CARI AMICI VI PARLO DEL MIO CANCRO COSI’ MI DISTRAGGO UN PO’

DI CLAUDIA PEPE

 

Cari amici miei, voi non potete comprendere quanto amore ho nei vostri confronti. Certo con qualcuno mi sono scontrata, ci sono rimasta male come se quella persona facesse parte delle mie amicizie, ma dopo in un modo o nell’altro ci siamo chiariti. Certo stare su un social e proporre le proprie idee, non è facile. Riconoscersi una posizione civile, di coscienza, e politica, senza sapere se parli con un fascista o un salviniano, non è facile. Dobbiamo sempre ricordarci che noi siamo i veri politici. Quelli che vivono la vita e i problemi, amarezze e delusioni.  Ma abbiamo anche gioie e speranza. Noi popolo sovrano che ultimamente ci spezziamo su unitili problemi, selfie, o non selfie, abuso o non abuso, bugie o verità. Ma voi, amici miei, anche se qualche volta ho sbagliato come è lecito che sia, non mi avete mai abbandonato. Forse vi ho fatto pena, forse pensavate che non era possibile che gli Dei guardassero con occhio maligno solo me. Eppure, siete stati sempre con me. Vi potrei chiedere la luna e voi me la portereste. Ora, in questo periodo non proprio felice della mia vita, ma è da quattro anni che è così, mi state scrivendo delle cose che non merito proprio E non lo scrivo per farmi adulare ancora di più, ma perché è vero. Sì è vero sto lottando con dei tumori, dei cancri, malattie da cui non si guarisce mai: non nel fisico, ma nella testa. Il cancro fa paura a tutti, poi quando un dottore con un’impavida destrezza ti dice che ce l’hai, improvvisamente cambi. Cambi in meglio, cambi perché incominci a tirare fuori tutta la forza che non avresti mai detto di possedere. Cambi perché ti rendi conto che la vita la puoi creare tu ogni giorno. Apri gli occhi e vedi l’alba che è già sorta. E ti rendi conto che hai dormito tutta la notte nel tuo letto, non in un letto d’ospedale quando la notte non inizia e non finisce mai. Oggi so che questo è felicità. Oggi sono andata a rapare i miei bellissimi capelli biondi per la terza volta. Il Cancro, vuole i miei capelli? E allora diamoglieli. Se tu lo vuoi combattere ti deve trovare bella, ti deve trovare a non percorrere buchi neri, ti deve trovare che insegni, che lotti, che passeggi e vai dalla parrucchiera. Lui, il cancro lo abbiamo creato noi; con la nostra vita, con i nostri vizi, con il nostro stile di vita. Il nostro corpo si è solo ribellato alle nostre miserie umane e le cellule hanno incominciato ad impazzire. Poi ci sono i tumori del dolore, ma sempre sollevati dalla nostra vita diventata “l’ultimo giro di giostra”. Cit.  Stasera volevo andare a dormire, ma vedendo, e leggendo le vostre parole volevo ringraziarvi. Uno ad una. Sono sempre stata una guerriera e a tutti ho dato forza e coraggio. Ora è il mio turno. Vediamo se gli anni che mi hanno dato da vivere sono quelli. Secondo me, insieme a voi e alla mia famiglia, morirò a novant’anni per un raffreddore. Le mie amiche virtuali mi scrivono. Dicono che dò una forza enorme, quella forza che non ti abbandona mai. Dicono che sono un dono, che le porto avanti con la mia vitalità. “Sei un raggio di luce per tante persone che combattono per mantenere il loro filo di luce.” Ragazzi non è così, chiedetelo a mio marito, a mia sorella e alle mie amiche. Non a mio figlio: con lui sono sempre una figa stellare. Chiedete a loro le mie incertezze, i miei dubbi e le mie insicurezze. Venerdì visita per cancro alla mammella, e si ricomincia con le radio; lunedì allo IOV di Padova con l’oncologa dei polmoni per far sì che ci sia una strada di salvezza. Per non soffrire, per non piangere, per non morire. Ma per continuare ad amare, lottare, insegnare, ridere, gioire e sorridere. Con i capelli o anche no. Con turbante o con i capelli pieni di buchi. Con la pancia o no. Con la stanchezza o no. Perché io sopravviva devo inalarmi amore, gentilezza e cortesia. Verità legalità, e fratellanza. Aprire i porti, con i ponti che ti portano nella tua scuola statale dove, troverete me a prendervi le mani.