ALCUNI SPUNTI ESTIVI SUL SENSO DEL PATTO M5S-LEGA

DI MICHELE PIZZOLATO

Il crinale della lotta politica oggi è fra sovranismo e cosmopolitismo internazionalista. Ci sono due forme di cosmopolitismo: un cosmopolitismo ingenuo, forma dilagante a sinistra. Ingenuo due volte: primo nel non vedere che l’afflato internazionalista e cosmopolita di valori eterni come fraternità e uguaglianza non può essere realizzato da istituzioni sovranazionali senza alcun contenuto di democrazia sostanziale; ingenuo poi, nella forma intellettuale, nell’illudersi di poter controllare o regolare democraticamente istituzioni internazionali (Europa – Troika ecc). Istituzioni ben disegnate dalle classi dominanti per i loro fini e per tenere sotto scacco la democrazia.

Un cosmopolitismo ingenuo che butta (e ha buttato) interi popoli nelle braccia del cosmolitismo aggressivo e (questo si’ cosciente!), del neo liberismo delle classi dominanti; il cosmopolitismo delle istituzioni sovranazionali, delle eccezioni alla democrazia, delle agenzie di rating, quello del “lo chiede l’Europa”…

La rivolta contro il cosmopolitismo viene condotta in Europa e in Italia da due classi sociali che hanno perso quasi tutto col liberismo: la piccola borghesia e le classi popolari (lavoratori, disoccupati, precari, il neo proletariato).

Lo scontro è proprio sul terreno del recupero di una dimensione nazionale: recupero di sovranità economica (la possibilità di decidere regole adatte al proprio popolo) e politica, l’efficacia di una vera democrazia di scelte popolari ogni giorno più soppresse da regolazioni sovranazionali dalla base democratica a dir poco evanescente. Nella versione spregiativa delle classi dominanti: populismo sovranista.

L’Italia è politicamente all’avanguardia di questo scontro epocale. Registra per prima la convergenza in un patto di governo delle due classi che si oppongono al cosmopolitismo neo liberista e a-democratico: la piccola borghesia e la classe popolare.

C’è infatti una natura strategica nel patto di governo italiano fra M5S e Lega che risiede proprio nel recupero di sovranismo economico e politico; e c’è anche una natura tattica strutturalmente ambigua in questo patto. La piccola borghesia (largamente rappresentata dalla Lega) immette nella lotta il portato “identitario nazionale”; elemento molto potente in tempo di crisi ma ambiguo e politicamente complicato da gestire. Il M5S porta nella lotta la richiesta di sovranismo democratico, vero.

I numeri della democrazia (anche nella storia) ci dicono che senza coinvolgimento/patto di diverse classi (pensiamo alla piccola borghesia) non diventa maggioranza politica un programma di opposizione ai poteri internazionali dominanti. La classe popolare non avrebbe avuto, da sola nell’attuale assetto, la possibilità di incidere davvero sugli assetti politici nazionali e sovranazionali. Le due classi a governo e i due soggetti politici che le interpretano trovano con fatica ogni giorno – a volte con errori – l’equilibrio fra valori della piccola borghesia e delle classi popolari. Ma il fine strategico del patto è genuinamente progressista e democratico: il recupero di sovranità popolare su economia e democrazia. Battaglia che oggi si gioca anche sulla questione nazionale.

Battaglia difficilissima dall’esito assolutamente poco certo e che può facilmente essere persa, ma che vale la pena di combattere a fianco degli ultimi.

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