GENOVA. UNA CERIMONIA FUNEBRE NON MOLTO DIVERSA DA TANTE ALTRE

DI MARIA PIA DE NOIA

Per esempio ora ho intercettato un commento che inizia così:

“I selfie ai funerali di Genova di ieri, sono l’immagine reale della società dell’apparenza in cui viviamo. Gli applausi all’arrivo delle autorità, parevano applausi da stadio. Entrambi denotano e confermano il degrado culturale e morale, purtroppo inesorabile, del nostro Paese”.

Ora io ho visto le immagini del funerale in differita. Mi è parsa una cerimonia non molto diversa da quelle di precedenti circostanze simili (troppe ne abbiamo avute purtroppo). In più a latere ho ascoltato un intervento profondo dell’Imam, parole giuste del Presidente della Camera, un Presidente della Repubblica sinceramente commosso (uno cui hanno ammazzato un proprio caro e ancora aspetta la verità tutta la verità) e ho visto una folla composta.

Quanti selfie ci sono stati ieri in quella folla: 1? 10? 100? Io ne ho visti girare due sempre gli stessi, che sono diventati virali soprattutto grazie chi li ha pubblicati per denunciare (lecito, comprensibile purché poi siamo consapevoli dell’impatto enorme).
Ecco al funerale c’era una folla di migliaia di persone che non faceva selfie, non stringeva mani ai politici, non cercava la telecamera, non applaudiva, non fischiava. Era la maggioranza.
A quale società appartiene questa maggioranza silenziosa? Mettiamo pure loro nel calderone del degrado morale del paese? Sono anche loro società dell’apparenza? Di loro chi sta parlando?

Quando parlo di bolle e storytelling che rischiano di distorcere la rappresentazione di un fatto intendo questo, non che bisogna rimanere passivi e silenti.