolorosi, dal punto sociale, hanno colpito settori come la sanità o il  sistema pensionistico nazionale, un tempo, occorre riconoscerlo, assai “generoso”.

Le pensioni dei greci hanno registrato tagli su tagli (13 per la cronaca):  con analogie a noi familiari, come l’aumento dell’età pensionabile, che manco a dirlo, non ha migliorato di nulla la tragedia della disoccupazione giovanile, di poco al di sotto del 50% nella fascia 15/24 anni . Ma c’è dell’altro, che almeno finora non ci è toccato, ma che ci appare terrificante, nella descrizione che ne hanno fatto in giugno anche economisti che, come Gagliardi e Marini, scrivono sul Sole 24 ore : tetto massimo di 2300€, con buona pace di chi ha versato maggiori contributi, per far piangere anche lì qualche benestante vero o presunto e in  “compenso”  taglio delle pensione minime, meglio note in Grecia come Ekas. Vale a dire l’equivalente della nostra integrazione al minimo, mediante il retributivo, delle pensioni di chi ha lavorato solo un po’ più di 20 anni e che se ricevesse la pensione in base al contributivo creperebbe di fame. Un capitolo particolarmente grave in proiezione futura, se venisse applicato anche da noi, quando i pensionati con soli 20 anni e rotti di contributi pagati diventeranno probabilmente una larga maggioranza, soprattutto tra le donne; visto che già oggi l’integrazione al minimo rappresenta una  fonte di quasi-sopravvivenza per centinaia di migliaia di persone,  gli ultimi e i penultimi della fila. In Grecia oggi e domani forse, in un altrove a noi molto vicino, tanti soldi da pagare in meno.

E i morti di fame? Tutto sommato un altro successo: ancora tante pensioni da pagare in meno.

Ciononostante è lo stesso FMI a temere che il target voluto dai creditori (un avanzo primario al 3,5% del pil) non sia sostenibile negli anni e che, comunque, risulterebbe insufficiente a stabilizzare il debito con il pagamento degli interessi.

Legittimo quindi il pessimismo di chi del bicchiere, vede un vuoto che va ben al di sotto della metà: aumento vertiginoso del costo delle mele, guerriglia urbana dei disperati,  un campo profughi alle Termopili, nascosto alle telecamere per ragioni di decenza, che ha forse contribuito a diminuire il prezzo delle sanzioni da subire. E ancora ricchezze nazionali svendute,  mentre i medici abbandonano il paese per i bassi salari.

Comunque sia, oggi, la troika, dichiara di aver compiuto, in Grecia, la propria missione. I prestiti della finanza pubblica internazionale hanno cioè raggiunto gli obiettivi prefissati dai creditori. Abbiamo tutti, Italia compresa, “aiutato” la Grecia a sanare i debiti che avevano contratto con banche tedesche e francesi, che adesso si ritengono soddisfatte.

Il futuro della popolazione è un’ipotesi: costruire sulle macerie del recente passato. Lo è anche per Tsipras che alcuni sondaggi danno superato dal centro destra.

Ci vuole dunque molto ottimismo a ritenere che l’accordo che oggi raggiunge piena attuazione abbia posto fine almeno alla fase più acuta della crisi, e che, pertanto, si sia autorizzati a parlare di ripresa; almeno fino a quando le dimensioni reali del pil non si saranno riportate ai livelli del 2007, cosa che richiederà ancora parecchi anni.

Nel frattempo, la Grecia avrà perduto una generazione per demeriti certo anche propri, ma in primo luogo per una logica dominante tra i poteri forti dell’economia e della finanza, spietata nei confronti di chi è più debole.