SE UN PAESE SI REGGE SUGLI STRALLI DELLA NOSTALGIA

DI PAOLO BUTTURINI

Ricordate le “scaldiglie”? Pochi mesi fa, era il febbraio di quest’anno, il lemma fece capolino nei resoconti giornalistici sulla paralisi provocata da un’improvvisa gelata al traffico al ferroviario della Stazione Termini. E’ ormai consuetudine che nella narrazione di tragedie, o semplici battute d’arresto inattese della quotidianità, spuntino parole ai più ignote che i curiosi corrono a compulsare sul dizionario, salvo poi scordarsene qualche minuto dopo. Accadde anche con l’alluvione del 1987 in Valtellina (53 anime spente): allora inciampammo su due verbi “esondare” e “tracimare” e i loro relativi sostantivi “esondazione” e “tracimazione”.

La catastrofe di Genova ha inevitabilmente portato con sé il lemma sconosciuto ai più: “strallo”, più gettonato al plurale “stralli”. La definizione che ne dà il Treccani online, riferita all’ingegneria civile è la seguente: “Nelle costruzioni civili, struttura di irrigidimento, di cavo d’acciaio, spec. usata per evitare il pericolo di inflessione laterale in taluni elementi costruttivi. Anche, denominazione di tiranti di sostegno, come quelli che sorreggono l’impalcato di un tipo di ponte detto appunto strallato”. Quella completa la trovate qui.

Nel diluvio, non sempre limpido, anzi spesso fangoso, di commenti e prese di posizione all’indomani del crollo, ho osservato due derive più delineate delle altre: una che definirei della “rivalsa”, l’altra che chiamerei della “nostalgia”. Nessuna delle due è particolarmente originale in questo Paese, anche se siamo capaci di far loro assumere vesti e accenti sempre nuovi. Ma è la nostalgia che alla fine prevale e segna l’impasse della Nazione.

La nostalgia è un sentimento reazionario e l’Italia ne è pervasa. Riuscimmo a provare rimpianto per un funesto regime persino fra le macerie della Seconda Guerra Mondiale, geneticamente inscritta nella politica fascista. E non fu affare di qualche gerarca o mussoliniano dell’ultima ora, ma inclinazione di una vasta parte della popolazione, frenata soltanto dallo sfacelo che vedeva attorno a sé.

Proviamo, uso il plurale per non sottrarmi a un destino collettivo, struggente desiderio per qualsiasi cosa appartenga al passato: generazionale, politico, culturale, economico ecc. E se pure il presente, con la sua arida pochezza, faccia spesso da levatrice a questo struggimento (parola, badate, che ha la sua radice in “distruggere”), noi, accompagnandolo con l’assenza di un’analisi razionale, finiamo per elevarlo a “ideologia” e misura delle cose.

Ah se il collasso del Morandi, col suo carico di dolore individuale e sociale riuscisse a trascinare giù anche quel ponte verso il passato, i cui stralli pericolanti reggono da molto più tempo il viadotto della nostalgia! Forse potremmo finalmente fabbricare (da vedere come e con quali materiali) un nuovo cavalcavia verso il futuro, magari con piloni e cavi nuovi e non di risulta.